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1. La scultura dell’Ottocento continua la reazione
allo stile neoclassico già iniziata dal Bartolini e dal Duprè,
e si accosta sempre più alla natura, alla vita, alla storia.
Possiamo distinguere due indirizzi:
a) verista, che tende a riprodurre con la maggiore esattezza
tutti i particolari della realtà a danno della vera attività
creatrice.
Vincenzo Vela (1802-1891), discepolo del Bartolini a
Milano.
Spartaco (Museo di Ginevra), modellato alla vigilia del
1848, che ben esprime, nell’incesso fremente dello schiavo ribelle,
l’ansia di libertà di quei giorni.
Desolazione (Villa Ciani, Lugano), modellata dopo il fallimento del ’48,
che ben esprime le delusioni di quei giorni.
Napoleone morente (Versailles), ispirato al «5 Maggio» manzoniano:
dinnanzi agli occhi del Bonaparte pare veramente passi il ricordo dei
«dì che furono».
Vittime del lavoro (Gall. Moderna, Roma), altorilievo che doveva decorare
lo sbocco della Galleria del Gottardo.
Adriano Cecioni, toscano (1838-1886), amico e teorico
del movimento toscano dei «macchiaiuoli » (p. 229), che mirò
a fissare nei suoi soggetti un contenuto spirituale.
La madre (Gall. Moderna, Roma), capolavoro, che ispirò al Carducci
la nota ode alcaica.
Il bambino col gallo (Pitti), gruppo di fine e sicuro umorismo.
C. Marocchetti, biellese (1805-1867), discepolo del Bartolini.
Monumento equestre di Emanuele Filiberto a Torino, il monumento equestre
più bello del secolo, in cui il Maroccherti incarnò l’ideale
cavalleresco che l’Ottocento romantico amava riguardare nel medioevo.
Emilio Gallori, fiorentino (1846-1924) – Monumento
equestre a Garibaldi sul Gianicolo.
Davide Calandra, torinese (1856-1915) – Monumento
equestre di Amedeo di Savoia, balzante dal piedestallo tutto fremente
di battaglie.
Cesare Zocchi, trentino (1851-1922) – Monumento
a Dante a Trento.
Ercole Rosa, marchigiano (1846-1983) – Monumento
equestre di Vittorio Emanuele II a Milano.
Monumento ai fratelli Cairoli al Pincio, con l’ardita rappresentazione
del suicida eroico.
Giulio Monteverde, ligure (1837-1917), autore di soggetti
fra lo storico e l’aneddotico.
Jenner che innesta il vaiolo (Palazzo Bianco, Genova), col contrasto tra
la fede dello scienziato e la paura del fanciullo.
Il dramma eterno (Cimitero di Staglieno), gruppo simbolico, in cui la
morte si aggrappa ad un bellissimo corpo di donna.
A. Dal Zotto, veneziano (1848-1918), dalla vena facile
e briosa, che ricorda i pittori del Settecento.
Monumento a Goldoni, a Venezia.
Odoardo Tabacchi, di Valganna (1831-1905).
Ugo Foscolo dopo il trattato di Campoformio (Gall. d’Arte Moderna,
Roma).
Monumento ad Arnaldo da Brescia, Bologna.
Meno felice è il Tabacchi nei soggetti di «genere»
(Es. Tuffolina, bagnante in atto di tuffarsi), che van tuttavia notati
per la tecnica a piani nervosi e quasi instabili, preludenti all’impressionismo
(cfr. contemporaneamente il Cremona nella pittura). (1).
Giuseppe Grandi, di Valganna (1843-1894), con cui l’impressionismo
viene imposto definitivamente alla scultura italiana.
Monumento delle Cinque giornate a Milano, rombante di campane a stormo.
Enrico Butti (1858-1932), impressionista – Monumento
ai caduti di Legnano.
Medardo Rosso, torinese (1858-1927), forse il più
grande impressionista europeo, che mirò sopratutto a fermare problemi
di psicologia, risolvendo la materia in forme di pura energia.
Lavorò quasi sempre a piccole cose, in cera e in alabastro, fatte
per esser guardate sotto determinate incidenze di luce.
La portinaia, la Rieuse (Gall. d’Arte Moderna, Milano).
Vincenzo Gemito, napoletano (1852-1931), lo scultore
più forte e più plastico della fine dell’800.
Acquaiolo (Galleria Moderna, Roma).
Pescatore (Palazzo di Capodimonte, Napoli).
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Vincenzo Gemito
Scultura in bronzo, h. cm. 38 |
Domenico Trentacoste, palermilano (1859-1932),
scultore non privo di classiche eleganze.
Madonna (Gall. Pesaro, Milano),
Monumento a S. Francesco a Milano.
Leonardo Bistolfi, da Casalmonferrato (1859-1932), scultore
piuttosto modulato e floreale, portato verso temi simbolici.
Monumento a Giosuè Carducci a Bologna, tipico per il gusto dell’ultimo
’800: bassorilievi simbolici, figure fluttuanti, ecc.
Angelo Zanelli (vivente).
Fregio dell’altare della Patria, nel Monumento di Vittorio Emanuele
II a Roma, con la statua della Dea Roma fra i due Cortei dell’Amor
patrio e del Lavoro.
Per quanto non privo di un senso piuttosto floreale della forma, questo
fregio segna un ritorno della scultura ad ideali di maggior schiettezza
e sintesi stilistica, altrettanto lontani dal banale verismo ottocentesco
e dagli eccessi dell’impressionismo.
2 – Il Novecento, dopo un peliodo di ansiose ricerche
e di esperienze dilettantesche, si presenta con un gusto di realismo e
di sintesi stilistica, che – in modo lato – possiamo definire
neoclassiche o neo-realistiche.
Liberatosi dalle soprastrutrure intellettualistiche e metafisiche, esso
tende tornare ad una interpretazione commossa del vero, intesa non più
come episodio, ma come essenza strutturale ed eterna.
Adolfo Wildt, milanese (1868-1931), impressionista dai
potenti effetti chiaroscurali: portato quasi, mediante una tormentata
ricerca anatomica della forma, a trasfigurare la materia in sentimento
puro.
Maschera del dolore (Uffizi), autoritratto.
Fontana col Santo, il Glorioso, ii Saggio (Gall. d’Arte Moderna,
Milano).
Monumento funebre dei coniugi Körner (Cimitero Monumentale, Milano).
Erme di Fabio Fìlni, Cesare Battisti, Damiano Chiesa, nel Monumento
della Vittoria a Bolzano.
Ritratti di Toscani, Mussolini, Pio XI, Nicola Bonservizi, Paolucci de’
Calboli, ecc.
Arturo Dazzi (vivente), portato anch’egli ad ideali
di maggiore schiettezza e sintesi stilistica.
Episodi delle armi degli eserciti in guerra, nel Monumento ai Caduti in
Guerra di Genova.
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