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sempre cinema e letteratura prestano attenzione al cibo e ai suoi riti.
Seduti attorno a un tavolo i cibi non solo si mangiano ma si osservano
per la gioia degli occhi, si inalano gli aromi per inebriare l’olfatto.
E’ un momento di grande intimità tra i commensali, un momento
che potremmo definire “sensuale”, da inserire in un’adeguata
scenografia. Una zona esclusiva della casa dove arredi, luce, colori e
decori sono fondamentali per imprimere il “tono” giusto agli
incontri; un angolo riservato, pensato propriamente per ospitare con grazia
nuove o consolidate conoscenze, per riconquistare un tempo solo nostro.
La deliziosa collocazione geografica di questo sottotetto in pieno centro
a Vienna è stata ulteriormente valorizzata dalla scelta brillante
di aprire gli spazi interni con enormi vetrate, una piccola terrazza e
finestre-oblò alla splendida vista sulla Karlskirche, una delle
chiese più belle ed esemplari del barocco viennese.
Il senso quieto del condividere
il cibo e quello curioso del conversare vengono risolti
in questo living in modo essenziale: arredi sobri e colori morbidi in
una scenografia verde.
Una casa concepita e arredata secondo i canoni
del lusso; ne è prova inconfutabile il fatto che comprenda
un’ampia zona tutta dedicata al wellness con palestra attrezzata,
sauna e piscina coperta. Un invito al “bien vivre” che già
si respira nell’area d’ingresso dove s’incontra immediamente
il salotto e un limpido ed essenziale angolo pranzo avvolto dalle fronde
accupolate di un’enorme palma. Nulla di più che tavolo e
sedie disegnati da Frank Lloyd Wright, appena incorniciati dal parquet
in ciliegio e da ariosi spazi vuoti, oggi indici di lusso per antonomasia.
Nelle foto: in alto, “Nara”, il tavolo rettangolare e rettangolare
allungabile con piano in cristallo extrachiaro acidato disegnato da Vico
Magistretti, De Padova; in basso la finestra elettrica “Integra”
con tecnologia io-homecontrol®, Velux.
Lusso d’altre
epoche, quello evocato dai mobili in stile Isabelinos di questa zona
giorno incastonata tra parquet e moderni sofà, con un inaspettato
sguardo sul giardino.
Esistono diversi modi di interpretare... il
lusso. Dal giardino, verso il quale l’intera struttura architettonica
è orientata, entriamo in una casa situata sulla costa catalana
del Maresme, vicino Barcellona. Elevata con mattoni rossi, il gioco interno/esterno
si attesta sul cambio di pavimentazione: pietra Banoles al naturale fuori
e parquet per l’interno.
L’area living è stata concepita su due livelli dall’architetto
Miguel Espinet per differenziare l’ambiente dedicato al pranzo dagli
altri adibiti a diverse e varie funzioni: sopra la zona del biliardo,
in fondo la preziosa biblioteca, a lato i sofà di Alcàntara.
La centralità del pranzo è altresì sottolineata dalla
tavola “Burguesa” di Oscar Tusquets sormontata da un lampadario
stilizzato e scenografico, disegnato da un architetto catalano. Tutti
i mobili sono in chiaro stile
Isabelinos, un richiamo a quello moresco che la Regina Isabella volle
emulare una volta scalzata la preesistente dominazione araba. Nelle immagini:
in alto la seduta “Queen”, Boffi; in basso uno scenografico
lampadario a sospensione disegnato da Gino Sarfatti nel 1958, Flos.
C’è tutta la poetica
del razionalismo degli anni ‘20 in questa ristrutturazione dove
sono
state privilegiate le forme geometriche, le superfici nude e materiali
lasciati al naturale.
Uno “spazio introverso”, suole
chiamare la sua casa di San Michele di Pagana, a due passi da Portofino,
l’architetto Fabrizio Bartolomeo, proprietario e curatore del progetto.
Essendo inserita in un contesto edilizio popolare anni ‘50, il progettista
ha preferito filtrare lo scambio con l’esterno, indirizzarlo accuratamente
se non addirittura negarlo. Conseguenza di questa scelta è il ruolo
centrale, per gli interni, di materiali utilizzati solo al naturale, nessun
belletto e orpello, ma colori e materiali da costruzione puri. Lo spazio
nella sua globalità risulta fruibile e per nulla frazionato, ogni
superficie è stata lavorata “nuda” evitando qualsiasi
appesantimento. Pertanto il pavimento è un’unica gettata
di
resina bianca, senza giunti né fughe, riflette il soffitto e ne
diventa il suo doppio. Le pareti sono trattate con intonaco al naturale,
il cui solo ornamento sono la texture e il colore originari. Diverso,
perché in cemento, è l’intonaco usato per l’unico
setto che offre un filtro visivo e fisico tra cucina e area pranzo, una
zona delimitata sì, ma al contempo aperta. Il tavolo di Jean Nouvel
disegnato per Molteni e le sedie in midollino di Mies van der Rohe per
Alivar, che richiamano le corrispettive poltroncine nella zona conversazione
appena di fronte, sono idealmente racchiuse dal controsoffitto grigio
sospeso in corrispondenza. Tutt’intorno, a parte quella della cucina,
non ci sono quinte e il salotto si integra con puntuali e raffinati richiami.
Una filosofia di stile ripresa dalle strutture architettoniche lasciate
senza falsi pudori a vista. Nelle foto: in alto, l’ambientazione
giorno della collezione “Passport Today”, Doimo; in basso,
l’insolito mobile contenitore con ante decorate “Fleurs”,
BRF.
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