| Non più destinati alla fruizione esclusiva di un pubblico ristretto di
esperti, appassionati e addetti ai lavori, i musei d’arte contemporanea
si fanno oggi interpreti di quella ‘totalità artistica’ che pervade la società
occidentale e che fa dell’arte stessa un bene di consumo.
Una serie di fattori perturbanti tendono a confutare l’opportunità di
ritrovare nell’edificio museale l’approdo naturale della ricerca artistica.
Sembra, infatti, che i processi artistici e l’arte stessa fuoriescano dai
consueti ambiti istituzionali per invadere ogni aspetto del mondo fisico
e della vita individuale e sociale. In realtà, nonostante tale volontà
dell’arte e degli artisti, il museo si è confermato nella sua finalità tradizionale
come esito obbligato di qualsiasi percorso creativo.
Si stabilisce, così, la premessa per la progettazione a Roma2 di un
museo inteso ancora come manufatto, capace altresì di interpretare in
termini innovativi le istanze della società contemporanea.
Segno identitario dei nuovi musei sembra essere l’instabilità insediativa.
I Musei dell’Iperconsumo appaiono come presenze singolari
distribuite geograficamente secondo precise gerarchie, espressione
di rapporti di forza interni al circuito globale dell’arte. Essi rifiutano
spesso di intessere rapporti con il luogo che li ospita divenendo, in tal
senso, la rappresentazione più efficace del carattere erratico della
ricerca artistica. Allo stesso tempo però, tali edifici, creano altrettante
centralità, al punto che l’immagine di una intera città può essere racchiusa
in un museo.
Facendosi interprete di questa condizione instabile, l’edificio progettato
si sospende dal suolo irrompendo nel paesaggio romano come
nuova icona della contemporaneità. Nodo significativo di una rete globale
di luoghi, il nuovo museo vuole essere tuttavia elemento di ridefinizione
di un brano della periferia romana, per questo si è scelto di collocarlo
all’esterno del sistema urbano consolidato, nell’area di Massimina, in
uno dei tipici paesaggi ibridi che contraddistingue la città contemporanea.
Immerso in tale contesto il fuoriscalamuseale si fa misuratore di
differenzee arginedi una incontrollata espansione urbana.
Il museo si configura oggi come un edificio ibridoil quale incorpora
un frammento consistente di centro commerciale.
All’interno della macchina progettata, arte e consumo, pur mantenendo
una forte interdipendenza, vengono separati. Zolle artificiali
sostengono la struttura museale ospitando, al proprio interno, spazi
commerciali di grandi dimensioni. Le attività commerciali si pongono,
così, a sostegno strutturale e concettuale dello spazio espositivo. Una
torre telematica sancisce, poi, la centralità della comunicazione
mediatica. La sua superficie alloggia monitor giganti che diffondono
nella periferia romana i contenuti artistici del museo.
Il museo contemporaneo appare sostanzialmente dissociato.
Relativamente tradizionale nella sua struttura funzionale, esso concentra
tutte le sue potenzialità innovative sul piano della forma facendosi
opera d’arte esso stesso.
La riflessione progettuale è entrata nel merito di questa aporia. Un
grande open space sancisce la definitiva dissoluzione della struttura
distributiva del museo classico, rendendosi disponibile ad ospitare
una grande varietà di allestimenti e performance artistiche. Sospesi
nel vuoto, volumi cubici di 7,20 m di lato, ospitano padiglioni espositivi
e laboratori per artisti.
Lo spazio espositivo ricorda l’interno di una fabbrica, i collegamenti
verticali mutuano dai viadotti l’immagine di infrastrutture di trasporto:
metafora della complessità urbana, l’organismo espositivo vuole
ricreare al proprio interno la pericolosità della città contemporanea. 1. Il progetto presentato è stato redatto in occasione di una consultazione ad inviti dedicata
al tema dei Musei dell’Iperconsumo. Questa esperienza ha visto come organizzatori
Franco Purini, Pippo Ciorra e Stefania Suma, per l’Accademia Nazionale di San
Luca, Mirella di Giovane, per il Comune di Roma (Assessorato alle Politiche per le
Periferie, lo sviluppo Locale, il Lavoro) e Margherita Guccione, per la DARC(Direzione
Generale per l’Architettura e l’Arte Contemporanea).
2. La consultazione richiedeva ai sette gruppi invitati una riflessione sulla struttura
museale della città di Roma e una possibile applicazione progettuale da individuare in
ambito periferico.
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Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
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