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99Idee Casa N°114-115

Librerie. 3 modi di inserirle nell'area conversazione
Di Baio Editore

Adeguarsi, interpretare, adattarsi allo spazio e allo spirito del luogo: questo è il compito di chi arreda in maniera sensibile. Un elemento che aiuta molto a caratterizzare un interno senza troppo condizionarlo sono le librerie; soprattutto quelle a giorno che servono a dividere gli spazi, ma anche quelle da parete o da incasso. È un grande stimolo alla creatività del progettista poter contare su questi ripiani quasi sempre modulari, estesi e poco profondi, ben strutturati per ragioni portanti, che si possono adattare ogni volta sia allo stile dell’ambiente che a quello
proprio del nuovo progetto. In queste pagine vi sono alcuni esempi dove le librerie giocano un ruolo di primo piano, sia come strutture leggere che dividono, che come elementi che impreziosiscono una parete.

Un soggiorno che sembra solo appoggiato all’interno di una scatola muraria nata
per un utilizzo industriale. E’ diviso dalle librerie in tre zone: pranzo, salotto e cucina.

A sinistra: un appartamento milanese, progettato dall’arch. Marco Colombo, dove prima c’era un laboratorio
costruito negli anni ‘30. Qui del loft si è voluto esaltare il grande spazio e la libertà dei percorsi, oltre alla luminosità più da atelier che da abitazione; e le librerie “a giorno” separano con trasparenza e leggerezza le tre zone canoniche del soggiorno.

- Tavolo ovale di Ikea; divani progettati da Vico Magistretti “Maralunga”, Cassina; librerie disegnate dalla proprietaria.
- Faretti alogeni in cristallo specchiato e sabbiato “Arno” disegnati da Oriano Favaretto, de Majo.
- “Fluid” è il progetto di un’abitazione “flessibile”. Di Massimo Iosa Ghini per Saporiti Italia.

Le librerie creano uno spazio nello spazio
separando la cucina dal pranzo.

- Tavolo e sedie di Saarinen, knoll.
- Poltroncine impilabili con scocca in polipropilene “Minx” design Archirivolto, Casprini.
- Sgabello e pouf ispirati agli anni ‘60 “Maxi” caratterizzato dalla seduta a “bolla” in acrilico trasparente soffiato e colorato, design Archirivolto. Delight by Tecnoforma

Una sartoria tutta artigianale negli anni ‘30 aveva fatto costruire questo lucernario che si estendeva su tutto il soffitto perché lì sotto si potesse tagliare e cucire con la migliore illuminazione possibile: quella zenitale. Era il momento eroico del primo razionalismo e gli architetti avevano un occhio speciale per le condizioni ambientali sia per vivere che per lavorare. In quella che attualmente è la Chinatown milanese, molti vecchi laboratori oggi vengono trasformati in abitazioni per giovani tentati dal loft. In questo caso si tratta di un architetto, anche pittore, Fabrizio Bartolini, che ha voluto rendere personale e pieno di carattere questo spazio senza intervenire sulla struttura. “Un intervento troppo radicale è un fare architettura che non amo. È meglio avere una cultura architettonica filtrata da esperienze di viaggio, in ambienti con un buon rapporto con la natura dove l’attenzione si concentra sull’elemento visivo, sulla forma e sul colore.” Qui la libreria è stata fatta su disegno e pochi oggetti sono opera di designers, la maggior parte infatti provengono da mercatini di paesi appartenenti ad altre culture. Perché “se arredi una casa tutta con pezzi di design, non capisci più qual è l’impronta vera di chi ci abita.”

Un piccolo ma ospitale angolo per la conversazione ottenuto rispettando le preesistenze, tra
cui lo scaffale portalibri. Da sottolineare il colore delle travi coordinato al colore dell’incannucciato.

- Divani in tondino di ferro curvato a mano di fattura ottocentesca. Consolle di tipo fratino.
- Divano in bambù ”King”, Bambù design.
- Poltroncina e pouf in rattan, Elite.

Il soggiorno qui a sinistra è un esempio assai gradevole di “rustico minimale”, dove protagonista è la struttura originaria (le travi del soffitto, le librerie ricavate dentro le pareti, l’incannucciato sotto tetto, il cotto del pavimento, il bianco puro dell’intonaco) e l’arredo ha solo un compito di accompagnamento discreto e omogeneo. Sono per lo più divani e letti in tondino di ferro curvato, prodotti artigianalmente sulla scia del mobile rurale dell’800, difficilmente databili ma certamente non moderni. Anche il tavolino, con la sua bella patina da pezzo antico, ricalca una forma tradizionale: la consolle di tipo fratino. L’insieme sembra giungere intatto da un passato di cultura contadina arcaica (siamo in Sardegna nella zona di Baja Sardinia), invece è il frutto di una ristrutturazione radicale e sapiente che ha sostituito gli elementi in cattivo stato con altri simili provenienti da demolizioni, quindi in un certo senso “autentici” per quanto riguarda l’epoca. In tale opera di risanamento si sono messe in atto strategie di straordinaria raffinatezza, come coordinare il colore delle travi (compresa quella della libreria) col colore dell’incannucciato per ottenere un involucro rustico omogeneo. Il candore del rivestimento tessile dei divani è un complemento necessario a questo discorso stilistico, in quanto continua il bianco delle pareti con un effetto di luminosa leggerezza.