| Esposizione
in progress
La nascita del Museo del Design ci ha permesso
di fare il punto su un settore, quello dell’industria del mobile,
che tanto ha contribuito, insieme alla moda, ad affermare, e a volte ad
imporre, lo stile italiano nel mondo.
Un itinerario segnato da “pezzi storici” frutto della collaborazione
tra creativi, imprenditori e artigiani.
Servizio e testo di Maria Galati, architetto
Industrial design, “interior design”, “lighting
design”, comune denominatore il vocabolo inglese “design”,
che indica un insieme di attività di ricerca finalizzate alla realizzazione
di un prodotto, dalla fase di ideazione, “concept”, fino al
prodotto finito. Datare con certezza l’inizio della progettazione
industriale non è cosa semplice. Alcuni la collocano nel
periodo del movimento artistico delle Arts and Crafts, altri agli inizi
del ‘900 con l’architetto Peter Behrens cui spetta il merito
di avere ridefinito la grafica, il design industriale e l'architettura
del Movimento moderno. (Ricordiamo l'intensa collaborazione con la società
elettrica AEG e la decisa influenza che ebbe su tre protagonisti dell'architettura
del Novecento: Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe e Le Corbusier)
altri ancora con il Bauhaus la scuola di arte
e architettura fondata da Walter Gropius e Mendelson a Weimar nel 1919.
Lo scopo della progettazione industriale era quello di creare un consumatore
con sempre maggiore potenzialità, grazie all’abbattimento
dei costi dovuto alla forte industrializzazione. La nascita del design
italiano è collocabile nel periodo del primo dopoguerra. A differenza
degli altri Paesi europei, si può dire che il disegno industriale
italiano sia nato dall’incontro tra giovani architetti e artisti
milanesi, desiderosi di nuove idee, e giovani imprenditori.
Nelle immagini due allestimenti del Museo della Triennale di Milano.
1. All’esterno: “Democrazia impilabile”. 2. “Supercomfort”
La posizione geografica di Milano ha fatto si che facesse da tramite tra
l’Italia e il Nord d’Europa, favorendo un via vai di scambi
culturali e lo sviluppo, al suo interno, di laboratori artigianali specialistici,
dando origine ai cosiddetti mercati di nicchia che hanno reso famoso il
Made in Italy nel mondo. Nel ‘33 nasce a Milano la Triennale, luogo
di esposizione delle arti e luogo d’incontro di artisti, ed è
sempre in questa città che verrà istituito dal gruppo Rinascente
il Premio Compasso d’Oroe più tardi verrà fondata
l’Adi, l’Associazione per il Disegno Industriale. Dopo molti
anni di progetti e ripensamenti si è finalmente riusciti a creare
presso la Triennale di Milano il Museo del Design. Un museo - diretto
da Silvana Annichiarico - con funzione di interscambio tra il Museo della
Triennale ed i molteplici musei privati, o di enti e aziende sparsi sul
territorio nazionale. Un’esposizione in progress, dunque, cui si
affiancheranno dibattiti e focus di
approfondimento.
Il rigore
È solo verso la metà degli anni
‘30 che comincia a svilupparsi in Italia una vera e propria cultura
industriale.
L’imperativo è “eliminare” il superfluo, “pulire”
mobili e oggetti.
1923-1943
In Italia, al contrario di ciò che avvenne nel resto
d’Europa, a causa dell’assenza di una cultura industriale,
ci fu un sviluppo tardivo del design.
L’architettura era quella funzionalista, ancora vittima del compromesso
ornamentale. A metà degli anni trenta inizia a nascere un’industria
che si occupa dell’oggetto di consumo, e allo stesso tempo si iniziano
a produrre oggetti dalla forma innovativa, depurati dai decori. Importante
in questo ambito è la lezione futurista, si sviluppa una progettazione
geometrica, si prediligono le figure elementari, quali il quadrato e il
rettangolo, e si aboliscono i decori e i ritagli irregolari.
Ci si avvicina alla visione razionalista.
Un input importante fu dato dalla Triennale dell’anteguerra. Nel
1933 la Triennale si trasferisce nel Palazzo dell’Arte di Giovanni
Muzio, e diventerà oltre a fulcro di attività di design
e architettura anche luogo di incontro e scontro di differenti tendenze
artistiche. Nel 1940 si tiene La Mostra Internazionale della produzione
in serie. Nascono in questo
periodo le riviste Casabella e Domus.
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1. Attaccapanni, di Giacomo Balla, 1925
c.a. www.futur-ism.it |
2. Poltrona “Vanity Fair”,
1930, Poltrona Frau. |
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3. Lampada da tavolo “Bilia, di
Gio Ponti, 1931, Fontana Arte |
4. Bottiglia di “Campari soda”,
di Fortunato Depero, 1928. |
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5. Specchio “Milo”, di Carlo
Mollino, 1937, Zanotta. |
6. Piatto “xxxxx”,di Gio
Ponti, 1925 c.a. Richard Ginori. |
Best man
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CARLO MOLLINO, architetto
Si laurea in Architettura al Politecnico di Torino nel 1931. Esercita
da allora un’attività professionale estremamente diversificata
in molti settori: architettura, design, arredamento, fotografia. Tra
le sue realizzazioni più importanti ricordiamo la Camera di
Commercio e il Teatro Regio di Torino.
GIO PONTI, architetto
Si laurea in Architettura al Politecnico di Milano. Dal 1923 al 1930
è direttore artistico della Richard-Ginori. Nel 1926 fonda
con l’Editore Gianni Mazzocchi la rivista Domus. Nel 1932 con
Pietro Chiesa crea Fontana Arte. La progettazione di Gio Ponti si
esplica in tutti i campi: architettura, design, pubblicità. |
Estetica e funzionalità
Gli anni del dopoguerra sono
quelli della ricostruzione, e dell’ottimismo. L’Italia viaggia
su ruote con la Vespa e la 500 e ascolta le prime “réclame”
alla televisione.
1943-1957
Sono gli anni della ricostruzione post bellica, della ripresa
economica, dello sviluppo dell’industria, dell’emigrazione.
Cresce il potere d’acquisto degli italiani e l’industria nazionale
si apre a un più ampio mercato. Nel design il salto di qualità:
l’oggetto non è più legato esclusivamente alla sua
funzione, ma è il risultato di un sodalizio tra design ed arte.
Non solo funzionalità, ma anche valenza estetica. Nel ’54
l’avvento della televisione.
Si inizia ad assistere ad un incremento dei consumi, famoso il programma
Carosello, che dal 1957 al 1977, offre agli italiani la possibilità
di aprire una finestra su una nazione in evoluzione, in continua crescita.
Nel 1946 nasce la Candy, con forte diffusione degli elettrodomestici.
Nel 1945 viene lanciata sul mercato la Vespa, nel ’57 la Fiat 500.
Nel 1946 presso la Triennale si teneva la prima esposizione di prototipi
di arredo per case economiche. I risultati non risposero alle aspettative,
e i modelli prodotti diventarono dei pezzi unici dai costi elevati. Nato
da un'idea di Gio Ponti e per volontà dei grandi magazzini la Rinascente
nasce nel ‘54 il Premio Compasso d’Oro, con l’obiettivo
di valorizzare la qualità del design italiano. Nel 1956 viene fondata
l’Adi, Associazione per il disegno industriale.
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1. Sedia “Antropus” di Marco
Zanuso, 1949, Arflex. |
2. Poltrona “Lady” di Marco
Zanuso, 1951, Arflex. |
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3. Tavolo “Reale” di Carlo
Mollino, 1946, Zanotta. |
4. Sgabello “Mezzadro”,
1957, Achille e Pier Giacomo
Castiglioni, Zanotta. |
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5. Sedia “Superleggera”
di Gio Ponti, 1955, Cassina. |
6. Poltrona “Margherita”
di Franco Albini, 1951, Vittorio Bonacina. |
Best man
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MARCO ZANUSO,
architetto
Nato a Milano nel 1916 si distingue per le sue attività di
urbanista, designer e architetto. È stato condirettore di Domus
nel ‘46 - ’47 e redattore di Casabella negli anni ‘50.
Vince il Compasso d’Oro nel ‘56, ‘62, ‘64,
‘67 e alla carriera nel 1985. Tra le architetture ricordiamo
il Nuovo Piccolo Teatro di Milano.
FRANCO ALBINI, architetto
Si laurea in architettura nel 1929 al Politecnico di Milano. Conosce
Le Corbusier e Ludwig Mies van der Rohe. Museografo è fra i
portavoce del Movimento Moderno. Tra i prestigiosi incarichi
spiccano la sede della Rinascente a Roma (1957 - 61) e le stazioni
della Linea 1 della Metropolitana Milanese (1962 - 63). |
La plastica
Gli anni ‘60 sono un
periodo di sperimentazione e di crescita, con industriali disposti ad
investire nella ricerca di nuovi materiali. Trionfa la plastica in tutte
le sue declinazioni. Le linee sono morbide e rotonde.
1957-1969
Gli anni ’60 sono gli anni della
maturità industriale, i salari sono più alti, l’occupazione
aumenta, il grado di istruzione è cresciuto, nasce il centro sinistra.
Il design cammina di pari passo con l’industria. Nuovi materiali
e nuove sperimentazioni si affacciano sui mercati. Sono gli anni in cui
tutto viene ridisegnato, ripensato con concetti nuovi e nuovi materiali.
La plastica, nelle sue molte sfaccettature, sembra essere il materiale
del futuro. Viene presentata dalle industrie Kartell e Artemide, che introducono
per prime il poliestere rinforzato con fibra di vetro, la cui lavorazione
richiedeva una partecipazione artigianale, creando degli oggetti di alto
valore artistico; gli oggetti in Moplen, a diffusione popolare per il
loro costo, sostituivano tinozze, catini, secchi fino ad allora realizzati
in legno o
metallo. La B&B introduceva, per la prima volta sul mercato, il poliuretano
a densità differenziata negli imbottiti, il
divano “Le bambole” di Bellini ne era un esempio applicativo
mentre la popolarissima poltrona “Sacco”, prodotta da Zanotta,
utilizzava palline in polistirolo. In quegli anni, sempre da Zanotta,
viene prodotta anche la poltrona “Blow” in Pvc saldato elettronicamente.
Da citare, per il suo modo di lavorare alternativo, l’industria
di mobili Danese. La sua era una concezione industriale inconsueta, la
produzione dei singoli pezzi era dislocata all’esterno e affidata
a delle industrie satelliti, limitandosi nei locali interni solo alla
fase di assemblaggio.
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1.Lampade“Falkland”,
di Bruno Munari, 1964, Danese.
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2. Radio TS522, di Marco Zanuso
e Richard Sapper, 1965, Brionvega, riedita nel 2001 da SIM2 Multimedia.
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3. Poltrone “Bobo Relax”
di Cini Boeri, 1967, Arflex
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4. Poltrone in rattan curvato, di
Joe Colombo, 1964, Pierantonio Bonacina.
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5. Mobili “componibili”
di Anna Castelli Ferrieri, 1969, Kartell.
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6. Lampada “Eclisse”,
di Vico Magistretti 1967, Artemide,
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7.
Poltrona “Sacco”, di Gatti -
Paolino - Teodoro, 1969, Zanotta. |
Best man
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CINI BOERI, architetto
Laureata al Politecnico nel 1951 la sua attività si è
concentrata prevalentemente sulla progettazione di arredi. Nel 1979
vince il premio Compasso d'Oro per il divano “Strips”,
disegnato con Laura Griziotti per Arflex.
JOE COLOMBO,
architetto
Nato a Milano nel ‘30 è pittore e scultore. Nel ‘54
si iscrive ad architettura. Sperimenta l’impiego dei materiali
plastici attraverso l’azienda di famiglia. I suoi progetti hanno
rivoluzionato la concezione tradizionale dell’abitare. |
Un design "emozionale"
Anni di transizione, di crescita, di evoluzione
del costume e della società italiana. La moda e il design “Made
in Italy” sono sinonimo di stile e qualità e varcano i confini
nazionali per essere consacrati
oltreoceano. Il rigore lascia il posto all’ironia.
1969-1980
Gli anni ’70 sono stati definiti, anni di transizione,
gli anni della velocità, anni in cui molti movimenti si sono sovrapposti.
Sono gli anni della contestazione, della disco dance, delle droghe allucinogene.
La famiglia italiana cambia e nel 1974 si va alle urne per il referendum
sul divorzio. Cambiano le abitazioni, gli spazi sono ridotti, si trascorre
molto più tempo davanti alla televisione, e di conseguenza l’arredo
si adegua ai nuovi costumi. Vengono prodotte lampade da terra, poichè
è diventato molto comune avere sala da pranzo e soggiorno nello
stesso ambiente, e le poltrone, davanti alla tv, diventano molto più
comode, essendoci la necessità di una seduta più rilassata.
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1. Caffettiera “9090”,
di Richard Sapper, 1979, Alessi.
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2. Lampada “boalum”,
di Livio Castiglioni e Gianfranco Frattini, 1970, Artemide.
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Nascono le nuove “cellule abitative” come quelle
di Joe Colombo. Nel 1972 il design italiano viene consacrato agli occhi
del mondo con la mostra “Italy: the new domestic landscape”
al MoMa di NewYork. Si inizia a parlare di design “emozionale”.
Gli oggetti sono ironici, colorati, super decorati. Nel 1979 Mendini presenta
la sua Poltrona
Proust.
Sono anni di contestazione e riflessione: nelle sedi delle più
note case editrici del settore si respira aria di contestazione, ma non
si discute di politica, gli artisti si incontrano, si confrontano, parlano
di architettura, di cinema,
di arte. Nascono dei gruppi storici di architettura e design: Archizoom
nel '66, Alchimia nel '76, Memphis nell'81.
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3. Televisore “Algol”,
di Marco Zanuso e Richard Sapper, 1964, Brionvega.
4. Letto “Nathalie” di Vico Magistretti, 1978, Flou.
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5. Poltrona “Proust”
di
Alessandro Mendini, 1978, Cappellini.
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6. Divano “Strips”,
di Cini Boeri e
Laura Griziotti, 1972, Arflex.
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7. Tavolo con ruote, di Gae Aulenti,
1980,
Fontana Arte.
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8. Portariviste “4676”,
di Giotto Stoppino, 1972, kartell.
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9.
Lampada “Arco”, di Achille e Pier Giacomo Castiglioni,
1962, Flos. |
Best man
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ALESSANDROMENDINI,
architetto
Architetto è nato a Milano nel 1931. Tra i promotori del gruppo
Alchimia è considerato tra i padri del rinnovamento del design
anni ‘80. Il suo approccio all’oggetto è un sapiente
mix di arte e design.
VICO MAGISTRETTI,
architetto
Architetto, nato nel 1920, è stato un illustre esponente dell'Italian
Modernism. Tre i Compassi d'Oro: nel ‘67 per la lampada Eclisse,
nel ‘79 per la lampada Atollo e nel 1995 alla carriera.
ENZOMARI,
designer
Nato nel 1932, si forma all'Accademia di Belle Arti di Milano. Ricercatore
e sperimentatore di nuove forme e significati del prodotto si è
spesso contrapposto agli schemi tradizionali del disegno industriale.
GAE AULENTI,
architetto
Dal 1956 esercita l’attività professionale a Milano,
che comprende: progettazione architettonica, interior e industrial
design, scenografia teatrale. Dopo la realizzazione a Parigi del Musée
d’Orsay e del nuovo allestimento del Musée National d’Art
Moderne al Centre Pompidou, cura la ristrutturazione di Palazzo Grassi
a Venezia. Tra i progetti più recenti la riqualificazione di
P.le Cadorna a Milano. |
Ritorno al privato
Gli anni del riflusso. Così sono stati
definiti gli anni ‘80 ma, dopo la tetra parentesi degli anni di
piombo, si riscopre la voglia di convialità. È il momento
del ritorno al privato e il soggiorno torna ad essere il protagonista
indiscusso della casa.
1980-1992
Gli anni ottanta sono quelli della “Milano da bere”, della
crescita degli investimenti in borsa e poi nel 1987 del crollo della stessa,
di tangentopoli, di programmi televisivi come “Drive in” e
“Indietro tutta”. Sono stati definiti gli anni del “riflusso”
e del ritorno al privato.
Nel campo del design, ancora storditi dagli anni ‘70, si iniziava
a guardare al passato rivalutandolo. Questo ha voluto dire recuperare
il mobile classico e pensare a un ricongiungimento tra industria e artigianato,
come valorizzazione di quest’ultimo all’interno del ciclo
industriale. È il periodo in cui designer stranieri come Jasper
Morrison, Philippe Starck, Michael Graves e Ron Arad, solo per citarne
alcuni, si affacciano sul palcoscenico italiano.
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1. Lampada “Taraxacum”,
di
Achille Castiglioni, 1988, Flos.
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2. Divano “Sity”, di
Antonio Citterio, 1986, B&B Italia.
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3. Tavoli “Vidun”, di
Vico Magistretti, 1987, De Padova.
4. Divano e sgabello “Dinamic collection”, di Massimo
Iosa Ghini, 1986, Moroso.
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5. Divano “Tatlin”,
di Mario Cananzi e Roberto Semprini, 1989, Edra.
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Best man
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MARIO CANANZI
(nella foto) E ROBERTO SEMPRINI, architetti
Entrambi Riminesi si laureano in Architettura a Firenze. In qualità
di designer collaborano,
anche individualmente, con le aziende più prestigiose del settore
del mobile. Nel 1993 in
occasione del Salone del Mobile di Colonia, a cura della Dupont International,
vincono il premio “Top Ten” per il divano “Tatlin”
prodotto da Edra. Ormai un “pezzo” storico.
MASSIMO IOSA GHINI, architetto
Progetta per le maggiori aziende del italiane e straniere con uno
stile internazionalmente riconosciuto. Si è espresso con successo
nella progettazione di spazi commerciali, luoghi di accoglienza e
catene di negozi realizzati in tutto il mondo di cui Ferrari rappresenta
un prestigioso esempio. Lo Studio Iosa Ghini ha sede a Bologna e a
Milano. |
Alta qualità
L’Europa, Internet, la globalizzazione del
mercato sono ormai una realtà. In un panorama internazionale sempre
più composito il settore del mobile italiano punta sulla creatività
dei designer e sulla qualità dei propri prodotti.
1992-2008
L’era della globalizzazione: dai lontani anni trenta
qualcosa in Italia e nel mondo è cambiato! Nuovi scenari hanno
rivoluzionato il mondo, la caduta del muro di Berlino, l’avvento
dell’Euro, Internet, la globalizzazione massificante. Sulla scena
dei mercati mondiali nuovi Paesi irrompono prepotentemente, soprattutto
il cosidetto “BRIC”: Brasile - Russia - India - Cina. Una
nuova manodopera si presta a costi bassissimi peccando di poca precisione
e approssimazione, producendo oggetti di bassa qualità. In questo
nuovo scenario il design italiano è molto apprezzato ed anche molto
imitato. Nasce pertanto l’esigenza di un design che sposi l’alta
qualità, distinguendosi dalle imitazioni, che punti su ricerca
e innovazione. Design di qualità significa coniugare la creatività,
caratteristica del Made in Italy, ai materiali e alla cura meticolosa
dei particolari. I nuovi oggetti di lusso, nell’era della globalizzazione,
punteranno
sempre di più sulla personalizzazione e le edizioni limitate. Fondamentale,
per emergere in questo composito panorama internazionale, l’interazione
tra Politecnici, Scuole di design e Studi professionali.
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1. Poltroncina “Cubica”,
di Tito Agnoli, 2002, Zanotta.
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2. Poltroncina “Monoflexsus”,
di
Paolo Rizzato, 2003, Alias.
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3. Libreria “Minima”,
di Bruno Fattorini, 1998, MDF Italia.
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4. Pouf
“Fat - Fat”, di Patricia Urquiola, 2007, B&B Italia.
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5. Divano “Victoria and Albert”,
di Ron Arad,
2002, Moroso.
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6. Sedia “Ricciolina”,
2003, di Marco Maran, Max Design.
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