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breve testo restituisce i presupposti e i primi risultati di un lavoro
di progettazione che stiamo svolgendo nel Laboratorio di Urbanistica della
Facoltà di Architettura di Firenze.
Il territorio sul quale lavoriamo è quella piana compresa tra Firenze
e Prato dove si è sviluppato un insediamento diffuso caratterizzato
da strutture produttive, piccoli servizi a scala locale, residenza, spazi
aperti. È una versione di quell’insediamento felicemente
definito fin dagli anni ’80 da Francesco Indovina come ‘città
diffusa’ e che ritroviamo
ormai in molti territori italiani ed europei.
Su questo insediamento disperso, privo di connotazioni urbane, si sono
inserite negli ultimi anni alcune strutture commerciali a scala territoriale:
gli ipermercati.
Alla base del nostro lavoro, che è fatto di ricerche sul territorio
e di sperimentazioni progettuali condotte nel laboratorio e nelle tesi
di laurea, vi è la convinzione che i centri commerciali possono
svolgere un ruolo importante nella configurazione urbana di questi ambienti
insediativi.
Pur conoscendone i limiti riteniamo che i centri commerciali, con opportuni
accorgimenti nella loro configurazione e nella progettazione del territorio
che li circonda, possono contribuire alla organizzazione delle centralità
nel sistema urbano della città della dispersione (Acher) o nell’arcipelago
metropolitano (Indovina), notoriamente privo di polarità e di gerarchie
territoriali.
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Localizzazione dei
centri commerciali |
Una visione propositiva dei centri commerciali
nella costruzione della città contemporanea è tanto più
necessaria se si tiene conto che i centri commerciali anche in Italia
sono destinati ad aumentare, ad integrarsi con altre attività di
servizio (uffici postali, agenzie, studi medici ...) e a localizzarsi
nelle aree periurbane sempre più vicino alla città. Questa
tendenza alla integrazione dei centri commerciali con il territorio circostante
è già in atto da tempo negli Stati Uniti dove sono andate
in crisi le unità commerciali monofunzionali lontane dagli insediamenti.
La collocazione dei centri commerciali nel territorio preso in considerazione
può essere affrontata in quest’ottica soprattutto se si tiene
presente che l’insediamento che si sta configurando è già
un insediamento complesso formato dalla città diffusa (la gelatina
periferica) e dalla città infinita(Bonomi) costituita da una rete
di polarità relazionate
ad una scala territoriale più ampia: i centri commerciali dotati
di alcuni servizi, ma anche polarità territoriali per il tempo
libero (cinema multisala, discoteche, centri sportivi) e polarità
urbane espulse dai grandi centri.
Attualmente però questi due insediamenti, caratterizzati da scale
diverse di fruizione, non interagiscono fra di loro. Pensiamo che la trasformazione
di questo doppio sistema insediativo in un sistema urbano continuo e dotato
di centralità, possa avvenire facendo interagire le due scale presenti
- locale e territoriale - in modo che le polarità della
‘città infinita’ conferiscano gerarchia alla ‘città
diffusa’ e contemporaneamente entrino a far parte di un sistema
di flussi capace di riconnettere ogni luogo ad altri luoghi. Solo così
i centri commerciali e le altre polarità territoriali possono configurarsi
come nuove centralità.
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Parcheggio |
Parco pubblico |
Occorre infatti considerare che la centralità
contemporanea consiste sempre più in un sistema diffuso di centralità
più o meno parziali, determinato dalle pratiche d’uso degli
abitanti: è l’uso che viene fatto del territorio urbanizzato
che attiva quel sistema di prossimità capace di riconnettere luoghi
che rispondono a diversi gradi di centralità e di modi di vita.
La prossimità attivata dall’uso mette in relazione la centralità
territoriale, con la centralità urbana o di quartiere, integra
i diversi modi di vita verso la costruzione di un nuovo collettivo contemporaneo,
riconnette la vita privata e familiare con quella comunitaria e quindi
con quella urbana.
I legami di vicinato, pur permanendo, rimandano alle prossimità
successive dei luoghi della mobilità, dello scambio, delle polarità
territoriali.
Come il nomadismo non esclude momenti di ancoraggio, così la vita
nei flussi della ‘città infinita’ non esclude luoghi
dove possano perpetrarsi legami di convivialità.
Una delle ipotesi del nostro lavoro è che in questo territorio
i nuclei preesistenti più o meno grandi si sono trasformati o si
possono trasformare in microcentralità dotate di un valore identitario
e di un valore di prossimità successiva con il resto del territorio.
Gli abitanti si riconoscono come abitanti di piccoli nuclei storici -
spesso ex borghi intorno ai centri maggiori - ma contemporaneamente impostano
la loro vita su un vasto sistema territoriale che comprende Firenze, Prato
e Pistoia.
Questa ipotesi si integra con la tesi della
ricerca che è quella di considerare i centri commerciali potenziali
microcentralità dotate fin da ora di una loro identità.
Perché questo avvenga è necessario impostare una serie di
interventi che, in seguito alle nostre analisi, possiamo sintetizzare
nei seguenti punti:
Integrare i centri con il territorio circostante togliendo l’effetto
barriera dato dai parcheggi. Questi, quando non possono più essere
interrati, devono prevedere percorsi gradevoli e una fruizione non solo
per i clienti dei centri commerciali. Analogamente i parchi che spesso
circondano i centri devono configurarsi come elementi di connessione con
il resto del territorio.
- Inserire il centro nel sistema dei flussi della città infinita.
Il centro, che oggi è una meta, deve diventare un luogo dell’attraversamento.
In questo modo si può accettare la parzialità della centralità
delle strutture commerciali che vengono così inserite in un sistema
di centralità, contigue o non, caratterizzate dalla continuità
dei flussi.
- Favorire l’integrazione con altre funzioni di commercio al minuto
o strade commerciali o residenza. Questo permette di sviluppare le caratteristiche
specifiche del centro e quindi affidare la sua riconoscibilità
ad elementi strutturali e non solo architettonici.
A queste indicazioni per una valorizzazione del centro commerciale come
microcentralità di un sistema urbano diffuso, si devono aggiungere
alcune indicazioni per quanto riguarda la pianificazione e la progettazione
del territorio che deve avvenire alla scala di area vasta che prescinde
dai confini amministrativi.
- La diffusione dell’attraversamento
deve essere la regola principale che organizza questo sistema insediativo:
no alle separazioni, sì alle connessioni.
- Fare uscire questi territori dal dominio della percorrenza automobilistica.
Questo è possibile solo rispondendo alla richiesta della popolazione
di una rete di percorrenze ciclabili, pedonali e di un servizio di trasporto
pubblico. Si tratta di favorire lo sviluppo di un sistema integrato dove
percorrenze pedonali e ciclabili, locali e territoriali, possano intrecciarsi.
- Accogliere in positivo la struttura frammentata e integrata delle funzioni
superando così una organizzazione territoriale basata sullo zoning.
È questa la fase progettuale più interessante durante la
quale occorre immaginare e inventare spazi che relazionano funzioni molto
diverse fra di loro.
- Accogliere la trasformabilità di questi territori come dato strutturale
realizzando tipologie idonee alla rapida trasformazione funzionale e spaziale.
- Accettare la presenza degli spazi agricoli e favorirne il loro utilizzo
per una particolare agricoltura: la campagna urbana di Pierre Donadieu.
Lo spazio agricolo non deve più essere considerato uno spazio riserva
per la crescita dell’edificato, ma deve divenire parte integrante
della città-territorio.
Hanno collaborato alla ricerca Francesca Bai,
Alberto Birindelli, Eleonora Cappelletti.
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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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