| Tratto da: Argomenti di Architettura Architettura e Città Periferie? Paesaggi urbani in trasformazione |
Francesca Bonfante Paesaggio produttivo: quale ruolo nella città futura |
||||||||||||||||||||||
| Di Baio Editore |
|||||||||||||||||||||||
| Nel
1995 i forni delle Acciaierie e ferriere lombarde Falck di Sesto San Giovanni
hanno cessato di funzionare ponendo fine ad una storia avviata nel 1904
con l’acquisto di terreni confinanti con lo scalo ferroviario, proseguita
nel 1906 con la costruzione del primo stabilimento (negli anni Venti chiamato
Unione), nel 1908 con l’entrata in funzione del primo forno Martin-Siemens,
nel 1917 con la costruzione del secondo stabilimento, il Concordia, e
nel 1924 del terzo stabilimento,
È possibile affermare che la storia
di Sesto San Giovanni è strettamente connessa alla storia delle
sue fabbriche (oltre alle quattro maggiori - la Falck, la Breda, la Ercole
Marelli, la Magneti Marelli - altre attive nei settori leggeri dall’editoria
all’industria alimentare, alla meccanica leggera come la Campari,
le Pompe Gabbioneta ...): un intreccio fra grande e media-piccola impresa,
fra industria pubblica e privata, fra tradizione politica del movimento
operaio e amministrazione
Allora l’amministrazione democratica
guidata dal sindaco Abramo Oldrini, nonostante le riconversioni e i ridimensionamenti
a cui era sottoposto l’apparato industriale legato alla produzione
bellica, fu in grado, da una parte, di puntare al mantenimento del posto
di lavoro e di compiere uno sforzo eccezionale per predisporre servizi
primari,
Oggi, forse più di allora, il mutamento
assume proporzioni straordinarie; le sole aree ex-Falck interessate dal
progetto di Renzo Piano elaborato per la società ‘Risanamento’
di Luigi Zumino, ultimo di una serie di proposte elaborate negli ultimi
venti anni, occupano oltre 1,3 milioni di mq. di superficie territoriale.
E non sono le sole ad essere oggetto di intervento. Del resto Sesto San Giovanni sia per la sua
collocazione territoriale, sia per le straordinarie dotazioni infrastrutturali
(tre aeroporti alla distanza potenziale di venti/trenta minuti - Linate,
Malpensa, Orio al Serio; una linea metropolitana; la connessione con la
rete autostradale Torino-Milano-Venezia, tangenziale ovest, Peduncolo,
Monza-Rho; la linea ferroviaria), potrebbe di nuovo assumere un ruolo
importante non solo nel contesto italiano ma anche a livello europeo.
Qualsiasi programma urbanistico che voglia
porsi fattivamente nei confronti del territorio, perseguendo obiettivi
di sviluppo, riqualificazione, ridefinizione dell’identità
urbana di Sesto San Giovanni, dovrebbe avere il coraggio e la forza di
dichiarare il carattere eccezionale e per questo ‘sperimentale’
degli interventi futuri, con un compito di alta innovazione, non solo
nei settori residenziale e terziario, ma anche in quello produttivo: un
volano sul quale verificare l’attendibilità per tappe di
un nuovo sviluppo che interesserà la città almeno per i
prossimi venti anni. Sicuramente determinante risulterà la relazione
tra la città esistente e i nuovi interventi, in particolare con
quei sistemi funzionali attestati nella città e nel territorio
(tempo libero, istruzione, assistenza ...), per riuscire a ricomporre
una praticabilità allargata delle attività di vita associata,
proprio a partire da quel regime di collettività peculiare della
tradizione di Sesto San Giovanni, espressione di una capacità di
autogoverno da non disperdere.
|
|||||||||||||||||||||||