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quadro dei processi di trasformazione che stanno investendo, ormai da
decenni, il paesaggio contemporaneo, se si relazionano i centri storici
‘minori’ ai sistemi insediativi che contraddistinguono un’area
vasta metropolitana o una regione, è evidente che essi possano
essere intesi come ‘periferie territoriali’, denunciando,
per certi versi, problematiche analoghe a quelle che investono le realtà
urbane.
Si tratta, in altre parole, di luoghi ‘al margine’ che, per
riuscire a mantenere un ruolo non semplicemente addizionale alla città
tradizionale, hanno la necessità di rinnovarsi, trasformarsi, adeguarsi
alle istanze della vita attuale, con una serie di conseguenze, sia dal
punto di vista strutturale che formale.
A tal proposito, degne di interesse sono alcune località francesi,
la cui vitalità è stata fortemente minacciata a partire
dagli anni sessanta, ma che sono riuscite ad affrontare adeguatamente
la questione.
Ciò grazie all’applicazione della loi Malraux, n. 62/903
del 4.8.1962,1 con cui è stato possibile controllare fenomeni di
isolamento e di ghettizzazione di intere aree urbane e di avviare interventi
di rivitalizzazione.
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Colmar, planimetria indicante il
perimetro del secteur sauvegardé, la superficie commerciale
e i punti di sosta presenti nell’area protetta (da Ministère
de l’Équipement, du Logement et du Transport, M.
Berger, Ville de Colmar. Secteur sauvegardé. Rapport de
Présentation, Paris, août 1994, fig. 3, p. 46)
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La legge, infatti, rende obbligatoria, per
alcuni ambiti prescelti - i cosiddetti secteurs sauvegardés- la
redazione di plans de sauvegarde et de mise en valeur, strumenti di pianificazione
particolareggiata volti alla tutela ed alla rivitalizzazione dei centri
storici, fondati sulla puntuale conoscenza del patrimonio edilizio e sulla
contemplazione di aspetti di ordine giuridico, amministrativo, tecnico,
economico e sociale.
La messa in atto di tale politica ha consentito di giungere all’individuazione
di soluzioni ‘personalizzate’, capaci di mutare la ‘vocazione’
originaria di un determinato ambito, trasformandolo, ad esempio, in attrattore
turistico, economico, culturale ... e quindi restituendogli una funzione
rispondente alle moderne esigenze, onde evitare, insomma,
processi di graduale spegnimento o di ‘musealizzazione’.
Particolarmente significativi risultano, in questo senso, i piccoli centri
di Colmar e Figeac, dove il successo verificatosi è certamente
legato anche alla presenza di un’amministrazione locale molto attiva,
che ha stimolato, peraltro, il coinvolgimento dei residenti nelle scelte
operative.
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Colmar, rue des Boulangers. La via rientra
in una zona
ad alta densità commerciale (foto 2000) |
Colmar, Petite Venise, scorcio di rue
de la Poissonnerie. L’area, una delle più turistiche
della città, è il frutto di un intervento di ‘restauro’
che ha fortemente compromesso l’autenticità dei luoghi,
conferendo loro un falso carattere pittoresco (foto 2000) |
Figeac, vista aerea della città
con la perimetrazione del secteur sauvegardé(Mairie de Figeac) |
In particolare, Colmar (Alsace, Haut-Rhin)
rappresenta una delle prime località in cui si è applicata
la suddetta legge. Il settore di salvaguardia, di estensione pari a 35
ha, è stato creato nel 1966 e sottoposto ad un aggiornamento nel
1995, conseguentemente all’effettuazione di un bilancio su trent’anni
circa di sperimentazione.2 Da esso è emerso che, nonostante le
misure adottate, nel centro storico si è continuato a verificare
un fenomeno di spopolamento;3 inoltre, si sono registrate difficoltà
per lo sviluppo del settore commerciale e la funzionalità del sistema
viario, e si è presa coscienza della realizzazione di improprie
operazioni di restauro, che, a detrimento del carattere tradizionale e
dell’autenticità del patrimonio architettonico, hanno unicamente
puntato ad enfatizzare il carattere pittoresco della città
per meri scopi turistici.
Di conseguenza, si sono avviate azioni mirate a ripopolare il nucleo antico,
migliorando le condizioni delle cellule abitative in termini di salubrità
e comfort - al fine di renderle competitive con quelle di periferia -
valorizzando le attrezzature sul piano culturale, commerciale e ricreativo
e facilitando l’accessibilità; inoltre, si sono definite
idonee
misure per la conservazione dell’edilizia storica, fondate sui moderni
principi del restauro, rinunciando alla realizzazione di interventi vistosi
e falsificatori.
Differente è il caso di Figeac (Aquitaine, Lot-et-Garonne), il
cui settore di salvaguardia è di estensione analoga a quella di
Colmar, ma di più recente creazione (1986). Qui, per scongiurare
i fenomeni verificatisi altrove, si è operato, innanzitutto, a
scala territoriale, ovvero considerando il centro urbano come parte integrante
di un tessuto regionale
più ampio, promuovendo azioni di aménagementglobale, incentrate
su aspetti legati all’impiego, alla cultura e allo svago. In dettaglio,
con l’applicazione del piano si è puntato a mettere in atto
strategie volte a valorizzare l’area protetta attraverso interventi
sul costruito storico; promuovere lo sviluppo infrastrutturale; incentivare
il ‘ritorno al centro’ introducendo attrezzature e servizi;
abbellire la città, ponendo l’accento sull’estetica
urbana.4
I risultati, in termini quantitativi, sono stati certamente soddisfacenti:
infatti, in un parco immobiliare costituito da 4800 alloggi, se ne sono
riabilitati 1404, di cui 484 convertiti in habitations à loyer
modéré (HLM), scongiurando, in tal modo, l’allontanamento
delle classi sociali meno abbienti. In termini qualitativi, però,
così com’è avvenuto a Colmar nei primi decenni di
applicazione del piano, si assiste al perdurare di un mancato adeguamento
ai moderni principi del
restauro,5 enfatizzando il significato ‘estetico’ del patrimonio
architettonico e penalizzando quello ‘storico’, come attestano
i diffusi interventi di restitution, con cui si privilegiano, specialmente
in presenza di strutture medievali, le presunte forme originarie.
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Figeac, edificio in rue Seguier.
L’immagine evidenzia una prassi molto diffusa in Francia,
consistente nell’evidenziazione degli elementi di origine
medievale, tralasciando del tutto l’unità formale dell’opera
architettonica (foto 1998) |
Figeac, edificio in place Champolliot,
4.
L’episodio, di fondazione duecentesca, è l’unico
caso appartenente al settore di salvaguardia che conserva tutte
le stratificazioni, non essendo stato ancora
interessato da un’operazione di restitution (foto 1998) |
1. Per approfondimenti cfr. C. Giannattasio, La legislazione relativa
ai settori di salvaguardia in Francia, in Interreg IIC Cadses - Let’s
care Method, H. Porfyriou (a cura di), Studi comparativi:
1. Metodi e strutture catalografiche europee nell’ambito dei beni
architettonici e culturali;
2. La legislazione relativa ai settori di salvaguardia in Europa, Padova
2002, pp. 127-159, 240-253, 274-277. Cfr. anche, della stessa autrice,
Il restauro urbanistico in Francia: 1962-2002. Piani e interventi nei
secteurs sauvegardés, Quaderni di Ricerca del Dipartimento di Restauro
e Costruzione dell’Architettura e dell’Ambiente della II Università
di Napoli, Napoli 2003 e La tutela dell’ambiente costruito.
Le disposizioni in Francia, in ‘Arkos’, VII (2004), pp. 61-67.
2. A tal proposito cfr. Ministère de l’Équipement,
du Logement et du Transport, M. Berger, Ville de Colmar. Secteur sauvegardé.
Rapport de Présentation, Paris, août 1994; Ministère
de l’Aménagement, du Territoire, de l’Équipement
et des Transports, Ministère de la Culture, M. Berger, Ville de
Colmar. Secteur sauvegardé.
Dossier de publication. Règlement du plan de sauvegarde et de mise
en valeur, Paris, avril 1995.
3. Esso è da implicare, in generale, ai seguenti aspetti: preferenza
per abitazioni collocate in periferia, facilmente
raggiungibili e dotate di un maggior numero di comfort rispetto agli alloggi
del centro storico; incontrollato sviluppo del terziario, con la conseguente
trasformazione delle abitazioni in uffici, e delle attività commerciali,
che sono andate ad occupare, oltre ai piani terra, anche quelli superiori,
riducendo sensibilmente il numero di vani con funzione residenziale;
mutamento del modello sociale, rappresentato da famiglie composte da un
numero sempre più ridotto di persone, e conseguente calo della
domanda di ampi appartamenti.
4. Ministère de l’Équipement, du Logement, des Transports
et de la Mer, Direction de l’Architecture et de l’Urbanisme,
Commune de Figeac, A. Melissinos, G. Seraphin, Secteur sauvegardé
de Figeac. Règlement, avril 1990; Ministère de l’Équipement,
du Logement, des Transports et de la Mer, Direction de l’Architecture
et de l’Urbanisme, Commune de Figeac, A. Melissinos, G. Seraphin,
Secteur sauvegardé de Figeac.
Rapport de présentation, février 1991.
5. Cfr. C. Giannattasio, I recenti interventi di ripristino nel ‘secteur
sauvegardé’ di Figeac e la pratica del restauro
in Francia, Atti del 5° Congresso Internazionale sul Restauro del
Patrimonio Architettonico - Firenze 2000 (Firenze, 17-24 settembre 2000),
CICOP, Firenze 2000, pp. 258-266.
Ad ogni modo, tali casi, nonostante i limiti,
dimostrano come interventi volti alla valorizzazione del patrimonio possano
rappresentare un effettivo vettore di sviluppo, oltre che un efficace
strumento per far fronte al fenomeno dello spopolamento dei centri storici,
tuttora grande piaga di numerose città europee; ciò, innanzitutto,
rispondendo
alle esigenze dei cittadini, puntando sul settore residenziale, commerciale,
artigianale, amministrativo, nel rispetto del principio di mixitésociale
e funzionale, e non affidandosi unicamente al rilancio turistico, che
condurrebbe alla creazione di villes-musée. In altri termini, essi
offrono uno spunto per riflettere su questioni evidenziate dalle Carte
del Restauro, ma purtroppo, spesso non ancora recepite, ed in particolare
sulla necessità di favorire la cooperazione tra i vari stati europei,
mettendo a frutto le esperienze, positive e negative, compiute in decenni
di sperimentazione.
La situazione si mostra particolarmente delicata proprio se riferita ai
centri storici, caratterizzati dalla cosiddetta ‘edilizia diffusa’,
il più delle volte manomessa per mancato riconoscimento del significato
storico e culturale che essa possiede. E il discorso diviene sempre più
complesso per le località di esigue dimensioni, che rischiano di
divenire luoghi sempre più marginali, subordinati ai maggiori insediamenti
urbani, e, paradossalmente, alle stesse periferie, divenute poli di attrazione
commerciale, economica, amministrativa, ricreativa.
In tale quadro, la metodologia operativa attuata dalla nazione francese
sembra essere l’unica perseguibile, mettendo essa in risalto la
dimensione urbanistica del concetto di tutela, nonché operando
secondo uno spirito di giustizia sociale e nel rispetto del principio
di conservazione integrata.
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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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