| Progetto
CMR guidato da Massimo Roj ha vinto il concorso per la realizzazione di
un nuovo
quartiere a Shanghai. Il complesso, su un’area di 170 mila mq.,
fa dell'acqua e del verde gli elementi
di connessione tra le tante funzioni che lo abiteranno.
direzione artistica e progettazione
di Bdi
È qui che si sta costruendo il futuro.
Shanghai oggi occupa il posto che occupava New York all’inizio del
XX secolo: culla del grattacielo del nuovo millennio, luogo di sperimentazione
di nuove tecnologie, terreno di coltura per la creatività degli
architetti. La società milanese Progetto CMR, guidata dall’architetto
Massimo Roj, è stata l'unica italiana invitata al concorso per
disegnare un nuovo quartiere della megalopoli cinese, e l’ha vinto.
Ora su un’area di 170 mila mq è partita la costruzione di
questo nuovo brano di città, concepito come momento di incontro
e di integrazione
tra le tradizioni europea e asiatica; certamente espressione della tumultuosa
e impetuosa crescita urbana, però mitigata da una preveggente cultura
di rispetto per la natura e per gli abitanti. I 650 mila mq di costruito
saranno divisi in edifici a torre a in ambienti sotterranei nascosti da
collinette a verde. Vi saranno residenze, uffici, spazi commerciali, un
centro di ricerca farmaceutica e un hotel. A contrastare la minaccia che
tutto il territorio urbano resti schiacciato da masse edificate, Progetto
CMR ha riproposto in chiave contemporanea il concetto di giardino cinese,
dove vegetazione e architettura, rocce e acqua si accostano senza soluzione
di continuità. Qui ogni edificio è legato
a un materiale caratterizzante, ma tutto nasce dal lago centrale.
Gli spazi abitativi alberghieri emergono dal
prato come stratificazioni rocciose, le torri si ergono in altezza e trasformano
gli uffici in belvedere; le attività commerciali, che meno necessitano
della vista del cielo, sono ubicate
sotto le collinette che disegnano un paesaggio gradevole e vario.
L’incontro con la natura non si limita al verde disegnato, che diventa
raccordo con l’edificato, tutte le costruzioni sono improntate al
risparmio energetico e progettate secondo i principi dell’edificio
“passivo”. Le facciate studiate in funzione dell’energia
solare prevedono grandi aperture verso sud percorse da shed che consentono
l’irraggiamento invernale e l’ombra nei mesi di maggior calore,
senza mai occludere la vista sull’intorno. Ventilazione e isolamento
sono studiati in modo tale da usare il calore di recupero e permettere
la circolazione dell’aria. Nel disegno le facciate acquisiscono
le caratteristiche tecniche necessarie esaltandole nel disegno: così
gli shed diventano membrature orizzontali che sveltiscono la linea del
fabbricato e lo presentano come stratificazione modellata dal vento.
Le masse edificate si incurvano a onda come
a proseguire in alto l’andamento dei rilievi artificiali protetti
dal manto del prato
che continua sopra le coperture in pendio, a garanzia di un migliore rendimento
termico e di una più stretta integrazione architettonica. Le colline
artificiali sono rigonfiamenti apportati al terreno come se questo spontaneamente
germinasse dal suo grembo le forme variamente sinuose dei palazzi mentre
le torri, come cristalli, riflettono nelle molteplici sfaccettature la
luce del sole.
L’acqua segna la quota “zero” del complesso: al centro
del lotto si insinua tra i rigonfiamenti del suolo come l'emblema della
fertilità che lo pervade. Con i pannelli solari e fotovoltaici
sui tetti, con i camminamenti schermati di raccordo, con i sistemi di
recupero delle acque piovane, il complesso diventa un brano autonomo di
biosfera dotato di organica complessità.
L. S.
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