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a Camerino 2005
Premio di Architettura e Cultura Urbana
Giuseppe Salvatore Vanadia
Tortorici e il suo torrente
Università Mediterranea di Reggio Calabria
Facoltà di Architettura
Tesi di Laurea in Architettura
Relatore prof. arch. Laura Thermes
Correlatore arch. Adriana Galbo
La tesi, discussa nel luglio 2004, ha per oggetto lo studio e la riqualificazione
delle zone ripariali del torrente Zappulla ricadenti nel centro urbano
del Comune di Tortorici (ME). Centro di origine medioevale dei monti Nebrodi,
sorge a 450 m s.l.m. alla confluenza di tre corsi d’acqua. Il nastro
costituito dal fiume e dalle sue sponde assumeva non solo la funzione
di limite fisico all’espansione urbana, ma anche quella di filtro
tra città e campagna, garantendo, quale elemento distanziatore,
la preservazione dell’aura del centro urbano. Queste funzioni non
impedivano l’espressione delle vocazioni dell’area quali la
localizzazione di attività produttive legate allo sfruttamento
della forza delle acque o la coltivazione di orti lungo le sue sponde.
Il sistema generato dal mutuo rapporto tra queste parti generava una
condizione di equilibrio in cui ogni luogo
esprimeva, attraverso un uso dettato dalla vocazione del luogo stesso,
le proprie potenzialità, preservando ed
esaltando, allo stesso tempo, l’identità dei luoghi. Nel
corso degli ultimi trenta anni, la realizzazione di infrastrutture
ha mutato i flussi e i pesi degli assi viari creando nuove centralità
e spostando i limiti del centro urbano oltre il corso d’acqua.
Il segno che ha determinato l’espansione del centro ha, di fatto,
cancellato tale porzione di territorio privandolo di
qualsiasi funzione.
Estinte, nel tempo, le attività di carattere produttivo ospitate
dall’area e caduta la funzione separatrice rispetto
all’ambiente rurale, l’area è chiamata, oggi, ad assolvere
a nuove ed importanti funzioni: elemento integratore
tra il centro storico e le espansioni ormai consolidate; elemento equilibratore
del nuovo sistema spaziale; distributore
di flussi non più solo naturali ma urbani.
L’obiettivo era quello di restituire, attraverso il progetto di
architettura, alla cittadinanza un bene pubblico e, all’ambito
di progetto, la dignità di luogo.
Il progetto ridisegna l’argine del torrente nel tratto compreso
tra i due affluenti. L’asse longitudinale, costituito dall’argine,
accoglie un percorso pedonale che, senza soluzione di continuità,
raccorda le quote di progetto che vanno da 450 a 473 m s.l.m., con il
piano urbano.
Elementi trasversali scandiscono il percorso e, alternativamente, connettono
l’esistente con il percorso di progetto
o quest’ultimo con la sponda opposta del torrente, a mezzo di ponti
pedonali.
Le aree sottostanti al viadotto, trattate a terrazzamenti, recuperano
ulteriori spazi alla fruizione urbana. La piazza
centrale si configura come area di contatto tra la parte a monte e la
parte a valle e rientra a pieno titolo nel progetto con una nuova pavimentazione
il cui disegno tenderà ad integrare il vecchio e il nuovo, valorizzando
elementi di pregio quali la chiese e il palazzo comunale che su essa prospettano.
Oltrepassata la piazza il percorso si sdoppia procedendo parallelamente
ma a quote differenti. Quello a quota
più alta e a diretto contatto con l’edilizia esistente, assume
un carattere più urbano e si diversifica per le soluzioni
formali adottate nell’altro percorso, più vicino al torrente
e alla porzione di verde che lo separa dal corso d’acqua.
È prevista la realizzazione di un’arena all’aperto
in corrispondenza della parte absidale della chiesa, unitamente
ad una nuova piccola piazza su cui prospettano la torre campanaria, l’abside
della chiesa e la cortina edilizia
delle case più prossime al corso d’acqua.
Il duplice percorso si salda, più a monte, in un sistema terrazzato
che mette in comunicazione il piano inclinato,
trattato a verde con parti pavimentate.
Tutti i salti di quota sono superati con l’alternarsi di piani
inclinati sistemati a cordonata, la cui pendenza non supera
l’8 % e piani orizzontali.
Il progetto attinge al tradizionale sistema del terrazzamento (tipico
dei luoghi), locali saranno le pietre da utilizzare
per le opere di pavimentazione e rivestimento.
Al di là degli aspetti funzionali del progetto, traducibili alla
scala urbana in una maggiore flessibilità e fruibilità del
centro urbano, non meno importante è la funzione di esaltare le
valenze inespresse dei luoghi, restituendo loro consistenza, identità
e visibilità.
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Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali |
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