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quadro di riferimento: paesaggi iperinfrastrutturati
La gestione dell’emergenza post sisma 1997 ha lasciato nel territorio
di Umbria e Marche i segni di una rilevante e diffusa urbanizzazione.
Nelle Marche sono state infrastrutturate 39 aree per un totale di 233.000
mq., in Umbria 126 aree per un totale di 933.000 mq., solo nel comune
di Foligno sono state allestite e infrastrutturate (con telefono, acqua
e fosse biologiche) 43 aree per un totale di 430.000 mq.
Terminata la drammatica emergenza restano i suoli, infrastrutturati e
capillarmente disposti sull’intero territorio, ‘suoli in attesa’
perché vincolati dall’uso di Protezione Civile nel malaugurato
caso si verifichino altre emergenze.
Cosa farne? Quali gli usi compatibili con i vincoli imposti dal doppio
uso di Protezione Civile? Come rendere sostenibile dal punto di vista
ambientale, sociale e economico l’investimento fatto? E ancora quali
le opportunità che una rete di suoli infrastrutturati offre alle
esigenze complesse della società contemporanea?
Quesiti che appaiono tanto più rilevanti nel momento in cui la
pianificazione dell’emergenza è divenuta una delle priorità
degli Enti locali e nazionali.
In Italia infatti, zona ad elevato rischio sismico e per posizione geografica
luogo investito da continue ondate migratorie, in base al Dlgs 112/98
i singoli Comuni hanno l’obbligo di dotarsi di un Piano Comunale
di Emergenza che, tra le altre funzioni, ha il compito di individuare
aree da destinare a situazioni di emergenza, da vincolare in sede di pianificazione
urbanistica.
Tali aree, scelte in posizione strategica rispetto alla rete stradale
- eventualmente tra più comuni consorziati fra loro - dovranno
essere fornite dei servizi per esigenze di Protezione Civile e, preferibilmente,
essere dotate di attacchi idrici, elettrici e sistemi per lo smaltimento
delle acque reflue.
La pianificazione, la progettazione e la tenuta in esercizio di questa
rete di aree, pone una serie di questioni sul ruolo e i rapporti che queste
stabiliscono con la forma della città e del territorio, sulla necessità
e le modalità di un loro utilizzo polifunzionale - suggerito peraltro
dalla stessa Protezione Civile - sulla ricerca di soluzioni flessibili
atte a soddisfare
esigenze variabili nel tempo, su una progettazione modulare in grado di
rispettare i vincoli dettati dal doppio uso di protezione civile e infine
sulle qualità e i requisiti di uno spazio abitativo temporaneo.
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Il suolo come basamento infrastrutturato,
un’area tipo con la disposizione dei moduli abitativi secondo
il layout della Protezione Civile |
L’impronta del suolo, le possibilità
offerte da un suolo infrastrutturato |
Nuovi modi di abitare il territorio
Ma più in generale questa realtà - del tutto nuova nella
storia del nostro pluri-urbanizzato paese - può rappresentare l’opportunità
per introdurre nuovi riferimenti concettuali e nuovi modelli operativi
di utilizzo e gestione del territorio e l’occasione per sperimentare
e verificare nuove modalità di insediarsi nel paesaggio.
Modalità reversibili, che non si impongono al territorio, caratterizzate
da un sistema di infrastrutturazione compiuto e capillare e viceversa
da un sistema insediativo debole, non definitivo, adattabile nel tempo.
Soluzioni decisamente sostenibili a fronte dell’attuale devastazione
e fragilità dei nostri paesaggi.
Del resto nella storia dell’urbanistica è spesso accaduto
che eventi catastrofici abbiano dato luogo a ricostruzioni in cui si sono
sperimentati modelli insediativi nuovi.
Temporaneità e polifunzionalità
La novità più significativa dal punto di vista della pianificazione
urbanistica consiste nell’idea di temporaneità, una caratteristica
questa che rende aleatorio e non più fondativo il concetto di destinazione
funzionale e destinazione d’uso.
Reversibilità delle destinazioni e doppio uso di Protezione Civile
- che impone ai suoli di rimanere sostanzialmente sgombri - rappresentano
due vincoli che obbligano a confrontarsi con un progetto di architettura
che non contempla, se non in minima parte, la costruzioni di volumi.
Un progetto in cui l’architetto da costruttore
di oggetti che si insediano sul suolo, spesso eccessivi per forma e dimensioni,
sperimenta altre differenti modalità di costruire lo spazio. Modalità
fatte per via di togliere, attraverso la modellazione del suolo, l’uso
intelligente e minimale della materia, attraverso operazioni capaci di
mettere in regia l’esistente.
L’assenza di strutture fisse rende lo spazio maggiormente flessibile,
disponibile a essere usato e vissuto secondo ritmi stagionali o giornalieri.
Polifunzionalità significa dunque massimizzare l’utilizzo
di un sito laddove temporaneità vuol dire minimizzare l’impatto
sul paesaggio.
Temporaneità e polifunzionalità inoltre rendono lecito svincolarsi
da quel rapporto di necessità forma-funzione che nel secolo scorso
ha condizionato alla radice l’impostazione del progetto di architettura;
rendono possibile la sovrapposizione, spesso feconda, di differenti attività
nel medesimo sito. Ciò permette allo spazio di farsi maggiormente
narrativo, di assumere innumerevoli configurazioni in relazione al variare
delle cose e dei soggetti del mondo contemporaneo.
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Temporaneità e Reversibilità,
Resport Land area di Campagnola, tesi di laurea di Adalberto Pacillo,
relatore prof. arch. Alessandra De Cesaris |
Temporaneità e Reversibilità,
Ecoturismo/Slow Food, tesi di laurea di Pierpaolo Martinelli, area
di Campagnola, relatore prof. arch. Alessandra De Cesaris |
Si tratta di definire, attraverso segni poco
assoluti, spazi disposti a modificarsi, ad accogliere la casualità
degli eventi, ad insediare la provvisorietà, spazi in grado di
avere una propria finitezza - anche se non finita - nelle differenti modalità
di utilizzo. Si tratta dunque di sostituire allo spazio tradizionale,
caratterizzato dalle relazioni fisse tra volumi, uno spazio disposto a
modificarsi in continuazione in relazione ai soggetti che vi si insediano.
E ancora, si tratta di progettare un
suolo che compatibilmente con lo spostamento dei veicoli in tempo di emergenza,
sia in grado di articolare l’anonima orizzontalità che oggi
connota tali spazi e che possa suggerire una serie di azioni quali sostare,
sedersi, giocare, incontrarsi, ma anche accogliere una serie di attrezzature
che non trovano spazio in un alloggio minimo. Una tecnica
di costruzione dello spazio questa che porta a concepire la costruzione
di un luogo più come allestimento di un sito che come fondazione.
Un sistema a rete
Nel ripensare oggi, a distanza di dieci anni dalla loro messa in opera,
il ruolo e gli usi di queste aree, un ulteriore plusvalore è rappresentato
dal considerarle non come singoli episodi isolati, ma come parte di un
sistema.
Operare in base ad un disegno complessivo consentirebbe infatti di definire
un’articolata rete di luoghi e percorsi tematici secondo una strategia
regionale capace di integrare, potenziandolo, il sistema dei beni storico-naturalistici
e produttivi esistenti.
In tale ottica è dunque possibile configurare una rete territoriale
di spazi multifunzione di nuova generazione capace di fornire una risposta
alle tante esigenze sorte in seno alla società contemporanea.
Oggi infatti da un lato è sempre più sentita l’esigenza
di reperire spazi per manifestazioni, eventi e più in generale
per il tempo libero, attività queste incompatibili con la fragilità
- di assetto, dimensioni e accessibilità - delle nostre città
storiche.
Se messe a sistema, infatti, le singole unità possono configurare,
nel rispetto della destinazione d’uso di area dell’emergenza
per la
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Riuso come alternativa alla dismissione,
villaggio turistico low cost, area di Belfiore, tesi di laurea di
Rachele Russo e Federico Tombolini, relatore prof. arch. Alessandra
De Cesaris |
Temporaneità e Reversibilità,
Case temporanee per l’ospedale e la Caritas, area di via del
Roccolo, tesi di laurea di Federica Martinelli, relatore prof. arch.
Alessandra De Cesaris |
Protezione Civile:
una rete di aree per fiere, mercati, sagre gastronomiche, manifestazioni
slow food, ecc. attività queste peraltro già diffusamente
presenti nel territorio;
una rete di spazi per lo sport e il tempo libero, palestre all’aria
aperta, secondo una concezione dello sport intesa non tanto come attività
agonistica, ma come attività legata alla cura del corpo e alla
ricerca di benessere;
una rete di villaggi turistici low cost che utilizzino le infrastrutture
esistenti e i moduli abitativi dismessi secondo una strategia capace di
attirare nel mercato dei consumatori nuove fasce di utenti (turismo low
cost, veloce e dinamico, campi scuola, campi scout, residenze temporanee
per lavoratori stagionali);
una serie di itinerari d’arte per istallazioni en plein air, opere
di land art e land art agricola. Istallazioni o eventi che si integrano
al sistema dei beni esistenti creando nuovi punti di osservazione/interpretazione
del paesaggio;
una rete di aree parzialmente attrezzate per la produzione di energia
alternativa attraverso l’istallazione di pannelli fotovoltaici.
Questo testo rappresenta i risultati della
ricerca dal titolo L’alloggio temporaneo e i nuovi modi di abitare
il territorio. Riuso e sostenibilità degli insediamenti allestiti
in Umbria per l’emergenza post sisma ’97. Caso di studio Foligno
resp. prof. arch. A. De Cesaris con M. Cardone, M. Scognamiglio, E. Papi.
La ricerca svolta all’interno del Dipartimento di Architettura dell’Università
‘La Sapienza’ di Roma si è avvalsa della preziosa collaborazione
della Città di Foligno e in particolare dell’esperienza e
delle indicazioni fornite dell’arch. Alfiero Moretti della Direzione
Generale del Comune di Foligno. Nella ricerca sono inoltre confluite le
riflessioni e i risultati progettuali elaborati all’interno del
seminario di
lauree dal titolo Oltre L’emergenza: progetto e sostenibilità
delle 43 aree dell’emergenza allestite nel Comune di
Foligno dopo il sisma del 1997 (relatore prof. arch. Alessandra De Cesaris).
A.D.C. Prima Facoltà di Architettura ‘Ludovico Quaroni’
Università degli Studi ‘La Sapienza’ di Roma
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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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