Tratto da:
99Idee Casa N°109
Volumi monumentali
Di Baio Editore

L'architettura messicana contemporanea recupera le sue radici

L’architettura messicana contemporanea, malgrado la distanza che ci separa, non è affatto lontana
dalla sensibilità europea, in particolare da quella delle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo. Dalla Spagna alla Grecia le nostre coste hanno visto fiorire nei secoli un’architettura spontanea fatta di forme geometriche nate dal compenetrarsi di figure semplici (come il cubo, il cilindro e la semisfera) utilizzate per la prima volta dagli architetti di Roma antica. Il recupero di questa tradizione da parte degli architetti europei degli anni ‘20 è testimoniato dai suggestivi quaderni di schizzi di Le Corbusier, il quale, prima di creare le sue ville di geometria cristallina, si era documentato viaggiando nei luoghi più
solari delle coste italiane e greche. La stessa cosa, ma riferendosi all’architettura precolombiana, è avvenuta in Messico.

Noi europei, a causa della nostra cultura europocentrica, spesso non ci rendiamo conto che la grande architettura centroamericana dei palazzi reali, dei templi a piramide e degli stadi per la pelota ebbe inizio nello stesso periodo
dei templi e dei teatri greci, e che quello che gli europei “conquistadores” hanno distrutto in America centrale era il
frutto di duemila anni di una civiltà comparabile a quella dell’antico Egitto, che aveva elaborato una scrittura geroglifica, delle conoscenze astronomiche avanzate e un pensiero matematico che utilizzava lo zero. Ma per comprendere a fondo quel che oggi fanno gli architetti messicani è necessario riferirsi proprio a quelle radici culturali che essi rivendicano: nelle loro opere è infatti frequente il ricorso ai volumi severi e monumentali, alle imponenti gradinate e ai grandi pilastri tipici della misteriosa architettura precolombiana. Il ricorso all’intonaco bianco che rende più astratta l’architettura o a una gamma di colori simili alle pietre locali, rende meglio evidente il loro “neoclassicismo” (ovviamente riferito al loro periodo classico, quello della civiltà maya). Nella prima villa qui proposta, progettata dallo studio “Legorreta + Legorreta” che opera non solo in Messico ma anche negli Stati Uniti e in Medio Oriente, questa monumentalità arcaica si evidenzia sia nei bianchissimi esterni quasi mediterranei, sia nei coloratissimi interni di gusto decisamente attuale. Nella seconda casa, molto più materica e meno astratta, sono messi in evidenza i materiali naturali come la pietra e il cotto, accostati a pareti colorate in varie tonalità dell’ocra e delle terre bruciate, all’interno
di una sintassi architettonica sempre monumentale.

W.P.

La villa sembra sorgere da una lunga vasca d’acqua
che la circonda come un castello medioevale.

Negli interni dominano i colori e i grandi spazi verticali, come sempre più spesso avviene nella vicina California. Una spazialità larga e decontratta, anche se rigorosamente geometrica, gioca con la luce dei lucernari e i continui cambi di cromia delle pareti. Dall’alto scende una lunga lampada.

L’architettura geometrica e insieme scenografica diventa
più immateriale grazie alla riflessione dell’acqua.

Decisamente più casual questa villa immersa nel verde che sembra sorgere per gemmazione spontanea modellandosi sulle esigenze di chi ci abita. Importante per un clima caldo è il fluire libero dello spazio attraverso strutture molto aperte verso l’esterno. L’andamento quasi organico non esclude una scelta di materiali high tech accostati a quelli più tradizionali come il cotto.

Una balaustra molto tecnologica viene sorretta da
putrelle a vista in un contesto di percorsi liberi e rilassati.

Le splendide immagini di questo servizio sono tratte dai volumi della collana: Mexican Architects di Fernando de Haro e Omar Fuentes, Arquitectos Mexicanos Editores