| Il
tema è ‘Architettura e Arte’. Nel magnifico cortile
rinascimentale del Palazzo Ducale dei da Varano pongo un accento, una
congiunzione diventa un verbo, il titolo del convegno cambia e appare
così quello del mio intervento: ‘Architettura è Arte’.
Sembra una ovvietà, ma mi accorgo subito che è un tema arduo
da sviluppare. Con cinque brevi note, cinque diversi argomenti, si afferma
che l’Architettura è:
1. costruzione, opera realizzata;
2. razionalità e fantasia;
3. arte e scienza;
4. consapevolezza del fatto che costruire è contemporaneamente
distruggere;
5. arte civile.
Così espongo brevemente alcuni frammenti di pensieri dubbiosi.
1. Cosa intendiamo per Architettura? Il disegno
o le opere? Il corpusdisciplinare o la fabrica? Ambedue senza confonderli
però!
L’Architettura comunemente e ufficialmente è ritenuta un’arte;
tuttavia ciò che, nel diffuso sentire, apparentemente la allontana
dalle altre arti sono la utilitase la firmitas; tanto che, se l’Architettura
fosse solo venustas, forse sarebbe più facile dimostrare la sua
artisticità, ma, senza tali peculiari caratteristiche, certamente
l’Architettura verrebbe snaturata e non sarebbe più Architettura.
È una questione di dosi, di quantità, di equilibrio tra
le parti componenti.
Ma lo ‘specifico’ - riesumando un efficace termine sessantottino
- dell’Architettura è proprio l’utilità pubblica
e privata, ove risiede la sua civiltà, la sua eticità: ciò
tende ad allontanare e a sfumare la percezione della ‘artisticità’
dell’Architettura che invece, proprio in quelle caratteristiche,
fonda la sua prima ragione di essere. Senza utilità, per non
dire senza stabilità, non c’è arte nell’Architettura
anzi non c’è l’Architettura. C’è altro.
Si trasferisce il senso verso la scenografia, la scultura, la land-arte
verso altre manifestazioni il cui essere arte risulta molto più
facilmente e indiscutibilmente accettato proprio perché sono manifestazioni
più lontane dai bisogni umani primari.
Ancora oggi una concezione accentuatamente ottocentesca dell’Architettura
la vuole scissa da uno dei suoi primari aspetti intrinseci e fondanti:
quello tettonico, di costruzione, di opera realizzata. La dipendenza dell’Architettura
dalle leggi della fisica, dalle caratteristiche della materia e dalla
materia stessa, che all’Architettura dà corpo, apparentemente
le sottraggono il valore artistico ‘alto’.
Sulla disciplina, all’interno del fare Architettura, tra gli architetti
e gli altri operatori del settore, si riflette una stessa ombra portata
da una fuorviante concezione dell’arte che penalizza e scinde la
nostra Architettura: vi è da una parte ciò che è
nobile, elevato, sublime, ideale e come tale valorizzato e, nello stesso
tempo, si trascura il fatto che l’Architettura
è il risultato che si ottiene ponendo materia su materia, materia
a fianco di materia (il che viene correntemente e concordemente ritenuto
vile, prosaico). Nell’Architettura non c’è l’anima
separata dal corpo o meglio non c’è anima senza corpo, né
corpo senza anima. Il corpo dell’Architettura è la sua anima
e la sua anima coincide con il suo corpo. La materia coincide con il cosiddetto
‘spirito’ dell’Architettura, con il suo spazio, con
il suo tempo. L’architettura è costruzione e la costruzione
non è una subordinata della composizione architettonica, ne è
la continuazione. Dunque l’Architettura è costruzione.
2. Se, come pare accertato, nella parte sinistra
del cervello risiedono le facoltà della logica e nella parte destra
risiede la creatività, sicuramente il cervello è uno solo.
L’Architettura non è soltanto fredda razionalità,
né solo fantastica visione. La fantasia sostiene ed è a
sua volta sostenuta dalla logica; esse insieme supportano il pensiero
e la parola, strumenti del linguaggio umano: prosa e poesia. La poesia
scavalca, supera la barriera della coscienza e affonda le radici, quelle
che le danno efficacia e ragione di essere, nell’inconscio, dove
le antitesi si congiungono e si identificano. La ‘lateralità’
è un elemento, un veicolo fondamentale per condurre una composizione
architettonica e produrre un’opera di Architettura dove accade che,
quando si conquista solo razionalmente il ‘centro’ del problema,
si perde per intero il problema stesso, la sua unitarietà. Per
produrre un’opera di Architettura è necessaria la simultaneità
di un atteggiamento razionale e di una veste poetica, dove l’uno
trasmuta nell’altra e viceversa. Dunque l’Architettura è
insieme razionalità e fantasia.
3. Nell’introduzione a ‘Architettura
- Saggio sull’Arte’, Etienne Louis Boullée si domanda:
‘Cos’è l’architettura? La definirò io,
con Vitruvio, l’arte del costruire? - una bella sintesi - Certamente
no. Vi è in questa definizione un cuore grossolano. Vitruvio prende
l’effetto per la causa. La concezione - dico io l’idea - dell’opera
ne precede l’esecuzione. I nostri antichi…’. Successivamente
Boullée pretende di scindere nell’Architettura l’arte
dalla scienza dove: ‘…l’immagine della capanna primordiale,
che precede nella mente dell’uomo la sua costruzione…’
rappresenta ‘…produzione dello spirito…’ ed è
ciò che ‘…costituisce l’architettura e che noi
di conseguenza possiamo definire come arte di produrre e di portare fino
alla perfezione qualsiasi edificio’.
‘L’arte del costruire è quindi qualcosa di secondario
che a noi sembra corretto indicare come la parte scientifica dell’architettura.
L’arte e la scienza; ecco ciò che noi crediamo dover distinguere
nell’architettura’. Boullée gerarchizza, separa, specializza.
Il secolo dei lumi porterà conseguenze incisive sugli ordinamenti
civili d’Europa e di tutto il
mondo occidentale; per quanto ci riguarda più da vicino: la scissione,
inconcepibile per l’Architettura, tra scuola di belle artie scuola
politecnica; scissione dalla quale dobbiamo ancora oggi riprenderci completamente.
Grande frattura della disciplina architettonica che negli ordinamenti
scolastici a volte, spesso, pone la composizione, riduttivamente
detta progettazione, lontana, quasi in contrasto con la progettazione
esecutiva, con la costruzione dell’opera e con l’opera stessa!
Nel pensiero dell’uomo e nelle sue migliori opere, comprese le opere
di Architettura, la razionalità trasmuta in fantasia e il fantastico
in razionale. Non vi è limite netto tra espressione razionale e
espressione fantastica. Dunque l’Architettura è arte e scienza.
4. Va acquisita la consapevolezza del fatto
che costruire è contemporaneamente anche distruggere. Non v’è
azione edificatoria che non implichi azioni demolitorie, distruttive.
Fatto ad arte e artefatto sono composti con gli stessi etimi e esprimono
due diversi e divergenti significati. Artificiosignifica anche inganno.
Pertanto si noti il linguaggio tradizionale della critica d’arte
e dell’estetica, dove abbondano frasi e parole come: le conquiste
dell’arte; il sublime; l’impalpabile; il sacro; l’orrido;
il mostruoso - nel doppio significato -; il funesto; il terribile; l’armonia;
la gradevolezza; la gioia; l’estasi …
L’emozione che trasmette un’opera d’arte a volte, spesso,
è violenta. Il suono della propria voce ‘interno’,
‘cavernoso’, ‘osseo’ che si percepisce al centro
del tholosnella Tomba degli Atridi a Micene, oppure al centro di una delle
volte circolari ribassate a sezione ellittica del soffitto del primo piano
del parcheggio sotterraneo di Luigi Moretti a Villa Borghese a Roma, suscita
impressione e incute terribilità, nella immediata dualità
che si stabilisce tra noi, la nostra carne e la pietra, tra l’Architettura
e l’uomo. E il sublime dell’arte è lo stesso della
guerra: chi non è stato orribilmente affascinato dalla sequenza
dell’attacco alle Twin Towers? E prima ancora dalla visione della
grandiosità mostruosa di un’esplosione atomica? E il fascino
del fuoco? La sua bella potenza che annienta? La sua luce accecante e
il focolare domestico,
i ‘fuochi’ dei censimenti antichi. Nella triade vitruviana
per definire l’Architettura è nominata la Venustas, ma Venere
è l’amante di Marte. La marzialità con le sue azioni
distruttive è l’altra faccia della medaglia dell’arte
e dell’Architettura. Ares, Marte con la sua forza micidiale si unisce
a Venere, forza edificante e produttiva. La mitologia degli antichi greci
e romani offriva e offre ancora una diffusa consapevolezza della compresenza
e coincidenza di due forze contrapposte,
amore e odio, amore e morte, della bivalenza delle due azioni. E poi Armonia,
agli artisti così cara, è figlia di Venere e di Marte. Questa
consapevolezza va esplicitata e tenuta attivamente presente quando ci
si occupa di Architettura. Dunque costruire è distruggere.
5. Chi è l’architetto? Cosa è
l’Architettura?
Trovo la risposta nelle parole di Hans Poelzig per il quale l’insegnamento
della composizione architettonica è più che un ‘dovere’
accademico e una attività subordinata alla ‘professione’
di architetto. L’insegnamento di Poelzig allena alla incertezza
e rafforza il dubbio. L’architetto non è uno specialista,
non è - solo - colui che sa disegnare, né colui che ha -
solo - fantasia. Essere architetti, fare Architettura ha attinenza con
la sfera etica: è lotta contro se stessi e contro le debolezze
della natura umana. La definizione corretta di architetto è offerta
da questo poco frequentato maestro quando afferma che: ‘Essere architetto
non significa essere uomo del mestiere nè specialista, bensì
uomo, combattente per tutto ciò che è umano’. Dunque
l’Architettura è arte civile.
Principali riferimenti bibliografici
Cesare Brandi, Eliante Arcadio o della scultura, Eliante o della architettura,
Giulio Einaudi editore, 1956.
Etienne Louis Boullée, Architettura saggio sull’Arte, Marsilio
Editori/Padova, 1981.
Marco Biraghi, Hans Poelzig, Architettura Ars Magna 1869-1936, Arsenale
Editrice S.r.l./Venezia, 1992.
Margherita Petranzan e Gianfranco Neri, Franco Purini, La città
uguale, Il Poligrafo casa editrice/Padova, 2005.
Marco Peticca, Parole … Aforismi, digressioni, note e racconti brevi
di architettura, Editrice Librìa/Melfi, 2005.
James Hillman, Un terribile amore per la guerra, Adelphi Edizioni S.p.a./Milano,
2005.
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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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