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a Camerino 2005
Premio di Architettura e Cultura Urbana
Fabiano Micocci
Centro Culturale per la pittura paesaggistica europea nel Lazio: museo,
atélièr ed alloggi per artisti.
Olevano Romano (Roma)
Università degli Studi di Roma Tre, 2002. Relatore prof. Luigi
Franciosini
In epoca romantica Olevano era meta di poeti e artisti, soprattutto tedeschi
e rientrava nel tour che si organizzava al Caffè Greco di Piazza
di Spagna. Il primo nucleo urbano dovrebbe nascere intorno all’anno
800, quando, a causa delle continue lotte, la popolazione dei villaggi
circostanti si riunisce su questa altura di 570 m. Nel 1212 viene costruito
il Palazzo Colonna da Oddone I, utilizzato per il soggiorno estivo e non
per la vita quotidiana, a causa dell’inaccessibilità del
sito alle carrozze. Passato successivamente sotto il dominio degli Orsini,
del Frangipane e, nuovamente, dei Colonna, nel 1800 Olevano comincia ad
espandersi al di fuori delle mura cittadine. È questo il periodo
in cui la fama di Olevano si diffonde tra gli artisti di tutta Europa.
Tuttora l’Accademia tedesca ha delle proprietà destinate
a soggiorni di studio per studenti dell’Accademia di Belle Arti
di Berlino. Nel 1993 nasce il “Centro Studi per la pittura paesaggistica
europea nel Lazio”, in collaborazione con il Comune, per raccogliere
opere e memorie. Il nuovo centro culturale recepisce questa iniziativa
offrendo un nuovo spazio espositivo corredato da alloggi ed atélièr
per coloro che vogliono raccontare il paesaggio di Olevano.
Il sito individuato è il Monte S. Martino, posto a ridosso del
nucleo medioevale e delle mura poligonali orientate verso sud. Il principio
insediativo segue l’andamento del terreno definendo un nuovo limite
del nucleo urbano, inteso come spazio di transizione e sintesi, ovvero
un limite abitabile.
Segnare il terreno per renderlo adatto all’intervento è un
gesto per definire un’appartenenza: le incisioni definiscono i primordiali
principi dell’insediamento. La materia estratta, attraverso l’accumulazione,
origina volumi che si aggiungono al terreno predisposto ad accoglierli.
L’accumulazione si origina dal basso verso l’alto con un progressivo
alleggerirsi
delle masse, fino alla quota del plateau a 470 m. Da questo accostamento
tra la superficie dello scavo e i volumi aggiunti nasce uno spazio interstiziale,
cuore del progetto, che segna luoghi e percorrenze, orografia naturale
e proiezione verso il paesaggio. L’applicazione di una regola costruttiva
e distributiva permette la gestione delle strutture e il controllo del
sistema, originando una varietà di scorci, paesaggi, interruzioni,
incroci, penetrazioni.
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Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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