|
1 – La pittura della seconda metà dell’Ottocento
continua la reazione romantica allo scarso pittoricismo dello stile neoclassico
e a quello del già romantico Hayez, e si accosta sempre più
alla natura (colore, ecc.) alla vita, alla storia.
Possiamo distinguere tre scuole:
a) SCUOLA SETTENTRIONALE (spec. lombarda) che tende prevalentemente
all’impressionismo e al divisionismo.
Domenico (1815-1878) e Gerolamo Induno
(1827-1890), milanesi, che continuano l’indirizzo dell’Hayez
nel campo della pittura di genere, specialmente soggetti patriottici.
La questua (1848) di Domenico Induno, che evoca il mistero di un convegno
di cospiratori.
Giovanni Carnevali, detto il Piccio (1806-1873),
che meglio dell’Hayez merita il nome di primo pittore romantico:
colore, suggestione, ecc.
Bagnante, gustoso abbozzo di una freschezza e di un colore meraviglioso.
Federico Faruffini (1831-1869), anch’esso fortissima
tempra di pittore romantico.
Vergine del Nilo (Gall. Moderna, Roma).
Tranquillo Cremona (1837-1873), con cui il romanticismo,
impregnandosi del chiaroscuro leonardesco, trapassa nell’impressionismo
(1).
I due cugini (Gall. Moderna, Roma).
Silenzio amoroso (Gall. Moderna, Roma).
Daniele Ranzoni (1849-1889), amico del Cremona, e come
quest’ultimo uno dei migliori impressionisti dell’800.
La delicatezza delle sue sfumature giustifica la sua asserzione di dipingere
egli col fiato più che col pennello.
Ritratto della contessa Arrivabene.
Gaetano Previati, ferrarese (1852-1920), con cui l’impressionismo
trapassa nel divisionismo (2),
I suoi quadri sono tipici per le luci bionde diffuse, che dissipano in
ombra la loro sostanza.
Madonna dei gigli (Gall. Moderna, Milano).
Giovanni Segantini, trentino (1858-1899), il più
grande divisionista italiano, che si esercita sopratutto nei paesaggi
alpini e nei temi simbolici.
Alla stanga (Gall. Moderna, Roma).
Le due madri (Gall. Moderna, Roma).
Mosè Bianchi, monzese (1840-1904), che si distingue
in mezzo agli irrequieti ricercatori dell’impressionismo e del divisionismo
per una rara equilibratezza e per una grande versatilità nel trattare
i temi più vari: paesaggi, impressioni di vita milanese, veneziana
e chioggiotta, ritratti.
Scena chioggiotta (Gall. del Castello Sforzesco, Milano).
Antonio Fontanesi, di Reggio Emilia (1818-1882), il più
grande paesista del secolo.
I suoi quadri di paesaggio sono tipici per una loro suggestione tra velata
e malinconica.
Aprile (Gall. Moderna, Torino).
Lorenzo Delleani, pittore piemontese, anch’esso noto paesista.
Altipiano (Gall. Moderna, Torino).
G. B. Quadrone, altro pittore piemontese, che trattò costumi piemontesi
e sardi.
Ritorno dalla caccia (Gall. Moderna, Roma).
Giacomo Favretto (1849-1887), il più grande pittore
della scuola veneta.
I suoi quadri hanno carattere aneddotico, e ricreano con grazia goldoniana
la vita di Venezia del ’700 e dell’800.
Al Liston (Gall. Moderna Roma).
Luigi Nono (1850-1908), altro veneto, autore del noto
Refugium peccatorum (Gall. Moderna, Roma).
Mario de Maria (1853-1924), altro pittore veneto potentemente
suggestivo.
Le cancrene da Venezia.
b) SCUOLA TOSCANA, che dopo talune resistenze accademiche
(Bozzuoli, Cisari, Ussi), si volge al movimento dei «macchiaiuoli»
(1).
Telemaco Signorini (1835-1900) caposcuola.
Dipinse in genere paesaggi toscani, vedute della vecchia Firenze, interni,
ecc.
Ghetto di Firenze.
Riomaggiore.
Giovanni Fattori, livornese (1825-1908), definito «il
più forte prosatore plastico dell’epoca» per l’importanza
data al disegno sul colore.
Dipinse paesaggi ed animali, ma è forse più noto per i suoi
grandi quadri di soggetto militare.
Il principe Amedeo ferito a Custoza (Gall. Moderna, Firenze).
Silvestro Lega, romagnolo (1826-1895), interprete affettuoso
della vita famigliare.
Il pergolato (Brera).
La veglia (Coll. Gerunda, Milano).
Vincenzo Cabianca, veronese (1827-1902), il migliore
acquarellista dell’800.
Porcile al sole, quadro di violenza luministica, che valse quanto uno
scritto polemico.
Monachine, uno dei quadri più commoventi del secolo.
Giovanni Costa, romano (1826-1903), uno dei migliori
macchiaiuoli.
Raccolta del grano (Collez. Modiano, Bologna).
c) SCUOLA NAPOLETANA, dedita in genere alla pittura di
paesaggio o di folklore.
Giacinto Gigante (1806-1876) e Filippo Palizzi (1818-1889),
appartenenti alla cosidetta Scuola di Posillipo, scuola di paesisti che
si immergevano nella studio della natura dal vero.
Veduta della penisola Sorrentina, del Gigante (Coll. Fiano, Roma).
Il cervo, del Palizzi (Coll. Clausetti, Milano).
Domenico Morelli (1823-1901), il vero capo della scuola
meridionale, dotato di un temperamento irrequieto e fantasioso, che molto
apprese nei suoi viaggi dalla pittura straniera (Rembrandt, Delacroix).
Incominciò con quadri storici e letterari (Tasso ed Eleonora d’Este,
ecc.), ma poi si volse a soggetti biblici, in cui diede i suoi capolavori.
Cristo deriso (Gall. Moderna, Roma).
Paolo Michetti, abruzzese (1851-1934), discepolo del
Morelli, realista pieno di forza drammatica e di immaginazione.
Il voto (Gall. Moderna, Roma), figurazione della festa di S. Pantaleone
in un villaggio abruzzese.
Figlia di Jorio (Gall. Moderna,Roma)
Antonio Mancini, romano, anch’egli discepolo del Morelli, pittore
di trovatori, toreri, maschere, ragazze, ecc., in cui si abbandona ad
una vera orgia coloristica.
Egli non indugia ad incorporare nella sua pennellata scheggie di vetro,
ritagli di stoffa e di carta, ecc., per ottenere effetti vistosi e sorprendenti.
Giuseppe de Nittis, pugliese (1846-1884), appartenente
alla cosidetta Scuola di Resina, analoga e quella dei macchiaiuoli toscani,
con cui il De Nittis ebbe relazione.
Incominciò come paesista, ma passato all’estero si rivelò
uno spigliato commentatore della vita e degli aspetti di Parigi e di Londra.
Alle corse di Auteuil (Gall. Moderna, Roma).
Armando Spadini (1883-1925), discepolo del Fattori, ma
formatosi più che altro sui veneti del Cinquecento e sugli impressionisti
francesi.
Egli non si stanca di dipingere la sua donna e i suoi bimbi, in ambienti
caldi di natura e di luce.
2 – Il Novecento, dopo le esperienze dilettantistiche
e ormai conchiuse del Cubismo e del Futurismo (Boccioni, Depero, ecc.),
si presenta ormai con un gusto di realismo e di sintesi stilistica, che
– in modo lato – possiamo definire neoclassiche o neorealistiche.
Amedeo Modigliani, livornese (1884-1920), uno degli artisti
più originali del novecento, su cui poco o nulla poterono i diversi
indirizzi pittorici.
Egli ha figure dai volti allungati, inclinati su colli cilindrici, che
emanano un fascino di inesprimibile spiritualità.
-----------------------------------------------
1 Molta parte vi ebbero gli impressionisti francesi Manet,
Monet, Pisarro, Cézanne.
2 Molta parte vi ebbe la propaganda del pittore paesista Grubicy de Dragon
(1851-1920), che convertì alla nuova teoria il Previati, il Segantini,
ed il pubblico.
1 Macchiaiuoli, perchè la macchia era il loro stile, tutto inteso
a cercare nel fremito delle cose la linea essenziale, che l’occhio
a distanza ricrea e compone.
Qualcosa di simile avevano fatto, molto più in grande, Tiziano,
il Tintoretto, il Tiepolo, e in piccolo il Guardi.
|