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Argomenti di Architettura
Architettura e Città
Periferie? Paesaggi urbani in trasformazione


Claudia Di Girolamo, Marta Zampacorta
Reti verdi, Sostenibilità, Evoluzione
Piattaforma ex industriale di Portlands, Toronto, Canada
Di Baio Editore

Lo sviluppo urbano incontrollato, le attività industriali, le grandi infrastrutture a servizio della mobilità sono elementi concomitanti di questioni quali l’inquinamento, il degrado dei suoli, lo sfruttamento di risorse energetiche e ambientali; problemi fondamentali per la crescita e la qualità della vita nelle metropoli. In un momento questo, di promozione
di economie ed attività a tutela dell’ambiente (vedi Protocollo di Kyoto), la vera sfida è far convivere meccanismi di vita urbani con processi naturali senza produrre danni ambientali al nostro ecosistema.
Uno degli strumenti più importanti a disposizione della pianificazione è la Landscape Ecology, in grado di stabilire connessioni tra scienze naturali e progettazione urbanistica basandosi su principi quali:
- comprensione dei processi naturali
- progettazione consapevole dei mezzi (massimo beneficio - minimo dispendio di energia)
- incremento della diversità sia biologica che sociale
- connessioni tra luoghi che hanno relazioni ecologiche e funzionali
- educazione consapevole dei cittadini all’ambiente
- visibilità dei processi ecologici.

Situazione attuale. Analisi del degrado ambientale

Il progetto per i Portlands di Toronto, elaborato come applicazione dei principi della Landscape Ecology, propone di interpretare il programma di riconversione delle aree dismesse dei docklands attraverso un processo di riqualificazione basato proprio sul ruolo degli spazi aperti, intesi come bio-infrastrutture per il riequilibrio ambientale e la riqualificazione paesaggistica delle aree dismesse.
Gli obiettivi del governo dell’area metropolitana per queste importanti aree di dismissione industriale (340 ha per l’80% di proprietà pubblica) sono innanzitutto obiettivi di valorizzazione residenziale (100.000 abitanti), ma sono anche obiettivi di riqualificazione ambientale di quello che rappresenta il nodo di confluenza tra il waterfront (17 km) - già interessato da un ampio progetto di rivitalizzazione - e la valle del fiume Don, caratterizzata da un forte degrado ambientale, da addebitarsi alla sovrapposizione di reti infrastrutturali, al carattere di insediamento industriale del sito e alla canalizzazione della foce del fiume.
Gli strumenti impiegati nella tesi per la descrizione e la lettura del contesto sono soprattutto quelli dell’analisi ecosistemica, oltre a quelli dell’analisi urbana con i quali si è tentato di comprendere il ‘metabolismo’ dell’area d’intervento, assunto come uno dei parametri di riferimento per l’impostazione della trasformazione.
Il progetto ‘Reti verdi, Sostenibilità, Evoluzione’ prevede una successione di azioni modulate in fasi, prendendo spunto dalla natura e dai suoi cicli vitali, considerando il terreno non più come puro supporto morfologico, ma come elemento vivo e pulsante.
Una prima fase, da realizzarsi nell’arco di 5 anni, è volta alla parziale rinaturalizzazione della foce del fiume Don; come intervento catalizzatore delle trasformazioni successive, l’intento - grazie anche alla piantumazione di essenze arboree autoctone - è quello di creare un serbatoio di naturalità come filtro tra l’affaccio della piattaforma verso il lago ad est, destinato a spazio pubblico, ed i futuri insediamenti ad ovest.
Contemporaneamente, il progetto prevede l’impianto di un parco fitodepurativo per la bonifica dei suoli e la conseguente produzione di biomassa, che si innesta formalmente sulla griglia della rete idrica; coerentemente con il water act, una legge della regione Ontario che impone ai nuovi insediamenti la previsione di una rete per lo smaltimento
ed il trattamento delle acque di pioggia autonoma ed indipendente dalla rete cittadina, tutta l’area di trasformazione è infrastrutturata con una rete che risolve nel sito, a partire dagli spazi pertinenziali degli isolati residenziali, la gestione delle acque meteoriche.
Questa fase costituisce dunque una sorta di infrastrutturazione ecologica delle aree di intervento, organizzata su una rete verde che costituirà, nella fase successiva, la struttura di base per lo sviluppo del quartiere residenziale.

Scenari di bonifica: Masterplan al 5° anno
Evoluzione del Masterplan al 15° anno

La proposta progettuale considera dunque la rete di spazi aperti e corridoi verdi come un’opera infrastrutturale preliminare all’insediamento residenziale, e come tessuto di rigenerazione ecologica e di miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, che contribuisce al disegno e alla struttura della sua forma, organizzando ed attivando al contempo relazioni e connessioni tra le sue parti.
Le prestazioni fornite dalla rete verde sono di due tipi: il primo riguarda le prestazioni igienico sanitarie che attengono all’utilizzo di queste parti del progetto urbano per un’azione di risanamento e mitigazione degli impatti prodotti dalle attività umane sull’ambiente (ad esempio la quinta arborea a ridosso della Gardiner expressway), fornendo quindi un contributo alla riduzione dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, nonchè al miglioramento delle condizioni del micro-clima.
Il secondo tipo di prestazioni, quelle ecologiche, attengono al ruolo della rete verde come strumento per il ripristino di alcuni dei processi naturali in questa parte di città, incrementando il grado di diversità biologica e le capacità auto-rigenerative, costituendo corridoi di connessione con gli habitat esterni e favorendo i necessari scambi biologici tra il fiume Don, la costa ed il Tommy Tompson Park.
L’innovazione apportata dal progetto è, quindi, la creazione di una matrice ambientale come vera e propria infrastruttura urbana che precede e conforma l’edificato e permette di connettere tra loro i principali interventi sull’area, come ad esempio lo spazio pubblico che assolve alla funzione di piazza coperta fruibile quindi anche nei mesi invernali grazie ad un edificio-serra vetrato ed autosufficiente dal punto di vista energetico.
Nella seconda fase, da realizzarsi nei successivi 10 anni, si innesta il sistema insediativo; qui i criteri di sostenibilità ambientale si concretizzano in edifici autosufficienti dal punto di vista energetico, climate responsive buildings - camini solari per l’aerazione, alloggiamenti per pannelli solari, brise-soleil - ed in una consapevolezza che gli spazi verdi - pubblici o privati - sono parte di un sistema più ampio e sono elementi fondanti di una migliore qualità di vita.
A queste opere è stato attribuito ‘senso urbano’, considerandole a tutti gli effetti occasioni di progetto e di qualificazione architettonica degli insediamenti, piuttosto che, come accade più spesso, atti difensivi, mirati a creare nuovi vincoli o proposte dal sapore ‘back to nature’, che consacrano ogni spazio aperto alla natura, sacrificando tutti i
valori culturali ed estetici tipici della società urbana.

Università ‘G. D’Annunzio Chieti’, Pescara
Facoltà di Architettura
Tesi di Laurea
a.a. 2004/2005
Relatore prof. arch. Lorenzo Pignatti
Correlatori: prof. arch. Massimo Angrilli, Gregory Mathers, B.E.S., M. Arch

Fabio Crema
Complesso residenziale con riqualificazione dello spazio urbano
a Ponzano Veneto, Treviso

Descrizione dell’opera
L’architettura in oggetto, un complesso residenziale nella provincia di Treviso, mostra un intervento di riqualificazione urbana e l’inserimento di una nuova architettura con una sentita ricerca di comunicazione tra il nuovo e il suo intorno.
Lo spazio urbano dialoga con l’intervento architettonico in un unico insieme, in un’alternanza tra spazi pubblici e privati. Lungo il suo percorso coinvolge il passante a condividere la vita sociale del nuovo borgo, sino a trovare un luogo di seduta, di sosta e di meditazione che lo invita a relazionarsi con il sito, in quanto l’intervento architettonico non
è una struttura chiusa e fine a se stessa, ma si apre verso lo spazio pubblico, interagendo con il paese.
L’edificio non trova come riferimento la classica struttura condominiale, l’accesso privato di ogni singolo alloggio avviene dal viale pubblico principale in modo indipendente, ogni alloggio viene considerato come una piccola cellula abitativa indipendente in linea. La diversificazione della distribuzione funzionale in differenti tipologie garantisce l’ordine compositivo delle facciate, mantenendo la cadenza ritmica delle aperture tanto preziose all’architettura regionale.
Un’attenzione speciale è data all’uso dei materiali, l’uso della pietra nel rivestimento delle pareti di separazione tra le unità abitative e delle due facciate più corte crea un armonia compensando, con la sua altezza, il peso volumetrico dell’insieme, sottolineando la sua lettura in due parti; basamento e copertura.

Progetto e direzione lavori
Architetto Fabio Crema
Collaboratore
Meri Baggio
Strutture
Piemme Tecnostudio
Committenti
Amministrazione comunale di Ponzano Veneto per la riqualificazione dello spazio
urbano. Privato per l’intervento architettonico
Imprese
Per la riqualificazione urbana: DELBO S.r.l.
Per la realizzazione architettonica: C.C.R. di Ponzano Veneto (TV)
Dati dimensionali
Superficie complessiva 3.281 mq
Superficie del lotto 2.428 mq
Volume complessivo 3.272 mc
Cronologia
Intervento di riqualificazione urbana:Progetto 2003, Realizzazione 2004
Intervento architettonico:Progetto 2004, Realizzazione 2005
Fotografie
Giuseppe Dall’Arche per gli esterni, Fabio Crema per l’interno
Importo dell’opera
Per la riqualificazione urbana: euro 92.000,00
Per l’intervento architettonico: euro 1.430.000,00

Ubicazione dell’intervento
Planivolumetrico
Edilizia storica
Veduta della facciata nord-ovest all’imbrunire
Veduta del fronte sud-ovest
Veduta notturna del,prospetto sud-ovest
Veduta del fronte nord-est
Veduta della zona giorno

Barbara Bagaglia
Progettazione di un centro di visita Antiquarium e centro di formazione
presso la ‘Palazzina’ e la ‘Sala degli archi’ (Corciano PG)

Ambito progettuale
Il progetto è stato redatto in funzione del Concorso d’Idee indetto dal Comune di Corciano, per la realizzazione di un Centro di Visita e Centro Informazioni con funzione di raccolta, documentazione ed esposizione dei reperti e delle testimonianze provenienti dai siti archeologici del territorio comunale, nonché di ogni altro elemento di interesse storico-culturale.
A tale scopo l’Amministrazione ha messo a disposizione i locali di proprietà comunale denominati la ‘Palazzina’ e la ‘Sala degli Archi’ situati a ridosso del medievale centro storico di Corciano: la prima poteva essere soprelevata di un piano, la seconda, posta al di sotto di un parcheggio esistente andava collegata con il piano esistente della Palazzina suddetta.
Gli edifici si trovano ad una quota inferiore rispetto alla viabilità che costeggia le mura del paese di circa dieci metri; la zona sottostante è caratterizzata dalla presenza di un oliveto che si estende verso valle. La pianura sottostante presenta una zona industriale attraversata dalla superstrada E45 che collega Perugia con l’Autostrada A1.
L’area è raggiungibile dalla strada che conduce al paese ed è collegata attraverso una breve scalinata alla Piazza dei Caduti su cui affaccia l’edificio del Comune di Corciano.
La richiesta esplicita del bando era quella di rappresentare la sintesi storica delle epoche di cui Corciano conserva testimonianza (...) .
L’architettura dell’edificio pertanto deve non solo inserirsi armonicamente nel contesto descritto, ma trasmettere altresì un carattere di importanza, stimolare l’interesse del cittadino, facilitarne l’approccio e invogliarne la permanenza all’interno dei locali dove dovranno trovare posto anche attività di ‘intrattenimento’ scientifico-didattico e di informazione
turistica.

Sezioni

Il progetto
Il principio ispiratore del progetto è la storia e le sue relazioni con il presente. Quello di cui si parla è un presente attivo e fattivo, uno spazio che conceda tempo alla conoscenza e un tempo che nello spazio ritrovi le radici del suo essere. Per questo motivo la finalità che si è cercata è la fusione di queste due componenti, il tempo e lo spazio, in una dimensione che le soddisfi entrambe e che da esse tragga forza.
Quindi non uno stravolgimento dell’esistente che ha la sua ragione di essere, ma nemmeno una muta accettazione di ciò che esiste come un dogma: allora un volume conservato ma ampliato diventa il guscio di questo tentativo di leggere le memorie che la città conserva e custodisce, un guscio che si apre verso la città per mostrare una parte del suo tesoro nascosto e che alla città si avvicina con una passerella che porta verso il suo interno.
Il cuore del progetto, una torre trasparente con funzione distributiva verticale, vuole in qualche modo rappresentare con il suo trasformarsi di prospetto in prospetto, ciò che nel complesso viene custodito: uno spazio espositivo polivalente, un laboratorio, una biblioteca, un ufficio, una zona per la commercializzazione di riviste e per l’acquisto del biglietto, una grande hall.
Si potrebbe pensare alla torre con la sua rampa spiraliforme di distribuzione ai vari livelli come al veicolo verso l’esterno del tesoro che giace come un animale dormiente nella Sala degli Archi.
I due immobili la ‘Sala degli Archi’ e la ‘Palazzina’ verranno così utilizzati: la ‘Sala degli Archi’ sarà uno spazio museale polivalente che ospiterà anche conferenze, proiezioni e concerti; la ‘Palazzina’ che verrà demolita e ricostruita su due livelli fungerà da ingresso, recepito, servizi al piano terra; al piano primo piccola biblioteca e sala multimediale.

Piante
Prospetti

La ‘Palazzina’ riprodurrà le aperture esistenti nella loro dimensione e posizione, ripetendole anche al primo piano, pur se a tutta altezza fino alla copertura. All’interno dei locali si trova una torre in acciaio dalla particolare forma tronco-conica che ospita gli elementi di collegamento verticale, un ascensore e una rampa elicoidale che, alla quota del parcheggio esistente, crea una apertura nell’edificio esistente per consentire un accesso in quota attraverso la torre che al contempo frammenta il prospetto e si rende visibile.

Nella frattura dell’edificio si colloca, ad una quota superiore, una passerella aerea che dalla torre porta al di là della strada comunale fino alla quota del centro storico vero e proprio, ottenendo così un’integrazione fisica delle nuove strutture con la parte storica della città. Le pareti esterne dell’edificio verranno trattate con un rivestimento in pietra ricordando l’attuale tessitura e termineranno in sommità, al di sopra della copertura, creando così una sorta di rilettura delle merlature medievali.

Emanuele Piccioni
Una torre per Filottrano

Lo studio
La tesi di laurea tratta del recupero e riqualificazione di un nodo centrale del centro storico di Filottrano, nella provincia di Ancona.
La tesi in realtà è una ‘demonstratio quia absurdum’ della quale il progetto di architettura assume un ruolo di narrazione, portando al limite un’ipotesi alternativa, alla remissiva unica tesi del restauro conservativo dei nostri centri storici.
La tesi prende le mosse da un accurato studio delle varie fasi storiche che hanno visto un progressivo diradarsi del sistema centrale urbano per culminare nelle demolizioni del ventennio fascista, quando non parve abbastanza la demolizione del piccolo teatro settecentesco all’interno del Municipio per far posto ad uno scalone che tuttora
conduce agli uffici; all’esterno si creava invece il monumentale dialogo tra il Palazzo del Comune e la Torre dell’acqua realizzata nel ’35 in stile neomedievale.

Prospetto sud
Planimetria della città
Esploso assonometrico

La tesi, da una parte, esprime l’intenzione di ridare alla piazza la chiusura e la complessità del tessuto urbano medievale che era stata cancellata dalle demolizioni per l’istallazione della Torre dell’acquedotto, dall’altra prende lo spunto dal valore simbolico ormai assunto nella memoria collettiva dalla torre stessa, in cima alla quale nel ’44 vi fu issata una bandiera italiana strappata e macchiata di sangue a segnale dell’avvenuta liberazione della città di Filottrano.
Lo studio si è poi spostato verso la nuova vocazione della città che è costituita dalle attività sartoriali, che fanno di Filottrano un nodo centrale del distretto manifatturiero della valle dell’Esino.

Prospetto nord della torre
Vista verso la parete vetrata del museo
Vista della torre dalla Piazza del Municipio

Il progetto
Da queste osservazioni la tesi trova lo spunto per proporre un fuori-scala narrativo che intende lo strumento architettura non solo come attività di risoluzione dei problemi, ma anche come strumento per portare alla luce problematiche complesse spesso non avvertite o risolte in maniera unilaterale.
Il progetto consiste nella realizzazione di uno spazio per sfilate di moda sotto il livello della piazza del Comune, oltre che nella demolizione e ricostruzione di una porzione di edificio situato sul retro della chiesa di San Francesco adibito a book-shop, wine-bar, museo, atelier di moda e spazi ricreativi; l’aspetto principale viene assunto dalla torre, che ospita nei piani centrali diversi outlet e, agli ultimi piani, un ristorante con vista panoramica.

Sezione
Fotomontaggio sulla Piazza
del Municipio
Profilo della città di Filottrano
con la nuova torre

La torre è rivestita da pannelli in acciaio microforati e sul retro sono posti degli schermi che permettono la proiezione di immagini, trasformando l’edificio in un richiamo luminoso, il rinnovo di un simbolo capace di richiamare le persone nel centro storico.

Università di Camerino
Facoltà di Architettura
Tesi di Laurea
a. a. 2004/2005
Relatore: Cristiano Toraldo Di Francia
Correlatore: Maria Luisa Neri

Giovanni Fiamingo
Nuovo Lungomare di Riace
Riqualificazione dell’Area di ritrovamento dei Bronzi

Il progetto
Il presente progetto non è riducibile ad una semplice operazione di restyling urbano. Le specifiche condizioni contestuali non lo consentono: ad una attenta osservazione questo piccolo centro urbano si fa specchio della realtà calabrese e del suo desiderio di riscatto. Con il suo nucleo storico intatto e arroccato su una collina e con una espansione litoranea considerevole e non esemplare, riassume da un lato i caratteri di spettacolarità del paesaggio regionale, dall’altro i segni di un territorio devastato da una urbanizzazione selvaggia e meramente ‘speculativa’.
Se a tutto ciò aggiungiamo l’aura dei Bronzi, il loro essere iconadi caratura internazionale, capace di rappresentare egregiamente l’immagine culturale e storica della Regione Calabria, se ne deduce che una operazione di riqualificazione urbana della cittadina, se ben strutturata, può divenire fulcro di un processo di riscatto che può andare oltrela stessa Riace e il suo immediato circondario.

Rapporto fra il centro storico di Riace
e l’area d’intervento a Riace Marina

in alto, le Presenze-Assenti

Ente committente: Comune di Riace Collaboratori: Antonio Coco Mario Covello Alessandro De Luca Lucia La Giusa
Francesco Miroddi

Planivolumetria dell’intervento

Del resto, Riace, nota nel mondo come la Città dei Bronzi, risulta realmente caratterizzata dal peso della loro ‘assenza’, dalla metafora della loro ‘sottrazione’, dall’ auradi questi reperti. Nulla di significativo è stato fatto finora per valorizzare tanto il luogo di ritrovamento, quanto la reale forza iconica delle statue bronzee, la cui eleganza riecheggia la centralità culturale che in passato questi luoghi, e la Calabria in genere, hanno avuto.
In opposizione alla recente ‘idea’ della clonazione dei nobili guerrieri, questo progetto esplora la possibilità di coniugare la loro immagine in ‘negativo’ all’economia locale, stabilendo un principio di complementarietà fra i Bronzi e la cittadina calabra.

Interventi di riqualificazione dell’arenile e ridefinizione dei recinti edilizi lungo la Statale 106 (prima e dopo)

La loro immagine assente cerca dunque di innescare un processo ‘rovesciato’ di sviluppo e riqualificazione, centrato sui valori di una figurazione ‘differente’, anziché dell’affastellamento dei facili stereotipi che oramai invadono i
nostri centri consolidati e le loro espansione litoranee.
Ma lavorare sul contorno, sulla atmosfera, implica l’individuazione di un diverso ‘centro di gravità’ che non può e non deve coincidere con il centro storico. Per tale motivo, abbiamo subito letto nell’esigenza di segnalare il punto del loro ritrovamento, espressa dall’Amministrazione, la possibilità di individuare concretamente tale nuovo ‘centro’ propulsivo.

presenze assenti
Su due alte stele, collocate in acqua in un punto prossimo a quello di affioramento dei Bronzi, l’immagine ‘assente’ del loro profilo intero (corpo) si sovrappone e coincide a quello delle
loro parti (testa). In un gioco di fuori scala, e con un opportuno sistema di luci autoalimentate, l’immagine diurna e quella notturna tenderà a rievocare la dinamicità del loro affioramento.
Le due sagome in ‘negativo’, alte 25m e dallo spessore di circa 3m, realizzate preferibilmente con rivestimento in bronzo, si costituiscono come un forte polo di attrazione turistica
e definiscono il punto di partenza dell’operazione proposta. Il loro spessore è tale da risultare praticabili. Di notte, gli occhi ‘fuori scala’ vengono illuminati da un sistema di luci
autoalimentate, diventando visibili a grande distanza.

L’azione combinata della segnalazione simbolica di questo luogo, con quella di una riqualificazione dell’ampio tratto di arenile, magicamente rimasto intatto nelle prossimità, può costituire l’inizio di una riflessione sul rilancio della cittadina in un contesto comprensoriale.

Vista del nuovo lungomare verso sud, in prossimità del sistema integrato di alberghi, centro polifunzionale e lido
Vista notturna del nuovo lungomare
Vista notturna del nuovo lungomare verso nord, in prossimità del teatro all’aperto
orientato verso le sagome dei Bronzi

Questo progetto è stato elaborato all’interno di WOZ, un workshop ad inviti curato dall’architetto Domenico Cogliandro per l’Amministrazione Comunale di Riace, svoltosi nella cittadina dal 25 al 30 aprile 2005.

Rosario Andrea Cristelli
Progetto di una nuova centralità urbana a Vibo Valentia

Un’obsolescenza funzionale diffusa, intervallata da episodi ancora produttivi, caratterizza la vasta area industriale, oggi parzialmente dismessa, a ridosso dell’area portuale di Vibo Marina. Una realtà planimetrica ibrida prodotto di un’operazione di crescita edilizia evidentemente smisurata; sommatoria di un campionario tipologico variegato
e incidentalmente stratificato nel tempo, largamente abusivo.
Il sito in questione rispecchia le caratteristiche della ‘periferia’, caratterizzata da discontinuità propriamente morfologica, composta da spazi vuoti, da ampi intervalli non edificati, da aree di attesa, da episodi di archeologia industriale; tutti elementi slegati di un sistema ormai fuori uso. Sarà necessario ridare unitarietà alle singole parti, gerarchizzandole e generando luoghi, che costituiscono il tessuto connettivo della vita collettiva, attraverso la nascita di piazze, verde,
buona viabilità e servizi utili alla società contemporanea.
La strategia che intendo adottare, per contrastare l’agonia del brano di città in questione, attraverso la mia tesi, prevede il ‘progetto di una nuova centralità urbana’ con il quale intendo iscrivere, nel costruito rarefatto e destrutturato dell’esistente, una nuova volumetria insediativa; un sistema di frammenti indipendenti che virtualmente generano legami inscindibili di un unico sistema molecolare, che non è più un tessuto ma ‘una rete di nuovi poli’ chiamati ad attivare accelerati scambi di informazioni, nonché a produrre nuovi eventi sociali.
Si tratta di un completamento strategico dell’ esistente, che aspira alla sovversione di passati equilibri funzionali e morfologici tramite l’inserimento di strutture di scala diversa. Tutte le funzioni progettate sono state programmate sulla base di uno studio preliminare svolto sulle reali esigenze locali.

Università degli Studi Mediterraneadi Reggio Calabria
Facoltà di Architettura
Tesi di Laurea
Relatore: prof. Laura Thermes
Correlatori: Mario Ferrari, Roberto Morabito

Planivolumetrico e vista prospettica dell’intervento
Pianta quota +1,20, prospettiva dalla piazza e vista aerea dell’intero intervento
Gli interni della piscina
Particolare prospettico della testata dell’intervento

Matteo Orlandi
Parco urbano e centro d’arte contemporanea a Genova-Cornigliano

Genova-Cornigliano: zone destinate in passato all’insediamento industriale hanno caratterizzato fortemente il territorio a Ponente ed in specifico Cornigliano, che perde il suo rapporto con il mare oscurato da nuove occupazioni. Secondo una tendenza comune a molte città europee, gran parte delle industrie sorte in aree periferiche è avviata alla dismissione e al recupero a scopi profondamente diversi da quelli originari. Spesso grazie alla loro dimensione e particolare conformazione, esse rappresentano nello ‘skyline’ cittadino punti di riferimento molto precisi.
Ciminiere, grandi forni, silos, ma soprattutto l’inconfondibile sagoma dei serbatoi per il gas hanno costituito un preciso ‘topos’ estetico per quanti hanno voluto descrivere e rappresentare i cambiamenti che lo sviluppo industriale ha prodotto nel panorama urbano. I gasometri stessi, con la loro incastellatura metallica a cilindro, fanno ormai parte dello skyline di Cornigliano e Genova stessa, un topos estetico, un fuoriscala voluto, dimensionato e servito per molto tempo.
L’ingegneristica struttura metallica e la caratteristica presenza nel paesaggio cittadino, che rende immediatamente e contemporaneamente visibile la stratificazione e sedimentazione dell’immagine urbana, ne hanno suggerito la conservazione, almeno nel rispetto di struttura e volumetria. I due gasometri diventano nuovi contenitori di contemporaneità al servizio della città.
Il più grande ospita il nuovo centro d’arte contemporanea, tre torri interconnesse che ospitano: esposizione permanente, spazi polivalenti, due auditorium, una ‘colonia’ di artisti ed ateliers. Quello minore, connesso al grande, ospita scuole di ogni livello dedicate all’arte insegnata e praticata. Tutta l’area intorno diventa nuovo parco urbano: la
natura al posto dell’acciaio.

Università degli Studi di Genova
Facoltà di Architettura
Tesi di Laurea:
Bando di Concorso di Idee per un progetto di riqualificazione dell’area dell’ex Parco
Bombrini di Cornigliano e delle Aree Limitrofe
Nuovo Centro di Arte Contemporanea
Relatore: prof. Brunetto De Battè, Università di Genova
Corelatore: prof. Arch. Mladen Jadric, TU Wien, Vienna, Austria

Inquadramento urbanistico del Parco Urbano: collegare punti e snodi attraverso una reteneurale e della memoria che si trasforma attraversando la periferia di Genova.
Disuguaglianze e disomogeneità che diventano riferimenti per muoversi all’interno della maglia cittadina. Fotogrammi (snodi) e sequenze per ricostruire una ‘storia’
attraverso un montaggio (rete) fin ora inesistente
Architettura percepita come se fosse un’estensione dell’epidermide dell’uomo, un continuum
del senso tattile. Il muro scompare, diventa flessibile e duttile, come un rivestimento, come una pelle. I diversi elementi di rivestimento sono dispositivi fotocromici dotati di
sensibilità ambientale alla variazione dei parametri fisici significativi (radiazione infrarossa, riflessione, assorbimento, trasmissione della radiazione, evaporazione)
Gli scheletri metallici dei due gasometri ospitano all’interno le tre torri del polo museale
(gasometro più grande) ed una scuola (gasometro piccolo)
È noto l’effetto di raffrescamento estivo dei grandi e medi parchi urbani e delle ‘cinture verdi’: è possibile creare una differenza di temperatura dell’aria di 2-4°C
fra gli spazi interclusi in grandi aree verdi (superiori a 50 ha circa) e quelli dell’ambiente costruito immediatamente circostante
Unicam - Sito ufficiale
www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali