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originale open space romano è valorizzato da giochi di cromie decise
e tende a pannello scorrevoli. Le luci, fluorescenti colorate e alogene
ad incasso, caraterizzano il progetto.
progetto Filippo Bombace, architetto
con la collaborazione di Federico Battistoni
servizio e testo Maria Galati
foto Luigi Filetici
In uno dei quartieri di Roma sviluppatosi negli anni trenta
definito come la città giardino, su modello delle garden cities
inglesi, all’interno di una palazzina degli anni cinquanta, l’architetto
romano Filippo Bombace ha trasformato un appartamento dalle geometrie
semplici e poco decise, in un appartamento dagli ampi spazi con accorgimenti
che lo hanno reso molto particolare.
Dopo aver svuotato i locali dai vecchi setti murari, l’appartamento
è stato diviso in due zone funzionali, notte e giorno.
Protagonista indiscussa dell’abitazione l’illuminazione.
Le fonti utilizzate sono principalmente due: fluorescenti colorate, in
una palette oscillante tra il lilla, il rosa, l’arancione ed il
blu deciso della lunga gola nel corridoio e l’illuminazione alogena
ad incasso. Il lungo corridoio, all’incirca tredici metri, caratterizza
il progetto e il disegno di un solco luminoso a soffitto lo rende allo
stesso tempo protagonista
indiscusso ed elemento di collegamento tra la zona giorno e la zona notte.
Nel soggiorno, per disegnarne il perimetro, sono state utilizzate delle
quinte di teli colorati scorrevoli a soffitto.
Il lungo corridoio, solcato dalla luce,
caratterizza il progetto e
collega le aree giorno - notte. Il living è definito dalle quinte
in tessuto.
Cucina, ”Alea”, Varenna; rubinetteria, Gessi; cappa, Nef
inserita all’interno di un volume di realizzazione artigianale;
elettrodomestici, Boffi; parquet di wengè, Cora. Divano, Edra;
teli scorrevoli, tessuto Elitis su sistema Mottura.
La cucina chiude lo spazio giorno con la sua isola. I colori utilizzati
in cucina sono il bianco e il colore testa di moro. La cappa è
inserita all’interno di un volume, di colore ciclamino, realizzato
artigianalmente su disegno dell’architetto.
Il grande tavolo rettangolare in rovere moro, con fasce in vetro retroilluminato,
la panca con lo schienale che ne permette un duplice uso, sia come seduta
pranzo che come sgabello, insieme a delle sedute girevoli, in lamiera
di acciaio forato, identificano la zona pranzo. L’area dedicata
al relax è caratterizzata da una quinta in muratura
rivestita in pietra, che ospita uno schermo a cristalli liquidi, e da
un comodissimo divano.
Panca e tavolo su disegno dell’architetto eseguiti da Dolmen; sedie,
Acerbis; quinta rivestita in tufo leccese; televisore, Toshiba; illuminazione,
Viabizzuno.
Biografia
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FILIPPO BOMBACE
architetto
Nato nel 1960 a Roma, dopo essersi laureato vi ha aperto il suo
studio professionale “La oficina de arquitectura”.
La sua attività, documentata da pubblicazioni nazionali
ed estere, risulta connotata da numerosi interventi di nuova edificazione
e di recupero in ambito residenziale. La tipologia degli interventi
ha consentito un particolare approfondimento delle possibilità
espressive dei materiali, delle tecniche di esecuzione e soprattutto
lo studio delle qualità suggestive e compositive della
luce integrata con il disegno dell’architettura. All’intensa
attività di architetto affianca quella di designer.
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