| Tratto da: Argomenti di Architettura Architettura & Città Società, Identità e Trasformazione |
Brunetto De Batté Modi di vedere Vangelo secondo Germano |
|||||||||||||||||||||||||||||||
| Di Baio Editore |
||||||||||||||||||||||||||||||||
| Non si può entrare nelle critiche della mostra, organizzata secondo Germano Celant e realizzata insieme a Gae Aulenti e Pierluigi Cerri, ... è come sparare sulla crocerossa, e poi secondo il vangelo di Germano c’è tutto, esattamente come ci potevamo aspettare, il rapporto tra Arti & Architettura è in parte terreno suo. Così viene catturata l’attenzione del mondo in questa grande iniziativa per Ge nova 04 città europea della cultura. Ovviamente partendo da un punto fermo: gli anni ’60 e l’arte povera e da lì verso diversi punti cardinali e tematiche tra ieri e oggi. La rassegna raccoglie differenti percorsi ed esplorazioni. Una stagione di intensa trasformazione che attraversa le utopie disegnate dei primi del secolo, le distopie dell’architettura radicale, le tecnotopie, le esperienze sfaccettate della Bauhaus, la fotografia come lettura della realtà, frammenti di film.
La mostra Arti & Architettura, curata
da Celant, ci accompagna verso la conclusione del viaggio che Genova ha
intrapreso lungo il 2004, dedicato alla cultura europea. Il ‘ritorno’
alla contemporaneità che questa grande mostra rappresenta è
un’apertura verso un nuovo cammino, più che il punto d’arrivo
di un percorso.
Siamo di fronte al meglio del meglio per stare dalla parte della città e di Celant, in fondo la filosofia è provocare l’effetto Bilbao (come preannunciato in una prima mostra preparatoria nel settembre del 2003), ma questo è per non addetti, o più vicini all’arte, ma noi sappiamo che l’architettura è servita anche per meravigliare, per essere spettacolo nello spettacolo oltre Debord. La nuova strategia supermoderna (molto vicino al progetto di design) gioca sul paradosso, lo spiazzamento, l’estraneità e queste soglie di ibridazione introducono nuovi significati alla città e nuovi percorsi intuitivi progettati molto vicino alle arti dove la funzione è sempre più secondaria all’involucro. Questo è anche il senso della mostra (vicino allo spirito genovese dell’accumulare) e raccoglie il percorso e le varie tangenze al tema, Genova infatti diventa come lo è sempre stata il punto di snodo per discorsi innovativi (i mille, il socialismo, arte povera, post modern, marcatré ...) La straordinaria invenzione di Celant è di aver progettato una festa neo-barocca, prodotto una macchina per fuochi artificiali a ripetizione dentro e fuori i palazzi, una festa che vuole scuotere, un modo per attirare a sé curiosità, l’attenzione dell’Europa e non solo.
Il Sindaco Pericu scrive: Una visione del mondo che ha prodotto - in una stagione di intensa trasformazione e ‘modernizzazione’ della città e del suo ruolo nel mondo - il grande teatro delle strade ‘nuove’ e delle magnifiche dimore che ora si recuperano al pubblico. Uno spettacolo per molto tempo non godibile perché rivolto al proprio interno. Genova vuole capovolgere questa tradizionale e splendida introversione, aprirsi, mettersi in mostra, mettersi in discussione. Ecco allora che il ‘museo’ scende nelle strade e nelle piazze con una serie di opere contemporanee che cercano un dialogo non scontato con le immagini, gli spazi, i significati che abbiamo ereditato dalla nostra storia. Penso che la discussione non mancherà. Il ‘nuovo’ che modifica, anche con gesti vistosi, il nostro panorama abituale non può lasciarci indifferenti. E noi non vogliamo essere indifferenti all’esigenza di ripensare il futuro sintonizzandoci sulla lunghezza d’onda dei maggiori artisti e progettisti contemporanei, riflettendo sul nesso tra cultura, sviluppo e mutamento urbano. Certo riappropriandoci della ricchezza della nostra storia, coscienti che Genova ha saputo essere nel corso dei secoli un laboratorio di invenzioni e non solo, più di recente, durante la stagione dell’industrializzazione del primo Novecento, ma anche negli anni a noi più prossimi, quando ha provato a riflettere sulle sue possibili nuove vocazioni. Un compito e una sfida che considero di nuovo attuali come nei momenti delle grandi svolte. Unico rammarico è che Genova poi alla fine viene sempre vista come la Genova Antica che esclude il novecento ... ma come altre città è una città moderna fatta di periferie, di insediamenti considerevoli extraurbani come Prà-Voltri di Gardella e Zanuso, Pegli di Rizzo, Quezzi e Sturla di Daneri ...), periferie che hanno certo bisogno di rinnovo, di azioni ed operazioni di contaminazione ... in fondo l’effetto Bilbao si può esercitare, visto che ha funzionato anche sui margini urbani.
Questo forse valeva la sperimentazione, visto
che il senso di contributi di scambio è da riferire all’happening,
all’installazione, all’effimero, all’istant city ...
strumenti che portano alla valutazione di possibili interventi successivi
di progetto e che possono divenire momenti di partecipazione, radunando
paesaggi di paesaggi nello spirito del tempo.
Poi, ho notato grandi assenze, da Barragan
o Goeritz a De Carlo. Ugo La Pietra, Strum ... ma questo diventa un gioco
per tutti i visitatori di registrare le assenze, che prosegue nei bar
con liste allungate sui tovaglioli ...
|
||||||||||||||||||||||||||||||||