| Le
modalità di sviluppo che l’Ateneo ‘La Sapienza’
ha recentemente intrapreso rispetto all’area metropolitana di Roma
riflettono, nel loro complesso, la volontà di decentramento delle
strutture universitarie verso luoghi un tempo considerati ‘periferie’
e che oggi rappresentano le ‘nuove centralità urbane’
di una città policentrica. Nell’ambito di questa strategia
di sviluppo, la nuova tipologia di insediamento delle attività
formative e di ricerca che si va delineando, si configura sempre di più
come un ‘Campus urbano’ aperto al territorio, che assume quindi
rilevanza di nuova centralità sia per dimensione che per qualità
e quantità dei servizi e delle strutture previste.
Il superamento di una pratica di edilizia universitaria orientata agli
insediamenti puntiformi, trova una delle motivazioni più convincenti
nella lotta - che l’Ateneo intende promuovere - al congestionamento
ed al degrado ambientale, ritenuti tra gli effetti più dequalificanti
di quel percorso strategico. Le nuove ragioni di sviluppo sulle quali
si sta delineando il rapporto tra ‘La Sapienza’ e l’area
metropolitana, assolvono altresì un importante ruolo propulsore
rispetto ai processi di riqualificazione di aree sottoutilizzate ed impianti
morfologici dismessi, ricchi di potenzialità edilizie ed urbane.
Il quadro di riferimento tecnico e programmatico nell’ambito del
quale sono state avviate le iniziative della ‘Sapienza’ si
identifica con il Piano di Assetto Generale (PAG) dell’Ateneo la
cui stesura definitiva rappresenta il documento che sancisce la strategia
di assetto degli Atenei Federati nell’area metropolitana. Nel 2005
il PAG, benché riconfermato nelle sue linee strategiche, è
stato ulteriormente calibrato rispetto agli obiettivi originari anche
in vista di nuove opportunità
localizzative.
|
|
Padiglione 9 |
Padiglione 11 |
Tra gli interventi programmati grazie al
protocollo di intesa tra ‘La Sapienza’, Comune, ASL RM ‘E’,
Regione Lazio e LazioDISU, si colloca il progetto di un ‘Campus
urbano’multifunzionale nel comprensorio dell’ex Ospedale psichiatrico
‘Santa Maria della Pietà’ di Roma.
Il progetto della riqualificazione di una parte del complesso, curato
dal Dipartimento ITACA, prevede la realizzazione di un polo universitario
destinato alla didattica ed alla ricerca.
Il caso del ‘Santa Maria della Pietà’ può dirsi
emblematico rispetto ad altri interventi di riqualificazione che hanno
interessato periferie urbane in quanto assume in sé numerose valenze
di carattere storico, politico, culturale e sociale. In questo intervento
si esprime, già a partire dai primi anni ’80, la volontà
di superare l’istituzione psichiatrica attraverso la chiusura delle
istituzioni manicomiali dando attuazione alla ‘riforma Basaglia’
del 1978 promuovendo, parallelamente, la creazione di strutture di ricovero
alternative.
La possibilità di avviare definitivamente il processo di chiusura
del manicomio e la riqualificazione del Comprensorio, per anni dimenticato
dalla città e sottratto alla comunità urbana, assume concretezza
nel 2000 quando, nell’ambito degli interventi per il Giubileo vengono
ristrutturati alcuni padiglioni per realizzare un insieme di funzioni
preposte
all’accoglienza dei pellegrini (ostello, mensa, attività
logistiche ...); viene realizzato un parcheggio lungo il confine ovest
ed effettuato un radicale intervento di bonifica e risanamento del parco.
|
|
Padiglione 26 |
Padiglione 28 bis |
Il paesaggio urbano inizia così a
trasformarsi, a riaprirsi al territorio, a far fronte ad una domanda pressante
di funzioni ‘pregiate’ e qualificate da parte di quartieri
adiacenti degradati. Tra le ipotesi risulta da subito prioritaria quella
di un Campus universitario, in grado di sostituire (pur rispettandone
la memoria) un luogo di sofferenza ‘chiuso’, con un luogo
vitale ed ospitale, capace di fare ‘sistema’ con il tessuto
adiacente.
Il complesso nel quale sorgerà il polo universitario, edificato
all’inizio del secolo scorso (1907), è situato nel quadrante
nord-ovest di Roma lungo la via Trionfale e costituisce un insieme di
grande valore storico-culturale: un vero e proprio Campus che vede la
disposizione di 35 padiglioni secondo un disegno simmetrico e concentrico
all’interno di un parco di 26 ettari, ricco di essenze pregiate,
che ad oggi conserva l’impianto originale.
Il Comprensorio si estende su un’area
pianeggiante di proprietà pubblica, che confina ad ovest con il
quartiere di Torrevecchia, a nord con un sistema di impianti sportivi,
ad est con l’Ospedale San Filippo Neri e la zona agricola dell’Agro
Romano. L’insieme è dotato di un parcheggio situato lungo
il confine sud, in adiacenza alla stazione degli
autobus e della stazione ferroviaria che da Roma conduce a Viterbo.
Il parco del Comprensorio, presenta essenze estremamente variegate sotto
il profilo della tipologia botanica e rilevanti in termini di consistenza
(in rapporto al numero di essenze per tipo di specie) che ad oggi, grazie
alla convenzione stipulata tra la ASL RM ‘E’ e il Comune di
Roma, fanno parte di un parco destinato a verde pubblico.
Sia il sistema edilizio, che il sistema ambientale, denotano l’influenza
dei modelli tipologici degli ospedali psichiatrici dell’inizio del
Novecento: una localizzazione distante dal centro urbano, in posizione
altimetrica elevata, protetta da rumori, ventilata e soleggiata, legata
all’originaria finalità terapeutica della struttura, come
anche la ricca dotazione di essenze che consentiva un’intensa attività
occupazionale ai pazienti addetti alla manutenzione del parco.
I padiglioni che compongono l’insieme presentano caratteristiche
architettoniche simili nella tipologia, ma estremamente articolate e variegate
sotto il profilo distributivo, funzionale e dimensionale.
|
|
L’accessibilità al Comprensorio |
Le qualità vegetazionali del
parco |
L’insieme, la cui consistenza edilizia
è di circa mq 70.000, risulta ad oggi solo in parte già
utilizzato e ristrutturato (mq 27.000) e comprende eterogenee attività
di servizi sociali e sanitari, un museo della mente ed attività
circoscrizionali.
Gli altri edifici, non ancora ristrutturati, sono in parte in corso di
ristrutturazione.
Il modello di assetto della struttura universitaria della ‘Sapienza’,
prevede la creazione di un polo funzionalmente complesso di spazi connessi
tra loro destinati alla didattica, ai dipartimenti, istituti, biblioteche,
servizi amministrativi, affiancati da strutture di servizio agli utenti,
identificabili con residenze universitarie e servizi di ristorazione
e servizi culturali aperti anche alla città, per complessivi mq
16.000. Un insediamento così articolato permetterà di ottimizzare
l’utilizzazione delle differenti tipologie di padiglioni, nel rispetto
di un elevato livello di rappresentatività e di autosufficienza,
oltre a garantire l’integrazione con i quartieri presso i quali
si inserisce, contribuendo all’incremento delle dinamiche di riqualificazione
già in atto.
Inoltre, le qualità localizzative ed ambientali del parco, prestandosi
ad una fruizione pubblica, consentiranno all’istituzione universitaria
di fondersi e raccordarsi con il tessuto urbano circostante.
Nella più ampia strategia di espansione della ‘Sapienza’
all’interno del tessuto cittadino, che tiene conto della pianificazione
urbanistica della città di Roma, delle nuove centralità
urbane, della specificità della funzione universitaria e del sistema
delle infrastrutture e trasporti presenti sul territorio, il caso del
‘Santa Maria della Pietà’ si presta a rappresentare
un positivo esempio di insediamento di strutture per la didattica e la
ricerca in grado di riqualificare una parte della città considerata
- ancora da pochi - una periferia.
Tiziana Ferrante è responsabile scientifico per la progettazione
|
|
www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
|
|