| Il
territorio italiano è assimilabile ad una vasta area metropolitana,
dove i sistemi urbani si susseguono e si alternano in maniera indifferenziata
senza soluzione di continuità; il ‘vuoto urbano’ diventa
un luogo importante di vita, di aggregazione e quindi di progettazione,
sia esso centro, periferia, centro storico minore, insediamento sparso.
Ogni luogo ha una sua identità riconoscibile, un suo sistema insediativo
in cui inserire un processo creativo che dia risposta alle esigenze sociali,
culturali, di vita quotidiana e che sia espressione contemporaneamente
della storia della conformazione dei luoghi.
Una scommessa da giocare ogni volta in ogni luogo, in ogni area.
Il Seminario di Camerino è un’occasione di confronto intorno
ad un tema, non per dare risposte teoriche, ma un modo per riflettere
e verificare su risposte progettuali date: spesso ci piace proporre, raccontare
interventi diversi e forse contrastanti per sperimentare a posteriori
su quanto differenze di realtà, di occasioni, di situazioni determinino
risposte diverse ad uno stesso tema in contesti diversi.
Il punto di partenza in un progetto è sempre una delle possibili
risposte, ma questa, lungo il processo progettuale, diventa unica, si
ancora al luogo ed ancor più con la realizzazione diventa storia.
I tre progetti descritti riguardano tre tipi di Periferia:
- una piazza parco di periferia di città metropolitana
- un villaggio periferico ad una città più grande
- un borgo storico nella campagna.
Riqualificazione dell’area compresa
tra via C. Ascalesi, via C. Giacobini, via G. Aleandro e via G. Casanante,
Roma Nel progetto si individuano due aree fondamentali: la fascia ‘attrezzata’
e l’area del parco, differenziate tra loro per tipologia delle opere
e per funzione, connesse dal sistema dei tracciati geometrici longitudinali
e trasversali a via Ascalesi. Lungo tale asse sono distribuite attività
più tipicamente urbane, legate alla vita sociale del quartiere:
un susseguirsi di ‘piazze’ pavimentate, che seguono l’andamento
in quota della strada, in cui sono collocati il box circoscrizionale,
i giochi bimbi, le aree di sosta. Sono legate tra loro dai tracciati geometrici
delle pavimentazioni,
che si estendono in senso longitudinale su tutta l’area andando
ad incrociare il sistema trasversale delle pensiline, delle siepi e dei
lampioni; un sistema progettuale di maglie rettangolari di m 11x5 sulla
base della quale sono disegnate le altre geometrie progettuali.
L’area del parco segue l’andamento del terreno esistente,
degradando verso le case sottostanti, sul cui percorso pedonale si affacciano,
attraverso un sistema di belvedere, rampe e scarpate verdi coperte di
cespugli mediterranei.
La direzione longitudinale delle maglie è data dall’asse
longitudinale e la scansione è basata sul ritmo degli edifici lungo
lo stesso asse stradale. Il sistema di illuminazione si inserisce nei
punti di intersezione del reticolo, i suoi sottomultipli regolano la posizione
delle siepi e delle pensiline.
Lungo via Ascalesi fasce pavimentali in cemento colorato identificano
tre diverse aree unite dai tracciati geometrici, proseguono da una zona
all’altra creando dei piani lievemente inclinati per adagiarsi alla
morfologia del terreno a colorazioni alterne ed andamento longitudinale.
Sul sistema delle fasce colorate si innesta quello delle siepi che si
vanno in parte a sovrapporre alle fasce, segnando il passaggio tra le
pavimentazioni e le superfici erbose, e tra le pavimentazioni e le superfici
in legno poste a cavallo della grande rampa centrale di accesso all’area
del parco di forma trapezoidale, costituita da piastre di cemento alternate
a fasce d’erba.
All’angolo, nell’area storicamente più frequentata
dal quartiere, lungo uno degli assi stradali di accesso principale all’area
dell’intervento, sono collocate le due grandi superfici omogenee
della piazza: il quadrato e la cavea, adibite a pista per pattinaggio,
ad attività di spettacolo, segnate solo dal ritmo dei lampioni
e della scultura.
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Riqualificazione area compresa
fra via Ascalesi, via Giacobini, via Aleandro
e via Casanante, Roma. Simulazione virtuale e modello
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Riqualificazione urbana e funzionale per il
recupero e la valorizzazione del villaggio di Torre Faro e piazza di Torre
Faro,
Messina Il villaggio di Torre Faro ricade nella zona Nord della provincia
di Messina, in una delle zone di maggiore interesse sia naturalistico
che turistico dell’intera regione; nasce come aggregazione lineare
spontanea di case di pescatori, dove l’originale aspetto architettonico
ha perso nel tempo le sue connotazioni.
La strategia degli interventi mira a dotare il villaggio di un adeguato
sistema di spazi aperti, ai quali si affiancano delle attrezzature di
servizio da destinare ad attività ricettive, per la valorizzazione
e promozione delle straordinarie risorse ambientali e turistiche presenti
nel territorio circostante.
L’intervento previsto interessa gran parte del villaggio e prevede
inoltre la localizzazione di piccole strutture di informazione, accoglienza
turistica e di servizio e la valorizzazione del patrimonio archeologico
esistente nell’area, individuando come area di particolare pregio
la antica darsena, oggi oggetto di numerose superfetazioni incongrue.
Un nuovo disegno della pavimentazione con basolato lavico, ed un adeguamento
della circolazione carrabile - in rapporto ad elementi rilevanti per architettura
e valore storico-culturale o naturalistico, come la Torre degli Inglesi,
restaurata e facente parte del Parco Letterario recentemente istituito
e il Faro - caratterizzano l’area del lungomare e
del bordo spiaggia, valorizzandola con una adeguata illuminazione stradale
realizzata su disegno.
L’ambito delimita il nucleo originario del villaggio, fulcro della
vita sociale, ed è caratterizzato dalla presenza della chiesa e
della darsena; il progetto prevede il recupero delle caratteristiche originarie
principali e la riqualificazione del tessuto viario esistente.
La nuova Promenade Pedonale, che inizierà trecento metri prima
della piazza della Chiesa in corrispondenza di via Palazzo e termina in
prossimità dello slargo successivo all’incrocio con via del
Pozzo Giudeo, sarà caratterizzata da una nuova pavimentazione,
al tempo stesso sistema-dispositivo per le istallazioni dell’illuminazione
stradale e per smaltimento delle acque meteoriche, e segno di definizione
degli ambiti di delimitazione virtuale lungo il margine degli edifici
e la passeggiata al centro della carreggiata. Il sistema di pavimentazione
interagirà di volta in volta con altri elementi del progetto che
lo attraverseranno.
La piazza della Darsena è uno dei luoghi di maggior pregio storico
dell’area. Il bacino corrispondente alla darsena originaria è
stato prosciugato con una piccola chiusa che impedisce la vista a mare
dal ponte. Il progetto prevede il ripristino del disegno originario della
vecchia darsena e del suo bacino idrico. La progettazione dell’area
è articolata
da lievi cambi di quota che stabiliscono quattro diversi ambiti all’interno
della piazza.
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Piazza di Torre Faro. Simulazioni
virtuali
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La strategia progettuale adottata per il Belvedere
Grande, luogo di grande suggestione per lo splendido panorama ma molto
trascurato, è quella di creare, attraverso un segno unitario, un
dispositivo architettonico in grado di rispondere allo stesso tempo a
tutte le esigenze del luogo. Un intarsio in legno nella pavimentazione
in pietra lavica segna l’ambito del Belvedere, ripiega su se stesso
a disegnarne il parapetto, ruota differentemente e si inclina a formare
un ambito ulteriore nel quale, attraverso una piega dello stesso elemento,
sale una pensilina con seduta annessa.
Vengono ridefinite le discese carrabili a mare, mentre il basamento adeguatamente
ristrutturato può consentire l’inserimento di argani per
il rimessaggio di piccole imbarcazioni.
Il Belvedere Piccolo differisce per dimensioni da quello grande ma presenta
caratteristiche analoghe al primo; un edifico liberty fra i più
caratteristici del villaggio determina il margine con il tessuto edilizio.
Il progetto prevede l’introduzione nell’area della pavimentazione
propria della Promenade Pedonale. All’interno di questa viene disegnato
un intarsio ligneo, che segue la forma libera di una curva e determina
una piega oltre la quale la pavimentazione inizia a salire seguendo una
lieve inclinazione che consente una visuale ancora più spettacolare
del panorama. All’interno dell’emicliclo determinato dalla
curva, elementi di arredo caratterizzano questa specie di giardino zen
dal carattere spiccatamente mediterraneo.
Riqualificazione della via Valeria nel centro
storico del Comune di Riofreddo’, Roma
Riofreddo è un piccolo borgo di origine medievale, attraversato
da un tratto della via Valeria. Il borgo ha un impianto planimetrico a
forma di U, alle cui estremità si trovano il castello medievale,
intorno al quale si formò il primitivo abitato, e la villa costruita
alla fine dell’Ottocento dalla famiglia Garibaldi. Il borgo, che
ospita alcuni altri monumenti di valore storico-artistico, ha conservato
l’impianto originario.
La riqualificazione della viabilità si inserisce in un progetto
di riqualificazione più ampio, finalizzato al riuso e recupero
delle emergenze architettoniche: diverse aree, distinte per tipologia
e per funzione, sono connesse dal sistema dell’antico tracciato
viario attorno al quale ruotano.
Il sistema dei percorsi esistente è costituito da strade strette
e prive di marciapiedi. La pavimentazione originaria, in pietra bianca
locale, è stata nel corso del tempo sostituita con cubetti di pietra
lavica.
Inoltre opere di adeguamento della rete di distribuzione del gas nel borgo
hanno comportato, lungo tutti il percorsi, il rifacimento della pavimentazione
centrale, sostituita con manto stradale in asfalto.
Il progetto del tessuto viario prevede la sistemazione del fondo stradale,
ovunque piuttosto degradato, con rifacimento e integrazione della pavimentazione
esistente in pietra.
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Nuova pavimentazione di
via Valeria, Riofreddo, Roma
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Il sistema della pavimentazione interagisce
lungo il percorso con l’edificato.
Il disegno unitario prevede un sistema gerarchico in cui le strade carrabili
sono caratterizzate rispetto a quelle pedonali da una maggiore articolazione
nella disposizione e tessitura della pavimentazione, realizzata in elementi
di diverse tipologie di materiale e dimensioni.
Lungo il percorso la parte centrale della strada, carrabile, è
realizzata in selciato di cubetti di pietra chiara, disposta a code di
pavone.
La zona è riquadrata da fasce di pietra arenaria serena grigia.
Le zone laterali sono realizzate in cubetti di pietra lavica di recupero;
un cordolo di pietra grigia sottolinea le aree pedonali a ridosso degli
edifici. La direzione del sistema coincide con l’asse stradale.
Gli scarti di direzione sono realizzati con fasce di pietra serena che
ospitano le caditoie. Dove i percorsi si allargano in piccole piazze o
si intersecano con le vie secondarie, la pavimentazione è realizzata
in pietra serena a correre.
Un primo punto nodale coincide con l’inizio del sistema , dove la
larghezza della strada è massima, e la pavimentazione in pietra
serena costituisce un invito al percorso, come un tappeto su un fondo
di cubetti di pietra lavica.
Un secondo evento è costituito da uno slargo dove il percorso principale
si incontra con due scale: qui il movimento del percorso sembra versarsi
nella piazza, la cui zona centrale è realizzata in cubetti di pietra
chiara, mentre la pietra grigia a ricorsi individua due spazi di sosta.
Un terzo nodo è costituito da una piazza. La pavimentazione è
disposta secondo un disegno a ventaglio con asse di rotazione sullo spigolo
dell’edificio che ne costituisce la quinta principale.
Il primo elemento del ventaglio è realizzato
con ricorsi di pietra grigia e individua lo spazio di un eventuale palco;
il secondo elemento alterna tre fasce di ricorsi della stessa pietra con
cubetti in pietra lavica, mentre il resto della pavimentazione è
realizzato in cubetti di pietra lavica con diverso orientamento. Sul lato
destro una fontana e un
muretto in corrispondenza di un cambio di quota raccolgono lo spazio rispetto
ad un percorso pedonale adiacente.
In conclusione, al di là delle soluzioni specifiche date, legate
a ciascun contesto, i tre progetti hanno in comune alcune caratteristiche
di approccio nella metodologia progettuale e negli obiettivi:
- sono ‘sistemi spaziali’ in cui un ruolo fondamentale viene
svolto dalle relazioni tra le singole parti;
- si inseriscono in un processo di continuità con il passato e
mirano alla valorizzazione e alla riqualificazione dell’esistente,
ma entrano anche in relazione con il futuro e le esigenze di trasformazione
perché non si limitano a dare un assetto estetico al contesto,
ma concorrono a reinserire i luoghi in cui si svolgono in un processo
di sviluppo;
- la dimensione spaziale usata è quella strettamente legata alla
misura dell’uomo, cui si vuole restituire un senso di appartenenza
al proprio contesto;
- gli spazi tornano ad essere non più percorsi indifferenziati
da attraversare, ma luoghi di incontro, spazi pubblici per il tempo libero,
che rispondano ad una domanda sociale di migliore qualità della
vita.
I progetti descritti sono stati realizzati
dallo studio seste_Sistemi e servizi per il territorio
di: Aldo Aymonino, Francesco Aymonino, Marina Cimato, Attilio De Fazi
e Flavio Trinca.
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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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