ARCHITETTURA FARE PENSARE

360 gradi

Vivere al mare senza vederlo direttamente da casa è come andare in barca stando sotto coperta. In compenso, una volta assicurato il legame visivo con questo elemento primordiale, l’interno è meno importante, è solo una questione di stile di vita. In queste pagine presentiamo tre case “vista mare” con tre stili diversi: vivere nel rustico, vivere con una grande scultura, vivere in un cilindro. Costruirsi una villa a picco sul mare è ormai diventato impossibile; la necessità porta a comportamenti virtuosi: si deve utilizzare tutto quel che di costruito già esiste. Abbiamo seconde
case nei contenitori più strani: porcilaie, fienili, fortini militari, caselli ferroviari, postazioni meteorologiche, e se in Italia ci fossero le piramidi, le avremmo svuotate per ricavarci delle stanze con muri mansardati. Una ristrutturazione radicale è quella illustrata su queste due pagine, dove l’ultima fetta di una casa di pescatori a Tellaro è stata trasformata in un open space a più livelli.

Forse in origine era la tromba delle scale che univa i vari piani dell’edificio; l’idea brillante è stata quella di rimpicciolire i gradini e aumentare lo spazio dei pianerottoli facendoli diventare i vari livelli di un unico appartamento. In basso è stato posto l’ingresso con la cucina e il pranzo, al primo piano un salottino con due divanetti e un camino, al terzo piano c’è la camera da letto, mentre il bagno è all’ammezzato. In pratica è come vivere in una torre medioevale con i muri fatti di pietre grezze completamente visibili.
Case al mare

La ristrutturazione, avvenuta nel ‘72, fu considerata un intervento d’avanguardia, visto che tutti gli elementi (impiantistica compresa) sono a vista. I pochi contenitori che attrezzano questo spazio sono in truciolare con superfici in formica bianca e legno chiaro per aumentare la luminosità.

L’interno è decorato con soprammobili Lenci e dipinti di tempeste marine; vi sono inoltre preziosi ricami fatti dalla madre e dalla nonna, tra cui alcuni cuscini a forma di pesce. L’atmosfera è rustica e nello stesso tempo marinara; le scale abbastanza ripide e strette fanno pensare all’interno di una barca e i corrimani sono ottenuti con gomene tipicamente marinare. Tavoli, sedie e divani sono in legno chiaro ricoperti di tela bianca per dare una nota luminosa e calda a un interno fatto di muri in pietra e scale di cemento.
Un rustico marinaro

Il fatto di dover fare tante scale rende meno frequentati i piani alti, la vita (come spesso accade al mare e in campagna) tende a concentrarsi attorno al grande tavolo della cucina, che sapientemente è stato messo a piano terra. E fuori dall’uscio c’è un bellissimo terrazzo librato sul mare e difeso dal sole da un folto pergolato d’uva fragola.

Protetti da un albero

Per meglio confondersi nella macchia mediterranea, questa confortevole villa sulla Costa Smeralda è stata costruita
all’esterno in pietra rustica e griglie in legno di rovere, e all’interno con pavimenti a listoni sempre in rovere e pareti
bianche decorate da piante d’appartamento di varie grandezze. Inoltre ha due particolarità molto caratterizzanti:
davanti all’entrata ha un grande spazio riparato da una pensilina di canne, un “interno esterno” con panche e chaises longues, ideale per prendere il sole o riposarsi quando ancora bagnati si è appena usciti dal mare; dentro invece c’è una scenografica scultura in legno, “Il bosco” di Ascanio Palchetti, che affiora dalle pareti e dal soffitto allungando i suoi rami sul grande soggiorno quasi a proteggerlo.

E’ un’architettura pensata in funzione del mare: per renderlo più facile da raggiungere, certamente, ma anche per farne uno sviluppo naturale del soggiorno, quasi fosse una quinta da ammirare ma dentro cui entrare infrangendo la fatale “quarta parete”. Il mare lo incornicia con grandi e lunghe aperture panoramiche, inquadrate da elementi figurativi che ricordano le rituali porte d’ingresso di templi buddisti situati in mezzo a un lago. Tale rapporto di empatia questa architettura non l’ha solo col mare, ma anche col prato e con la macchia mediterranea in cui è inserita. Sul retro c’è infatti un altro spazio intermedio, questa volta a gradoni, che si fonde in modo fluido col retrostante prato all’inglese animato da cespugli di vegetazione autoctona e da grandi pietre che affiorano come fossero dolmen. L’incanto del verde entra perfino all’interno: col tessuto a fiori bianchi su un intreccio di foglie che ricopre divani e materassi (su cui stendersi anche per dormire), e con le piante d’appartamento di origine tropicale che si affollano eleganti nei punti più significativi. Per non parlare dei grandi alberi scolpiti: il vero “segno” che caratterizza e dà significato a tutto l’interno.

Il grande architetto “rivoluzionario” Le Corbusier diceva che in una stanza doveva esserci solo un’opera d’arte, quadro o scultura che fosse, solo così le si permette di esprimersi completamente; il colloquio con lei dev’essere privilegiato e totalizzante. In questo caso c’è sia una scultura che una pittura, “L’albero bianco” di Schifano, ma il tema è lo stesso e le due opere sembrano dialogare tra loro. Sono due alberi primitivi, essenziali, che sembrano ispirati alle querce da sughero irrobustite dal vento che popolano la Sardegna. Fuori la natura vera, dentro l’immagine quintessenziata della natura. L’opera dell’artista diventa un tramite, un filtro intellettuale con cui godere e organizzare percettivamente il caotico bombardamento d’immagini che si ha all’esterno. Ed è anche un atto d’amore verso questo angolo di paradiso un po’ ruvido ma pieno di aromi e di arcaiche risonanze.

In una torre d’avorio

Una torre che domina l’ansa di Forìo ad Ischia è un sogno che possono avere in molti. A realizzarlo è stata una coppia tedesca che nell’immediato dopoguerra, appena uscita dalle immani distruzioni della guerra, è corsa a Sud per scrollarsi di dosso, al caldo sole mediterraneo, le tristezze accumulate. Si sono fatti costruire, come seconda casa,
una torre a due piani, con tanto di merli, in una posizione superpanoramica da cui si vedono sia le Isole Pontine che il
Circeo. Il fatto straordinario è che non si tratta di un’antica torre di vedetta, ma di una recente villetta cilindrica
intonacata di bianco.

In Edicola

La proprietà è poi passata di mano e i nuovi abitanti hanno chiamato, per ristrutturarla, il famoso Puri Purini che con Maurizio Mariani non solo l’ha rimessa a nuovo, ma ne ha fatto un completo restyling. Ecco quanto ci ha detto in proposito: “Quando ho visto per la prima volta questa torre mi sono reso conto che non c’era nessuna armonia tra il territorio e l’architettura che sembrava un corpo estraneo, un cilindro piantato nel terreno. Sembrava che l’architetto non si fosse guardato intorno, ma avesse progettato la torre in astratto. In origine gli archi del piano terra erano soltanto due; noi li abbiamo continuati facendo un portico rotondo attorno alla casa che abbiamo rivestito con pietre vulcaniche, messe in opera al modo antico, proprio per “legare” l’edificio all’ambiente circostante che in questo caso è una macchia mediterranea ancora oggi abbastanza integra.”

(w.p)

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