| Spazi
del futuro/Città e nuovo millennio
Quando si parla di ‘altro spazio’ ci si riferisce ad uno spazio
alternativo, ad uno spazio che non c’è, ad uno spazio invisibile,
che immaginiamo, che è nei nostri desideri, ad uno spazio che vorremmo
costruire; comunque ad uno spazio altro, un luogo in cui ritrovare identità
e valori, percorsi e sentimenti della nostra storia, della nostra esperienza
sociale ed umana. Uno spazio altro, confinante sempre più con lo
spazio della lontananza, lo spazio dell’utopia, lo spazio dei nostri
desideri. Quanto volte abbiamo immaginato uno spazio diverso, in grado
di esprimere i nostri bisogni. Una città, una casa, degli oggetti
in cui riconoscersi con il proprio destino. Viviamo, invece in città
prive di immagine, di riferimenti simbolici, di architetture di qualità.
Le città sono sempre più anonime, alienanti, invivibili.
L’arte è sempre quella del
passato, mai del presente; una storia che anticipa puntualmente un futuro
assente. Le città d’arte sono sempre quelle storiche, la
contemporaneità sembra tutta da abolire, da rimuovere. Sempre e
comunque, il Novecento pare non lasci traccia; i suoi segni appaiono deboli,
non convincenti, a volte retorici, vere e proprio enunciazioni corali
di regime. Si impone ai nostri occhi la città del non senso, dello
spiazzamento culturale ed esistenziale, la città da cui fuggire.
La città dialettica, democratica, la città dell’arte,
diviene sempre più un’utopia. Non c’è più
spazio per la creatività. L’immaginazione appare ininfluente
come la stessa idea di città.
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Abitacolo. La fabbrica estetica |
Abitacolo. Città Opera d’Arte |
Il mercato vince sulla cultura della città.
Eppure, si costruisce, si pianifica; le città si modificano continuamente,
grandi aree vengono compromesse, snaturate, riconsegnate a disegni faraonici,
a investimenti e speculazioni lucrose. Nuove volontà pubbliche
e private regolano e anticipano il destino delle città. Mutazione
e diversità sono state due costanti storiche nella formazione della
città; la città moderna pare invece aver dimenticato proprio
questa caratteristica alimentando processi di edificazione elefantiaca
secondo i modelli di un linguaggio ripetitivo e ossessivo. Solo una città
che nasce dall’arte può avere un futuro; la città
del domani si costruisce con l’arte. Solo l’arte può
costruire la città dei valori, la città delle differenze,
la città della creatività diffusa. E di arte e di architettura
di qualità dovranno nutrirsi le città del domani nel loro
processo di riqualificazione urbana e ricostruzione territoriale, dai
centri antichi alle periferie degradate. Dinanzi alla retorica monumentale,
alla insignificante riproposizione di stilemi del passato e la affermazione
negativa della babele di forme e linguaggi anonimi ed insignificanti,
è necessario nel nuovo millennio promuovere un progetto di contaminazione
della qualità architettonica in cui riaffermare accanto ad una
nuova idea di città, forme altre, dissacratorie, eretiche, di nuova
creatività. È giunto il momento di ripensare le città
come organismi viventi, in armonia con la natura. Nei prossimi decenni
la comunicazione in rete trasformerà anche gli spazi urbani e l’esplosione
migratoria creerà altre complessità e mutamenti epocali.
Nuove forme di città disegneranno il nostro futuro.
Città Opera d’arte
La storia della città è storia dell’arte, ossia storia
degli oggetti dal valore artistico e simbolico. Oggetti che generano la
formae la struttura della città. Attorno alle relazioni tra arte,
città e oggetto ruota il futuro della qualità dello spazio
urbano; la sua attuale crisi è, appunto, la crisi dei rapporti
tra creatività, architettura e città. Un rapporto che nella
storia
ha prodotto invece esempi di città d’arte e singolari architetture.
Lo spazio della città, così come per altri versi lo spazio
della casa, è dunque, spazio di oggetti relazionati, di pieni e
di vuoti, che si distinguono per qualità, per ‘differenza
dell’arte’, perché fanno riferimento a regole d’arte.
Una differenza di valore che, come spesso è accaduto nella storia
dell’umanità, può generare l’opera d’arte,
in alcuni casi città d’arte. Che cosa sarebbero, allora,
città come Roma, Firenze, Parigi, senza le loro cattedrali, i loro
monumenti, le storiche architetture, senza quella ricchezza di piazze,
fontane, sculture; senza, cioè, quegli oggetti d’arte che
le identificano e le rendono riconoscibili? Certamente città anonime,
con un corpo ma senza anima, luoghi effimeri, spazi dell’alienazione
umana ed esistenziale come gran parte
degli spazi urbani contemporanei: appunto non-città, non-luoghi,
sempre più periferie. Ma non bastano gli oggetti a migliorare la
città se non sono urbanisticamente organizzati; la bellezza della
città è anche il suo disegno, la sua forma, che a volte
può anche non corrispondere alla qualità artistica dei suoi
componenti. È quindi, la qualità dei segni storici, il loro
costituirsi e affermarsi nell’impianto urbano che influenzano la
progettazione del nuovo, lo sviluppo delle città, il futuro stesso
delle città. Ma la città oggi è anche una ‘complessa
macchina linguistica’ in cui all’oggetto artistico si è
contrapposta l’immagine pubblicitaria, ai luoghi di incontro la
‘piazza telematica’, alle relazioni di umanità di un
tempo un sistema di informazioni e di comunicazione multimediale. Una
grande comunità di forme e linguaggi aperta alla contemporaneità
che rilancia con forza l’utopia di una città come un’immensa
opera d’arteproiettata a delineare l’idea di un futuro diverso,
di un’alternativa possibile. L’arte della cittàsi impone,
dunque, come arte nuova, l’arte delle arti, in un sistema della
comunicazione che si alimenta nei laboratori creativi della contaminazione
e degli attraversamenti, e per questa sua complessità capace, finalmente,
di riconquistare l’alfabeto estetico di una nuova alleanza tra natura
e artificio, tra città e ambiente Una alleanza capace, forse, di
restituire valore alla città e all’ architetturacome forma
d’arte.
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Fernando Miglietta, Laboratorio Città
delle Arti, ‘Architetture e progetti di spazi pubblici -
Nuovi paesaggi contemporanei nelle città italiane’ |
La fabbricaestetica. L’Arte
dell’Architettura e della Città
La città è opera d’arte
che appare e scompare, con noi, con il nostro sguardo, la memoria, la
percezione del futuro.
La città è opera d’arte totale, collettiva, a cui
tutti partecipiamo coinvolti nel palcoscenico delle infinite illusioni
e delle inquiete certezze. La città è teatro della nostra
vita, dei mutamenti e delle diversità del mondo; spazio psichico
di solitudini e affollamenti, di forme e linguaggi, di idee, sogni e utopie.
La città è forma complessa; la sua mutazione è il
suo divenire, il suo futuro la tutela della sua identità, della
sua struttura fisica quale valore emblematico di una cultura. Il pensiero
umano genera la sua forma, e le sue forme a volte agitano altri pensieri,
altre forme. Eppure, ogni città è rimando di altre città,
di altri luoghi, di città che si richiamano, si rincorrono, agitano
forme e segni della nuova globalità urbana; si abitano, si parlano,
quasi a costruire un mondo di città in cui è bello tuffarsi
per ritrovare le ragioni di un’idea urbana. La città è
rappresentazione, è movimento continuo, è continuità
di immagini, segni, oggetti che suscitano visioni, quasi costruiscono
una città di città. La città è visione infinita,
è nuovo orizzonte di idee, è spiazzamento prospettico, è
creatività. La città è Arte, è Architettura
del mondo. Ecco, l’arte della città, l’arte di costruire
la città, la sua bellezza, il suo fascino, la sua seduzione. La
città è fabbrica estetica, costruzione di unità e
differenze, spazialità di luoghi e non luoghi, attraversamenti
e contaminazioni, interferenze e sovrapposizioni. Ma ogni città
è anche ogni altra città. È l’arte di costruire
vuoti e pieni dell’identità collettiva. La città oggi
più che mai è complessità, di nuovi segni di ‘medialità
comunicative’, articolazione e complementarità di subidentità.
Ecco, allora, la città cinematografica, con la sua arte urbana,
con il suo potere di dissolvimento e compenetrazione, con la sua forza
comunicativa e la sua capacità di reinventarsi e, tuttavia, in
grado ancora, da un lato, di narrare luoghi, storie e emozioni, dall’altro,
di rinnovare
l’esperienza estetica tra arte, architettura e nuove forme della
spazialità metropolitana. L’arte di costruire la città,
lancia così, tra memoria e futuro, la sfida progettuale di una
nuova dimensione estetica che, nella complessità di una condizione
plurale, ritrova nuovi temi per ripensare i luoghi della alienazione contemporanea
e disegnare il futuro.
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www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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