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paesaggio è la forma del territorio percepita dalle persone, la
sua conformazione viene strutturata nel tempo, per trasformazioni naturali
o antropiche, ed i suoi valori e significati vengono partecipati a partire
dalle culture locali per le quali quel processo di formazione è
stato coinvolgente e quella figurazione è densa di implicazioni.
Esistono casi ormai rarissimi nei quali la presenza umana ha lasciato
tracce insignificanti rispetto alle modificazioni naturali, che testimoniano
però efficacemente la realtà della relazione tra gli umani
e le forze di natura che presiedono alle possibilità di sopravvivenza
della nostra specie.
Il processo di figurazione del paesaggio è in ogni caso continuo,
avviene diffusamente per artificio umano; ma con i bruschi cambiamenti
nei sistemi sociali di produzione che presiedono alla sua formazione,
sono state introdotte importanti discontinuità: dalla seconda guerra
mondiale la trasformazione è caratterizzata, per esempio, dalla
dilagante densità degli interventi antropici, dalla frammentazione
e decontestualizzazione di parti trasformate e residue, dalla monocoltura
estesa su grandi superfici, dall’assenza di regole condivise d’insediamento,
di coltura e alternanza di essenze, di uso dei materiali.
Tutto ciò ha prodotto e continua a produrre una potente distruzione
dei paesaggi tradizionali, sistematica per estensione, ma troppo difforme
all’interno in ciò che è nuovo per poter creare a
sua volta qualcosa di percepibile come paesaggio: almeno nel caso che
si voglia dare - come la conoscenza del patrimonio ed anche il turismo
danno
- un senso positivo al termine, per il piacere prodotto, per la cultura
trasmessa, per la possibilità di vivere in un contesto di armonica
risultante tra opera umana e contesto naturale.
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Acqua e terra: lo scambio vitale (S.M.) |
Fondovalle in Chianti (S.M.) |
Le proposte presentate sono state elaborate
rispettivamente in una tesi discussa nell’autunno 2006 e nel corso
dell’anno accademico 2006-2007
S.M. architetto, insegna Geografia presso la Facoltà di Architettura
di Firenze
Il valore del paesaggio è certamente
legato alle componenti economiche che ne propongono l’uso e lo sfruttamento,
ma è al contempo testimonianza storica e di natura, ambiente di
nuova vita e di nuova trasformazione. La povertà del nostro paese
è spesso chiaramente evidenziata dall’ottica miope e parcellizzata
con la quale vengono affrontate le trasformazioni: è una povertà
culturale e politica prima che economica, ma la prima non può che
essere il preludio della
seconda, visto che i suoi esiti sono di spreco, incuria e spesso di devastazione.
La sostenibilità, viceversa, è un principio di trasformazione
che induce a non dissipare più di quanto si sappia rigenerare in
termini di ambienti naturali di vita, di risorse, ed anche di ambienti
storici e culturali.
Si presenta come un’attitudine costruttiva.
La sostenibilità è il nuovo modo - più complesso
perché più numerosi e potenti sono divenuti gli agenti di
trasformazione - nel quale l’architetto urbanista e paesaggista
può chiamare lo spirito di mediazione tra le esigenze, le condizioni
e le forze in campo, che ha sempre caratterizzato l’agire progettuale.
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Campaldino, paesaggio nella piana
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Il vulcano |
Allora, la prima domanda è: dove ci
sarebbe bisogno degli architetti? Poi occorre certamente conoscere prima
di progettare, farsi un’idea precisa. Quindi il problema, i suoi
aspetti, le forze attive: dobbiamo intenderli come un aut-aut o è
possibile introdurre compatibilità?
È importantissimo che gli studenti possano individuare direttamente
i problemi territoriali e di paesaggio, cimentarsi con la responsabilità
che deriva da quella domanda, che facciano le loro analisi per esporsi
in prima persona con le conclusioni cui pervengono; che sappiano porre
il problema in termini corretti, che sappiano essere fedeli, nel momento
del progetto, alla consapevolezza acquisita.
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Studio delle curve collinari a Badesse
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Val d’Elsa e S.P. 492, analisi
del paesaggio |
Ecco dunque la discussione presentata a Camerino
su tre interrogativi interessanti che sono stati formulati, indagati ed
in parte risolti nelle proposte degli studenti:
1. Come intendere il paesaggio naturale vulcanico dell’Etna, come
rappresentarlo e parteciparlo? Intenderlo come stupefacente e soverchiante
potenza della natura, come tempo incommensurabilmente protratto o istantaneo;
rappresentarlo come insieme di paesaggi di quei tempi inumani (il vulcano
non è il solo cratere); parteciparlo come possibilità di
andarci ed esserci senza troppe guide ragionevoli, senza sentiero, come
possibilità di perdersi e ritrovarsi,
come necessità di rispettare e conoscere il vulcano per visitarne
liberamente fenomeni e manifestazioni. La descrizione dello stupore come
materiali per un geoparco.
2. Cosa fare di una valle ricca di paesaggi
e testimonianze storiche, se il suo fondo è stato quasi staccato
dal contesto vallivo, devastato da infrastrutture viarie e ferroviarie,
da insediamenti industriali disposti a casaccio, da un susseguirsi di
opere di respiro immediato e contingente che ne hanno reso in gran parte
illeggibili le trame e gli scorrimenti (vecchi e nuovi), improponibile
l’accostamento col contesto vallivo, insufficienti cronicamente
le attrezzature?
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Val d’Elsa
e S.P. 492, verifica di tracciato |
Tre i contesti studiati e tre le risposte:
a. L’infrastruttura viaria in progetto (Fondovalle Val d’Elsa)
riflette la stessa logica che ha presieduto alla dissipazione del paesaggio
vallivo, inseguendo i nuclei industriali, moltiplicando i suoli di risulta,
le impermeabilizzazioni, gli svincoli, le nuove aree urbanizzabili ed
ignorando ogni segno preesistente: proviamo ad usare criteri di analisi
formale e funzionale del paesaggio per identificare ed applicare alcune
regole di progettazione del tracciato. Così, per esempio, diventeranno
importanti l’accorpamento delle infrastrutture, esistenti e di progetto,
e la bordatura col loro fascio delle aree già urbanizzate.
b. L’insediamento industriale a Campaldino (AR) non ha forza di
paesaggio né connotazione formale perché non funziona come
insieme e non assolve ragionevolmente agli usi per i quali è stato
realizzato (alla spicciolata), non è progettato e non ha relazioni
col contesto: è possibile ricollocarlo utilizzando un vecchio tracciato
ferroviario per alleggerire il traffico su gomma, in modo che si venga
a trovare tra la strada e la ferrovia (perimetro), che affacci le porzioni
abitative su strada (nuovo fronte urbano), che utilizzi le particelle
della vecchia suddivisione idraulica agricola (regola insediativa).
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Val d’Elsa
e S.P. 492, variante |
c. L’insediamento industriale di Badesse
(SI) è incompatibile con le caratteristiche idrauliche dell’area,
già abbondantemente alluvionata: va sostituito. A ben vedere c’è
solo una quota di uso industriale, per la quale possono essere utilizzate
le pendici e la strada di una collinetta prospiciente la superstrada;
le attività commerciali possono essere separate e ricollocate vicino
alla superstrada ed alla ferrovia, al bordo del nuovo parco umido che
ristabilirà la naturale tendenza del luogo. La cubatura sarà
minore, in compenso la viabilità sarà risolta, l’energia
risparmiata e verranno resi compatibili gli insediamenti col paesaggio
chiantigiano.
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Campaldino, potere
germinativo del lotto |
3. Come progettare un intervento che contribuisca
a ridare vita ad uno storico paese, Sovana, semidisabitato, adibito ormai
a parcheggio, dove la gente va per ripartire dopo poco? Integrando le
risorse archeologiche per le quali è così mal utilizzato
con il recupero della forma urbana e della sua antica immagine, con l’apertura
allo splendido paesaggio, con la sistemazione idraulica delle franose
coste ortive: il recupero di un vecchio tracciato pedonale è lo
strumento più semplice per assolvere a tutto ciò.
Interventi che liberano energia e risorse, interventi sostenibili.
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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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