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XVI Seminario di Architettura e Cultura Urbana, nel suo giorno di chiusura
il 3 agosto 2006, ha tenuto a battesimo il ‘Progetto Antinori’,
iniziativa promossa dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori,
Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Macerata che si pone l’obiettivo
di dare il giusto rilievo alla figura dell’importante architetto
camerte.
L’Antinori, del tutto sconosciuto al grande pubblico, è autore
degli interventi di scala urbana più significativi sullo scorcio
del secolo XVIII a Roma e si può considerare, senza dubbio, tra
gli architetti più illustri che le Marche abbiano avuto.
Oltre alla formazione romana, tappa pressoché obbligatoria per
un marchigiano dell’epoca che volesse dedicarsi all’arte di
costruire, Giovanni Antinori può vantare un’eccezionale esperienza
nel grande cantiere internazionale della ricostruzione di Lisbona, maturata
a seguito del terremoto del 1755, allorché lavorò al fianco
di Eugenio dos Santos
al grandioso progetto urbanistico della Baixa.
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Il gruppo scultoreo di Piazza del Quirinale
prima dell’intervento di Giovanni Antinori
in una delle vedute di Roma incise da Giovanbattista Piranesi, seconda
metà del sec. XVIII |
Incisione raffigurante il progetto di
Giovanni
Antinori per la sistemazione dell’obelisco
in mezzo al gruppo scultoreo dei Dioscuri
in Piazza del Quirinale |
Se si hanno molte notizie, seppur frammentarie
e talvolta contraddittorie sull’attività romana di Antinori,
quasi del tutto inesplorati sono i contorni dell’opera lusitana
dell’architetto marchigiano e, in particolar modo, di quella, non
meno significativa, svolta tra le Marche e la Toscana.
Giovanni Antinori nacque a Camerino il 28 gennaio 1734. Iniziati gli studi
nella città natale, li proseguì a Roma, alla ‘Sapienza’
sotto la guida di Gerolamo Theodoli (1677-1776), architetto del Teatro
Argentina.
È certo che Antinori abbia anche frequentato gli ambienti dell’Accademia
di San Luca, partecipando nel 1754 al Concorso Clementino nella classe
II di Architettura.
Negli anni del soggiorno romano egli conobbe l’abate Giannangelo
Braschi (1717-1799), futuro papa Pio VI; risale a quegli anni il progetto
per una villa, mai realizzata, che egli dedicò al potente cardinale
Neri Corsini.
Alla fine del 1755, Antinori lasciò Roma per recarsi a Lisbona,
ove per il re Giuseppe I elaborò un progetto di un nuovo palazzo
in Campolide che, a quanto sembra, fu iniziato, ma mai portato a termine.
Nella capitale portoghese lavorò poi, presso la Casa do Riscos,
al piano di ridefinizione urbanistica della zona bassa della capitale
devastata dal terremoto del 1755. Ma la fortuna del giovane architetto
italiano in terra portoghese terminò ben presto; per motivi ancora
tutti da scoprire (per invidie da parte di colleghi o forse per una congiura
nella
quale sarebbe stato coinvolto) fu rinchiuso in prigione. Antinori riuscì
ad evadere con la complicità di una donna portoghese: Giuseppa
Luisa Lopez de Cunha che, fuggita con lui in Italia, divenne sua moglie.
Di nuovo in patria, Antinori riprese la sua attività di architetto:
a questi anni si pensa possa risalire il progetto per la Sala degli specchi
nel castello di Lanciano di Castelraimondo, commissionatogli dal marchese
Alessandro Bandini. Resta ancora molto vaga la cronologia delle sue attività
di questi anni, per cui abbiamo solo alcuni incerti punti fissi temporali.
Un dato certo è che egli operò a Roma per la famiglia Doria-Pamphilj,
collaborando con l’architetto di casa Francesco Nicoletti, cui subentrò
nel 1776. All’Antinori, da sempre più incline allo studio
degli aspetti statici, si debbono le strutture lignee di sostegno per
la sala effimera realizzata nel 1769 nel cortile del palazzo al Corso,
in occasione della festa per la visita dell’Imperatore Giuseppe
II d’Austria.
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Il gruppo scultoreo di Piazza del Quirinale
nell’aspetto odierno |
L’obelisco Sallustiano collocato
da Giovanni Antinori alla Trinità dei Monti |
Lavorò anche al progetto delle nuove
cascate dei giardini della villa Doria-Pamphilj, successivamente modificate
dal Bettini, e fu all’opera in altre proprietà nei dintorni
di Roma, affiancato dai fratelli Luigi e Venanzio e dal nipote Gerolamo,
tutti agrimensori in forza alla potente famiglia. Al 1778 risale il progetto
per la costruzione di un casale all’interno del castello di Piombinara,
nel comune di Valmontone; i lavori, di cui vi sono numerosi documenti
e disegni nell’archivio Doria-Pamphili, terminarono nel 1783.
Tra il 1772 ed il 1778 sappiamo che l’Antinori attese al rifacimento
degli interni della chiesa di Monte Oliveto Maggiore, intervento severamente
criticato perfino dai contemporanei per il contrasto tra le nuove forme
tardobarocche e la misurata severità del complesso monastico.
Risale con tutta probabilità a quegli stessi anni un progetto di
villa per il granduca Pietro Leopoldo I, di cui si ha solo memoria bibliografica.
Sue opere documentate sono invece il progetto dei lavori mai terminati
per la facciata del complesso di S. Filippo a Treia (seconda metà
degli anni ’60 del secolo XVIII), il progetto di completamento di
Palazzo Lazzarini a Pesaro (1790) e quello per la ricostruzione del duomo
di Cagli, distrutto dal sisma del 1781, i cui lavori terminarono nel 1792.
Dal 1782, per incarico di papa Pio VI, si interessò delle piazze
tra le più importanti di Roma, in cui eseguì opere ampiamente
documentate nelle cronache dell’epoca. Dal 1782 al 1786 Antinori
lavorò al ridisegno del gruppo monumentale della piazza del Quirinale.
Il progetto prevedeva la rotazione delle due statue dei Dioscuri, in origine
parallele tra loro, ed il collocamento al centro di un obelisco alto 30
m, rinvenuto presso il Mausoleo di Augusto.
Un secondo obelisco, rinvenuto negli orti di Sallustio, fu eretto da Antinori
a Trinità dei Monti. I lavori iniziarono nel 1787 ed ebbero termine
nel 1789.
Un terzo obelisco, infine, ritrovato nel Campo Marzio, fu collocato, a
partire dal 1790, nello spazio urbano di fronte alla Curia Innocenziana,
oggi piazza Montecitorio. Antinori fece restaurare il manufatto, ridestinandolo
alla sua originaria funzione di gnomone solare. L’obelisco porta
ancora oggi inciso il nome dell’architetto: ‘IOAN. ANTINORIO
CAMERTE ARCHIT’.
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Piazza di Montecitorio prima dell’intervento
di Giovanni Antinori,
incisione di Giovanni Cassini, 1779. |
L’obelisco solare posto da Giovanni
Antinori
nella Piazza di Montecitorio nell’aspetto attuale |
Negli anni 1790-1791 Antinori eseguì
anche un progetto per il palazzo che Luigi Braschi Onesti, nipote di Pio
VI, voleva costruire in prossimità di Piazza Navona, per il quale,
oltre a quello del camerte, esistono disegni di Giuseppe Barberi, Melchiorre
Passalacqua, Giuseppe Valadier e di Cosimo Morelli, che ne seguì
poi i lavori.
L’architetto marchigiano morì a Roma nel 1792 mentre dirigeva
i lavori in piazza Montecitorio, che furono portati a termine dal suo
assistente Pasquale Belli.
Le sue spoglie furono tumulate nella chiesa dei santi Venanzio e Ansovino
a Roma, abbattuta nel 1928 per fare spazio alla realizzazione dei giardini
e degli spazi contermini al monumento a Vittorio Emanuele II.
Il filone di studio e riscoperta dei protagonisti dell’architettura
della provincia di Macerata, iniziata con il grande evento dedicato nel
2004 ad Ireneo Aleandri, trova ora la sua continuazione nel ‘Progetto
Antinori’.
Se l’iniziativa dedicata all’Aleandri si poneva l’obiettivo
di creare un collegamento tra diverse regioni italiane, il ‘Progetto
Antinori’ punta ad un obiettivo più ambizioso, creare un’occasione
d’integrazione culturale tra due sponde d’Europa, apparentemente
lontane, ma storicamente legate da antichi rapporti.
La struttura del progetto culturale è stata messa a punto nell’ambito
del Seminario di Architettura e Cultura Urbana. Esso è stato pensato
come occasione per instaurare positivi rapporti di gemellaggio culturale
tra le Marche, Roma e Lisbona, che possano avere risvolti di reciproco
scambio non solo nel campo dell’architettura, ma anche in altre
forme d’arte come ad esempio la musica, nell’ottica di una
sempre maggiore integrazione tra le nazioni dell’Unione europea.
Il ‘Progetto Antinori’ ha come obiettivo la realizzazione
di un convegno di studi, di una mostra di disegni, documenti d’archivio
e fotografie e la pubblicazione di una monografia, la prima mai dedicata
all’architetto camerte.
La giornata di studi si terrà a Camerino e avrà lo scopo
di presentare i risultati delle ricerche svolte in Italia ed in Portogallo.
La monografia, che conterrà saggi, schede delle opere e dei disegni
originali e i consueti apparati, avrà un’appendice con testi
tradotti in lingua portoghese.
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L’obelisco solare posto da Giovanni
Antinori nella Piazza di Montecitorio
nell’incisione di Domenico Pronti, ca. 1800 |
Ritratto di Giovanni Antinori sulla
volta della sala
del Consiglio Provinciale di Macerata
dipinta da Domenico Bruschi nel 1883 |
Il ‘Progetto Antinori’ vuole
essere un ponte tra due culture, tra due modi di fare ricerca, tra due
modi di rapportarsi alla storia dell’architettura, nel comune intento
di restituire alla figura del professionista marchigiano la giusta considerazione
nel panorama architettonico del suo tempo.
Bibliografia
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Egitto a Roma. Obelischi, ‘Catalogo della mostra, Roma 4 maggio
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Monte Oliveto Maggiore, l’abbazia nata da un sogno, supplemento
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S. Carbonara Pompei, biografia di Giovanni Antinori in Architetti e Ingegneri
a confronto, I. L’immagine di Roma tra Clemente XIII e Pio VII,
a cura di E. Debenedetti, ‘Studi sul Settecento romano’, 22
(2006), pp. 105-111.
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Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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