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aspetti spettacolari che l’architettura sempre più spesso
manifesta, appaiono in linea con certa tradizione performativa inaugurata
dalle Avanguardie del Movimento Moderno e possono darci la rassicurante
certezza di un legame ancora forte e saldo fra Arte e Architettura, fra
le Arti plastiche e l’Arte del costruire.
Tuttavia, è quando si comincia ad osservare il ‘ vuoto di
cultura progettuale che ha caratterizzato la crescita incoerente di molte
città nella seconda metà del secolo appena trascorso e che
ha rappresentato un grave punto di debolezza per i paesaggi insediativi
in trasformazione, dominati direttamente ed esclusivamente dalle contingenze
sociali, politiche ed economiche’ (Marucci) che questa certezza
comincia doverosamente a vacillare o, quantomeno, a ridimensionarsi.
È a questo punto che, anche ad una superficiale analisi, emerge
una inquietante analogia fra molte delle scultoree e apollinee proposizioni
del dibattito contemporaneo e le spietate procedure imprenditoriali che
determinano i paesaggi delle nostre periferie. In entrambi i casi, tutto
è limpido, solare, luminoso, trasparente, certo. Da un tale osservatorio,
infatti, le ammiccanti e patinate pagine di molta pubblicistica di settore
possono essere pretestuosamente affiancate alle algide e ‘candide’
contabilità di costi e benefici che sottendono le diffuse operazioni
immobiliari: in esse rientra solo ciò che il mercato ha già
deciso di accettare.
In entrambi i casi, tanto candore sembra riassumere metaforicamente un
più generale fenomeno di rimozione dell’ombrae del negativo;
di aperta rinuncia ai valori tipici dell’area culturale mediterranea
che è certamente piena di luce ma, proprio per questo, destinata
ad essere densa anche di ombre.
In altre parole, appare evidente che le logiche di marketing, di tipo
‘fotografico’ da un lato e ‘matematico-analitiche’
dall’altro, implicano l’inevitabile perdita di un elemento
costitutivo e fondamentale dell’Architettura: il suo negativo/complementare.
Tale elemento costitutivo, da intendere come un vero e proprio ‘rovescio’
dell’oggetto architettonico, è da sempre compagno fedele
dell’invenzione architettonica. Nel tempo ha assunto diverse sembianze,
rendendo possibile il dialogo greco fra le affilate cornici dei templi
e l’orizzonte; ma anche la successiva introduzione e misura del
vuoto della prospettiva rinascimentale; così come la moderna ‘continuità’
spaziale e relativa indistinzione
fra interno ed esterno.
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G. Fiamingo, Elementi architettonici,
2003 |
G. Fiamingo, Volumi sotto la luce, 2005 |
G. Fiamingo, Erosione, 2004: i fenomeni
erosivi, rappresentati dall’immagine della cava, incidono
profondamente il Paesaggio; essi ci abituano e, piano piano, conducono
verso un mondo rovesciato. |
In tempi più recenti, la sua specularitàtende
a manifestarsi sempre più decisamente come ‘negativo’
che, lungi dal definire un’immagine forte e originaria del fatto
architettonico, si affianca con complicità alla pericolosa crescita
per ‘accumulazione’, positiva, dei nostri agglomerati urbani,
lasciando presagire una definitiva vittoria del ‘+’.
Quanto detto permette, comunque, di individuare problemi precisi all’interno
del complesso rapporto fra Arte, Architettura e i nostri odierni paesaggi
insediativi. In primo luogo, come possano questi ultimi, nel predominio
di una simile ‘abbacinante condizione’, riassumere e rappresentare
un universo che si profila sempre più complesso e relazionale,
multiverso e ‘instabile’, oscuro ed enigmatico? In secondo
luogo, come si possano conciliare oggi le mirabolanti ed inarrestabili
fluttuazioni dei capitali con le diffuse esigenze identitarie, senza ricorrere
alla chirurgica asportazione di ciò che produce ‘diversità’?
Infine, cosa può fare l’Arte contro l’inevitabile assenza
dell’Architettura
testimoniata dalle nostre periferie?
Ripartire dall’origine
Per quanto ci riguarda, abbiamo già sostenuto logiche inclusive
rispetto alle dialettiche dello schieramento. Anche questo intervento
si colloca in un ambito concettuale in cui la dualità ‘+’
e ‘-’ permette di individuare un breve itinerario di ricerca.
In questo luogo del limite, fra scavo e costruzione, dove appare possibile
l’incontro privilegiato fra le Arti, cercheremo di esplorare l’anima
negativa dell’Architettura.
Del resto, rispetto alla perentoria assegnazione della poetica del ‘+’
all’architettura (arte del collocare) e di quella del ‘-’
alla scultura (arte del sottrarre), occorre ricordare che la prima ha
sempre espresso questa doppia natura segnica.1
Riteniamo, infatti, che interrogandosi sull’origine del rapporto
fra Arte e Architettura si è obbligati a volgersi verso un ambito
concettuale antecedente gli archetipi tradizionalmente indicati come tali
(la capanna e la caverna). Tale momento, dove le polarità ‘+
e –’ si incontrano e coesistono come luoghi complementari,indicando
al contempo l’indissolubile legame che da sempre unisce l’architettura
alle arti plastiche, è l’erezione della pietra totemica:
il menhir.
Pensare tale erezione simultaneamente alla produzione del suo luogo complementare,
di quella cavache si inscrive a pieno titolo nei nostri paesaggi culturali,
trasformandoli ma anche producendoli, permette l’affrancamento da
certa interpretazione freudiana che, sostanzialmente, ancora sminuisce
il complesso ed attuale portato di un gesto così essenziale e fecondo.
In ogni caso, per quello che qui ci interessa, questo originario e profondo
legame fra lo spazio architettonico e il suo negativo/complementare rende
possibile parlare (per l’architettura) di una plastica del negativoo
del sottrarreche va oltre il semplice e rischioso gemellaggio con una
delle tre arti figurative.
Ma se l’architettura nell’evoluzione storica ha in un certo
senso espulso progressivamente i propri valori ‘scultorei’
per propugnare una plastica solitaria ed additiva, che sembra non avere
bisogno di altro da sé (comprese le Arti, dunque), ciò non
può significare la naturale ed univoca convergenza verso una logica
d’impronta purista. Né, tanto meno, può implicare
il poter immaginare tali oggetti platonicamente, privi cioè dell’
ombra necessaria a svelare un rinnovato e sapiente gioco architettonico
dei ‘volumi sotto la luce’. Ciò sembra indicare, invece,
che dobbiamo estendere il nostro sguardo oltre l’immediata questione
del rapporto architettura/scultura, cui tutto ciò apparentemente
riconduce, svincolandoci dalla dimensione del singolo fatto architettonico;
e che dobbiamo guardare ‘altrove’, probabilmente in altri
territori operativi, e cercare pur trasformati e trasfigurati i valori
del ‘negativo’ che sembrano essere apparentemente rigettati.
Le radici moderne del ‘negativo’
Significativamente, è proprio l’Arte Moderna che inaugura
la propria stagione all’insegna del ‘negativo’ con una
pretestuosa e tumultuosa negazionedel passato.
Per poi cominciare immediatamente a ‘mischiare le carte’:
basti pensare alla scultura d’assemblaggio di matrice cubista e
futurista e all’architettura della riduzione segnica delle poetiche
neoplastiche, puriste, e persino funzionaliste. Dai contraddittori territori
dell’espressività dadaista (‘Dada è tutto ciò
che nonè Dada’), allo sviluppo progressivo delle ragioni
minimaliste della sottrazione, del ‘meno’ che è il
‘più’, solo per citare alcuni esempi. In particolare,
poi, ci appare centrale ed ancora attuale nel determinare il potente campo
gravitazionale di una plastica del negativol’intuizione espressa
nel 1910 da Boccioni, nel Manifesto tecnico della pittura futurista: ‘per
dipingere una figura non bisogna farla; bisogna farne l’atmosfera’.
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Pitture rupestri preistoriche con negativi
di mani |
Fenomeno ottico del rovesciamento dell’immagine |
Plastico funicolare rovesciato di Gaudì |
Declinazioni attuali del ‘negativo’
Tali declinazioni investono lo spazio ‘oltre’ la dimensione
del fatto architettonico, proiettandosi verso il paesaggio urbano e antropico
in generale, all’interno del quale provocano paralleli e reali processi
di trasformazione che, come ci proponiamo in queste brevi note, bisogna
‘riavvicinare’ e affiancare nuovamente all’oggetto architettonico.
A seguire, proponiamo un provvisorio e certamente non esaustivo abaco
di possibili declinazioni del tema:
La sottrazione
Esprime la sua antitesi rispetto al collocare, al porre, all’aggiungere,
dandosi in particolare come la più convincente strategia del negativo,
capace di produrre valori compositivi.2 La ‘sottrazione’ può
essere intesa anche come complemento, come azione propedeutica che inevitabilmente
conduce all’altro, al suo opposto: nel caso specifico,
alla costruzione.
Sottrarre e collocare possono divenire, allora, metafora di un rapporto
più complesso fra scavoe costruzione. Il verbo sottrarreè
legato, infatti, per la comune radice latina, ad una serie di azioni strategicamente
utili nel dibattito architettonico recente, come estrarre o scavare, levare,
astrarre.3
La demolizione
Questa azione risulta progressivamente sempre più riconoscibile
come strumento di trasformazione dello spazio. Il suo valore simbolico
ed iconico, capace di coloriture ecologiste, si presta bene come contromisura
a certi eccessi speculativi delle trasformazioni del territorio. 4
L’assenza
L’ oggettopuò chiaramente essere delineato dalla propria
immagine negativa. Più che costruirne la presenza, a volte è
più efficace evocarne l’assenza tramite la solidificazione
dell’aria, dello spazio adiacente il profilo dell’oggetto
stesso. Con diretto riferimento alla già citata poetica boccioniana
e oscillando fra ‘traccia’ e ‘impronta’, ricordiamo
la ricca vivacità del tema, che lega le preistoriche ‘mani
in negativo’ impresse in alcune importanti grotte del paleolitico
alle lecorbuseriane tracce fossili in negativo, fino alla recente splendida
Fontana monumentale di Labaro, di Angeletti e Remiddi.
Lo scavo
In tempi recenti, sono state le tematiche legate alla sostenibilità
che ci hanno ricordato con fermezza che il ‘-’ sta inscritto
nel codice genetico della costruzione, come la necessità dello
‘scavo’ che origina gli elementi del fare architettonico.
Questa ineluttabilità dell’estrazione da un luogo è
per gli architetti un problema da porre tanto sul piano reale che su quello
concettuale.
Nel bene o nel male, la cavaoriginata si inscriverà sempre nel
paesaggio, trasformandolo. Ne consegue che, per costruire lo spazio, dobbiamo
sempre scavare altrove;spesso noi apprezziamo semplicemente il positivo
della costruzione dimenticandoci dell’importanza di tale luogo complementare.
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Elementi in negativo impressi sull’Unità
di abitazione lecorbuseriana |
G. Fiamingo. Ricollocazione del Portale
Branciforte
a Scordia, 1998 - 2° premio |
G. Fiamingo, Central Glass Design Competition
2001 |
L’erosione
Oggi i valori del ‘negativo’ vengono espressi anche dai processi
erosivi che assediano il territorio. Erodereè anche sottrarre,
produrre differenza. Questa non si verifica soltanto per asportazione
di materia, producendo un ’assenza; può essere generata anche
da un’ apposizione, da un’ occupazione inappropriata e dannosa
dello spazio e delle sue caratteristiche. Conseguentemente, anche i fattori
erosivi possono assumere svariate sembianze, nella forma duale di inquinamento
fisico e culturale.
La differenza
Il concetto possiede una connotazione algebrica. Tuttavia, la differenza,
anche quando ridotta alla sola posizione, implica sempre il riconoscimento
dell’ altro. In ogni caso, individua una variazioneche costituisce
il cuore profondo della conoscenza, ciò che produce unità
e individualità. Il suo ruolo è, dunque, fondamentale: nel
metodo scientifico teorizzato da Cartesio in ‘Discorso sul metodo’,
la sperimentale riproduzione dei fenomeni osservati dal vero falliva al
suo apparire. Le risorse di questo concetto sono molteplici: secondo il
senso comune, individua in primo luogo una variazione, introducendo il
concetto di diversità, dunque di molteplicità. Se oggi possiamo
ben dire che tale variazionepermette l’orientamento nell’infinità
dei fenomeni simili, anticamente veniva guardata con sospetto. In questo
senso, più che al mai visto o udito, deve essere associata a ciò
che è estraneo alla comune esperienza, all’inusitato, al
ripugnante e persino al mostruoso. La differenzapuò essere ‘totale’o
‘parziale’. Nel primo caso i significati rimandano a logiche
additive e moltiplicative: due oggetti completamente diversi innescano
un processo di accumulazione di informazioni, generano contrasto, opposizione
e conflittualità, anche questi motivo e occasione di conoscenza.
Nel secondo caso, si distinguono diverse declinazioni, e si entra nel
mondo dei significati negativi. La differenza parziale implica l’individuazione
della variazione: attraverso un processo di sovrapposizione e rimozione
dell’identico s’introduce
nuovamente la sottrazione.
Il rovescio
Il ‘-’ implica anche un’inversione di segno che può
essere tradotta nel capovolgimento/rovesciamento di alcuni paradigmi della
composizione architettonica. In generale è sempre la Natura a risultare
impressa sulle linee architettoniche degli edifici, secondo le leggi della
mimesis. Tale consuetudine può essere, in alcune condizioni, ‘rovesciata’:
imprimendo e ri-cavando la spazialità ricercata nel vivo spessore
della terra, a partire da un oggetto già ‘dato’. Producendone
spazialmente il luogo di origine.
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G. Fiamingo, Architetture Rovesciate
nel centro storico di Favara, 2003 |
G. Fiamingo, Oggetti Complementari,2003 |
G. Fiamingo, Progetto di ristrutturazione
urbana e paesaggistica di piazza Duomo a Mascali, 2004 2a fase |
Vogliamo concludere questo breve itinerario
sul negativocon le domande poste in apertura di queste note. Riteniamo
l’argomento, infatti, ancora tutto da esplorare, tuttavia, ci sembra
ancora aperta la questione di ‘come’ oggi ci si possa e debba
interrogare sulle leggi e sulle modalità di costruzione dello spazio,
nella consapevolezza di questa dualità, di questa doppia natura
del fatto architettonico, che comporta la simultanea compresenza di logiche
additive e sottrattive, di costruzione ed erosione.
1. Si veda G. Fiamingo, ‘Archetipo,
punto e a capo’, in Architetturacittà n.7-8/2003 Paesaggi
d’architettura mediterranea, pp. 44-47, Agorà Edizioni.
2. Si ricorda sul tema: A. Terranova, (a cura di), Il progetto della sottrazione,
Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’, Dipartimento
di Architettura e Analisi della Città, Groma Quaderni n. 3, Roma,
Fratelli Palombi 1997.
3. Estrarre o scavare, levare, astrarre hanno comune radice latina nel
verbo traho-is-traxi- tractum-traere, che significa ‘tirar fuori’.
Traho-is-traxi-tractum-ere: tirar fuori. Ex-traho- is-traxi-tractum-ere:
estrarre scavando, cavar fuori. De-traho-is-traxi-tractum-ere: detrarre,
tirar giù, tirar via, strappare, levare, diminuire. Abs-traho-is-traxi-tractum-ere:
togliere allontanando, astrarre. Infatti, è proprio l’adozione
dei prefissi ex, de, abs a generare differenze sostanziali: ex- amplifica
il significato di tirar fuori scavando da una massa originaria, esprimendo
il senso del cavare, dell’estrarre una forma dalla materia informe.
De-esprime, per effetto di quel cavare, il senso di riduzione della materia
originaria, cioè di una sottrazione. Abs-punta l’accento
sull’allontanamento, cioè sulla distanza che il distacco
interpone tra la massa originaria e il pezzo cavato: una distanza fisica
e mentale, cioè un’autonomia, che è l’ astrazione.
4. Vedi la ricerca ‘ Calabria da rigenerare. Rottamare il degrado’
nata da una convenzione fra la Regione Calabria, Assessorato ai Lavori
Pubblici e il Dipartimento di Architettura e Analisi della Città
Mediterranea della Facoltà di Architettura di Reggio Calabria,
2000/2001, Dir. Scientifico ing. P. Lo Sardo, Resp. Scientifico arch.
R. Nicolini. La ricerca è in corso di pubblicazione sui Quaderni
di Dipartimento. Si segnala, inoltre, A. Criconia (a cura di), Figure
della demolizione, Milano-Genova, Costa & Nolan 1998 e L. Marabello,
La demolizione come strumento di indagine delle trasformazioni della consistenza
e della durata del corpo architettonico, tesi di dottorato in Progettazione
Architettonica
e Urbana XV ciclo, svolta presso l’Università degli Studi
di Reggio Calabria, Tutor: prof.ssa L. Thermes.
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Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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