| Tratto da: Argomenti di Architettura Architettura & Città Società, Identità e Trasformazione |
Marcello Maltese Arte e comunità La ricostruzione di Gibellina |
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| Di Baio Editore |
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terremoto ha spaccato la testa delle persone - mi racconta un amico del
Belice: ... c’era vera miseria, la gente - i contadini - non aveva
di che campare. Il sisma ha aperto le case e ha mostrato tutto questo,
ha reso evidente la realtà. Con i primi soldi della ricostruzione
iniziarono a costruire la casa, dopo un po’ fecero quattro conti,
lasciarono la casa incompleta e comprarono il trattore, che in una giornata
gli sbrigava il lavoro che prima compivano in settimane ... fu una vera
rivoluzione.
A quell’appello risposero solo intellettuali
ed artisti. La prima scelta importante fu quella di collocare
il paese in un sito completamente nuovo, a 15 km di distanza e dall’altro
lato del colle, decisione non facile perché c’era inizialmente
l’ipotesi di unificare gli insediamenti di Gibellina, Poggioreale,
Salaparuta, nell’idea che una municipalità più numerosa
avrebbe goduto di maggior potere contrattuale nei riguardi del governo
centrale. Il sindaco di Gibellina eletto dopo il sisma (il giorno del
terremoto dovevano tenersi le elezioni municipali, sospese e rinviate
di 17 mesi) riuscì, dopo lunghi ed intensi dibattiti in consiglio
comunale, a far ricostruire il paese in una posizione strategica nei confronti
delle reti infrastrutturali, a lato della stazione ferroviaria di Salemi,
di fronte all’autostrada A29 che collega Palermo a Mazzara del Vallo.
Gibellina è stata la terra della nostra servitù, sia
L’altra idea guida era quella di fare
di Gibellina un laboratorio artistico all’aria aperta. L’arte
avrebbe dovuto aiutare a creare in quel luogo ancora privo di storia per
la comunità, un nuovo patrimonio culturale condiviso, una memoria
visiva dei luoghi, i segni distintivi del tessuto urbano- come scrive
Marcello Fabbri - sul quale si collocassero nuovi ricordi, per una collettività
alla quale memoria e identità erano state rase al suolo, fisicamente
e psicologicamente.
Sarebbe però stato impossibile il
contrario, per una città di nuova fondazione in cui significati
e relazioni si svilupperanno lentamente, com’è giusto che
sia. Credo, nonostante sembri una cosa difficile da accogliere, che l’insieme
delle opere di cui il paese si è dotato costituiscano di per sé
buona parte del patrimonio storico e culturale di quella comunità,
perché in esse si identificano e rappresentano la solidarietà
e la caparbietà che hanno ricostruito dal nulla le fondamenta di
un’intera comunità sradicata. La storia che lega Gibellina
alle sue opere d’arte (donazioni, acquisizioni, attrezzature) è
per sempre vincolata alla storia delle persone che l’hanno ricostruita.
Commentava Pietro Consagra che non solo i gibellinesi sono in qualche
modo perplessi, lo sono soprattutto quelli che pensano che una città
in Sicilia non può permettersi tanto lusso da adornarsi con grandi
opere di artisti notissimi: ... Gibellina è riuscita dove nessun’altra
città ha saputo mirare, ha ottenuto attenzione come una provocazione
mentre in verità l’intento è stato quello di fare
fronte a una necessità individuale e irresistibile: legarsi alla
creatività continua dell’arte che esprime fiducia ... vivere
la sensazione spirituale che proviene dall’ornamento come aiuto
a stare al mondo. Due fazioni si scontrano da tempo sull’argomento:
da una parte i detrattori dell’esperienza gibellinese, sommariamente
liquidata nel ‘Sacco del Belice’, e dall’altra gli esaltatori
della stessa, altrettanto categoricamente giustificata come rivincita
incompiuta dell’arte, e del suo valore trascendente e salvifico.
Alcuni luoghi comuni sono utilizzati come punti di partenza delle critiche:
il disagio degli abitanti tra tante opere d’arte e altrettanta disoccupazione,
il crollo della chiesa madre, prima ancora della sua inaugurazione. Negli
anni seguenti sui quotidiani apparvero titoli scandalistici su presunti
saccheggi o sprechi di denaro
Diceva Damiano Damiani: ... Gibellina è
soprattutto un luogo dove la popolazione intera, aiutata dalla mediazione
e dalla volontà del Sindaco, ha imparato il significato di parole
come impegno civile e partecipazione decisionale ... Elettrificazione,
fognature, scuole, ospedale sono basilari, ma non meno basilare è
l’apertura delle porte culturali
Non so se sia semplicemente questo il compito assegnato all’arte, sostenerci e tenerci vigili durante il lungo e periglioso viaggio che è la nostra storia, né se possa in fin dei conti avere un fine più alto. La storia recente di Gibellina mi sembra però un’inoppugnabile testimonianza di ciò, e insieme anche della compassione di alcuni uomini (quindi di tutti) per se stessi e per i propri simili.
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