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99Idee Casa N°109
Paper tube structure
Di Baio Editore

La novità di questa casa, progettata dall’architetto Shigeru Ban, è nell’uso di tubi di cartone (Paper Tube Structure). Realizzati solitamente per arrotolarvi i tappeti diventano qui pareti divisorie trasparenti e leggere simili ai “canneti” ben illustrati nell’arte giapponese.

Servizio di Leonardo Servadio

Balzato agli onori del proscenio mediatico mondiale nella seconda metà degli anni ‘90, Shigeru Ban propone di riprendere quella forma di delicata gentilezza che ispira l’immagine della casa tradizionale giapponese.
Questa si basa su una struttura lignea entro la quale le pareti sono divisori leggeri, assimilabili a paraventi che
diventano schermi traslucidi. Seguendo questa strada fatta di leggerezza, Shigeru Ban adotta strutture nella cui trasparenza si inseriscono pareti mobili, o in certi casi intere stanze mobili su rotelle che, clima permettendo, possono essere poste all’esterno dell’edificio. La “paper house” (casa di carta) di Yamanakako è stata concepita nel 1995. Una vetrata perimetrale continua (e il protendersi della piattaforma verso l’esterno), mirano a cancellare la separazione tra il “dentro” e il “fuori”. La parte caratteristica è l’uso dei tubi di cartone: quelli su cui si arrotolano i tappeti.


Allineati secondo un circolo, leggermente discosti gli uni dagli altri, i tubi definiscono un ambiente interno schermato. Sono elementi relativamente solidi, disponibili in quantità e producibili rapidamente, a basso prezzo e in dimensioni variabili. Soprattutto riprendono il materiale originale delle pareti divisorie antiche: la carta. Le possibilità di comporre e ridisporre ambienti diventa vastissima. Le fessure tra un tubo e l’altro consentono il transito della luce, nel giorno e nella notte, pur garantendo anche una certa “privacy” con la loro opacità. Il loro profilo ricorda quello del canneto e l’inserimento nel contesto naturale risulta immediato e facile, l’edificazione rapida. Non a caso il sistema, chiamato
“Paper Tube Structure” (PTS), è stato sperimentato anche in altre occasioni.

Ad esempio nella realizzazione di rifugi di emergenza per ospitare i cittadini di Kobe rimasti senza tetto dopo il terremoto che rase al suolo quella città alla fine degli anni ‘80. La struttura a tubi si dimostra adatta alle più diverse esigenze: dall’emergenza alla residenza di pregio. Perché la “paper house” è una villa con vista sul lago, un’architettura raffinata, che ha intatto tutto il fascino del lindore dell’antica casa giapponese e con questa condivide probabilmente, anche la necessità di uno stile di vita piuttosto sobrio e di una manutenzione attenta e frequente.
Comunque, questa casa è già passata alla storia dell’architettura, inscrivendosi in quel filone di pensiero che ha avuto in Mies van der Rohe uno dei suoi esponenti più illustri: “less is more”, il meno è più. Nel momento della massima
complicatezza dei sistemi urbani e delle torri alte mezzo chilometro, architetture di questo tipo hanno ancora molto da dire.