| Lo
sguardo critico
La vita è sguardo, emozione, sentimento, ragione; sguardo critico
dell’esistenza.
Lo sguardo è punto di vista, prospettiva del mondo, idea del futuro.
La scelta del punto di vista determina la globalità della visione;
l’intenzione del mondo.
Nello sguardo c’è comunicazione, progetto, utopia.
Bisogna educare allo sguardo critico, a decomporre gli elementi della
unità globale; e ritrovare nuove complessità.
La rivoluzione della bellezza
Lo sguardo critico è globalità, è dissonanza del
vocabolario comune, è articolazione spaziale della conoscenza.
È capovolgimento di noi e dell’ immagine del mondo.
C’è nello sguardo critico la rivelazione della pluralità,
la ricchezza degli attraversamenti, il fascino delle contaminazioni, la
rivoluzione della bellezza.
Volgere lo sguardo criticamente significa esplorare realtà altre,
risvegliare nuove coscienze, attivare nuovi percorsi.
Lo sguardo solo allora, è invenzione, è sconfinamento, immaginazione,
libertà creativa; costruzione di una nuova visione estetica.
È la conquista di un mondo altro, coscienza di una diversa esistenza.
Andare ‘oltre’
C’è nello sguardo critico la consapevolezza di andare oltre,
di violare l’immagine della quotidianità per scoprire altre
interfaccie segrete.
Chi non sa volgere lo sguardo criticamente ha sempre davanti a sé
il buio, il terrore della seduzione, la paura di vivere. Lo sguardo è
dialogo, ascolto di nuove emozioni, abbattimento di stupidi confini e
oscure barriere. È la scoperta dell’invisibile, del non manifesto,
della diversità dialogante, della contaminazione creativa, illuminante.
Con lo sguardo è necessario perdersi, per ritrovare la seduzione
dell’immagine, il senso del ricomponimento formale, l’origine
e il significato della rinascita.
Non abbiamo paura, allora, di inclinare l’orizzonte, di inclinare
il linguaggio, di capovolgere la prospettiva, ritrovare il senso dell’infinito,
conquistare nuovi concetti spaziali, inedite visioni.
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Fernando Miglietta, Lo sguardo, Locale
globale, della serie
Paesaggi plurali, collage, 2003 |
Fernando Miglietta, No terro, collage,
2003 |
Il cantiere dello sguardo
Costruiamo, dunque, efficaci relazioni tra pensieroe forme, tra artificio
e natura, estetica e città, identità e paesaggi; immaginiamo
un futuro, non più astratto, alienante, macro, ma autentico, identificativo
di un pensiero dialogante, generatore esso stesso di nuove forme e nuovi
linguaggi. Ricostruiamo la natura e l’arte della città dai
labirinti
senza volto, edificati dallo sguardo dell’ignoranza, della passività,
della superbia e dell’acquiescenza ai poteri e agli schemi dominanti.
Rivoluzioniamo lo sguardo urbano, inventiamo un nuovo vocabolario, riappropriamoci
del senso e l’anima dei luoghi; immaginiamo finalmente, un habitat
umano ricco di nuova spiritualità. Edifichiamo il cantiere dello
sguardo.
La città attrae lo sguardo e ne rivela assonanze e differenze;
ora evocando corpi e astrazioni ora negando pieni e vuoti, segni e di/segni.
Lo sguardo critico esplora la complessità urbana, e ne svela la
sua natura; irrompe mutuando differenze e sedimentazioni creando così
la nuova complessità estetica.
L’esperienza dell’arte ritrova l’esperienza della città,
spiazzando fantasticamente ogni prospettiva meramente edificatoria. Nuovi
paesaggi prefigurano il sogno del mutamento urbano, evocano imprevedibili
‘esplorazioni’ e rilanciano esaltanti collages alla ricerca
dei luoghi dell’arte.
Volgere lo sguardo critico è dunque, una necessità; oggi
più che mai, una condizione obbligata dinanzi alla complessità
e alle mutazioni del mondo, in bilico tra oscuri fondamentalismi e incomprensibili
relativismi.
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Fernando Miglietta, basta America, della
serie Paesaggi Plurali, collage, 2003 |
Fernando Miglietta, Le città
perdute, collage, 2004 |
Rinascita di un sogno
Bisogna, allora, sconfiggere l’unidirezionalità schematica
dello sguardo contemporaneo, causa di tanti guasti, e conquistare la pluralità
prospettica dell’esistenza, la profondità semantica dell’essere.
Voliamo oltre il confine dell’ignoranza, conquistiamo la libertà
dello sguardo, dell’attrazione fatale, da sotto, da sopra, dall’alto,
dal basso, dal cielo, dalla terra, dal chiuso, dall’aperto, dalle
città, dalla natura, dal paesaggio, dal cielo, dalla luce, dal
buio, dal giorno e dalla notte.
Non c’è sguardo senza vita. Lo sguardo è vita, pulsione
rivelata di intime complessità. Lo sguardo critico è conquista
poetica, è la poesia del mondo. È la nuova immagine della
differenziazione estetica, la misura con cui impariamo a comprendere noi
stessi, il passato e il presente. È scoperta dell’arte, risposta
della vita sulla morte, nello spazio e nel tempo.
Quotidianamente, la rivelazione di un sentimento, coscienza di nuovi orizzonti.
Rinascita di un sogno.
Paesaggi plurali
Non esistono più oggi né il centroné la periferia.
Nella loro accezione originaria. Esiste la città nella sua complessità.
Città di luoghi e non-luoghi. Una città senza confini in
cui - le nozioni di - centro e periferia sono continuamente in movimento,
in relazione permanente. Uno spiazzamento continuo fatto di suggestioni
e nuovi percorsi.
Questa è la città del futuro.
Riflettere sulla condizione della città contemporanea e sul ruolo
delle periferie, significa riflettere sulla condizione plurale della città,
sui suoi paesaggi pluralie su quella varietà e moltitudine di segni,
forme e linguaggi, che la città offre come possibilità di
un nuovo vocabolario estetico ed urbano.
Una condizione di pluralità di cui è necessario farsi carico
in una strategia di riconoscibilità e progettualità altra.
Una decodificazione di segni e forme che richiede un capovolgimento culturale,
una diversa prospettiva capace di indirizzare lo sguardo in nuovi sentieri
e percorsi urbani, di recupero, riappropriazione e decomposizione dell’apparente
unità globale.
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Fernando Miglietta, e c ... m-an, della
serie Paesaggi plurali, collage, 2004 |
Fernando Miglietta, Nasce City 200...,
Senza confini, collage, 2004 |
Segni&Disegni / Mutazioni e nuove
Configurazioni
È dunque, la città nella sua complessità la ‘nuova
periferia’, segnata sempre più dal degrado, dalla cattiva
architettura, e dalla fuorviante urbanistica.
Le accezioni tradizionali, su cui si reggeva la vecchia cultura urbanistica,
(la perdita del centro e il dominio delle periferie e viceversa) non hanno
più alcun senso dinanzi alla natura della evoluzione della città
contemporanea, oggi, sempre più carica di Segni&Disegni / Mutazioni
e nuove Configurazioni; una struttura multipla di comunicazione ed eventi.
Una struttura fisico-spaziale fortemente differenziata, frammentata, caotica,
ma ricca, articolata, complessa, plurale. Che va certamente plasmata,
ridisegnata, rilanciata ma, anzitutto, capita.
Nuove identità mutano e riconfigurano ogni momento l’immagine
della città contemporanea; impongono paesaggi plurali frutto di
svolte epocali. Da queste interfaccie e da un diverso rapporto umano e
spirituale sarà necessario ripartire per disegnare la nuova immagine
delle periferie e della città.
La sfida progettuale / Città
Opera d’arte
La sfida progettuale è di costruire la nuova estetica della città,
immaginando inediti percorsi di relazione in cui riconquistare l’idea
stessa di città, la sua forma, la sua struttura, la sua bellezza,
fondata sull’articolazione di nuove complementarità, grande
risorsa della nuova identitàurbana.
La città come Opera d’arte.
Una nuova condizione che ci invita a riflettere su uno scenario complesso,
caotico ma profondamente dinamico, in cui è necessario nutrirsi
di nuovi segni e linguaggi, capaci di affermare, finalmente, un vocabolario
urbano ed estetico frutto di una riconquistata alleanza con la natura.
Restituendo, allora, alla forma la funzione di rappresentazione del pensiero
umano, contro ogni formalismoda bottega, e all’ estetica della città
la sua accezione più alta della bellezza e del fascino dell’immagine
urbana, contro ogni estetismodilagante.
Una filosofia progettuale in grado di restituire alla città moderna
la seduzione e il fascino dei luoghi del passato, di contrapporre alla
quantità la qualità, contro ogni processo di edificazione
elefantiaca; alla dittatura istituzionale,dalla pretesa demiurgica di
modificazione la stessa natura dei luoghi l’arte della città,
come sinonimo di libertà, creatività e pluralismo; al disimpegnodell’ordinaria
gestione la progettualitàcome volontà di cambiamento.
La città può ritornare ad essere bene pubblico, contro ogni
disegno di città reddituale, interprete di una capacità
dialogante, capace di creare sedimentazioni storiche e poetiche, contaminazioni
e accostamenti plurali; insomma, una città incline alla storia
di una comunità, al senso di un divenire, all’idea di democrazia.
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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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