Tratto da:
2000 anni di Arte e Architettura
Il cinquecento
Pittura
Di Baio Editore

LA PITTURA GENOVESE – Genova fu giustamente definita «porto di mare pittorico di primo ordine».
Molti infatti sono gli influssi, cui soggiace la pittura genovese in questo periodo.
Essa ha in genere carattere decorativo: non v’è, o meglio non v’era, palazzo o casa di qualche importanza in Genova che mancasse di una completa decorazione murale, sia all’interno che all’esterno.
Nel Cinquecento essa aveva avuto il raffaellesco Luca Cambiaso (1527-1585), prodigioso decoratore di palazzi e di ville, tanto veloce esecutore di opere da essere stimato ambidestro.

Nel Seicento essa subisce l’influsso di due colossi della pittura fiamminga, il Rubens e il Van Dyck, che si fermarono a Genova qualche tempo: il primo lavorò al S. Ignazio nella Chiesa di S. Ambrogio, e disegnò i palazzi più belli della città; il secondo dipinse molti ritratti per la nobiltà genovese, e il famoso Cristo della Moneta a Palazzo Bianco.
Dietro il loro esempio i pittori genovesi si rinnovarono nel disegno, che divenne più sodo e gagliardo; e nel colore, che divenne più caldo e vivo.
Bernardo Strozzi, detto il Cappuccino Genovese (1581-1644), il più grande pittore genovese del Seicento, che fonde nel suo stile elementi caravaggeschi e vandyckiani.
Egli fu uno dei migliori pittori di «genere» del Seicento, come nella florida Cuciniera di Palazzo Rosso, nel Pifferaio di Palazzo Bianco a Genova, e nel Mendicante della Gall. Nazionale di Roma.
Fu anche un grande decoratore a fresco delle chiese e palazzi della sua città, e un penetrante ritrattista.
Es. Cavaliere di Malta (Brera) (1).
Gioacchino Assereto (1600-1649), che richiama lo Strozzi per lo stile, ma se ne differenzia per il tentativo di introdurre nell’arte genovese un forte realismo drammatico.
Egli è autore degli affreschi della Chiesa dell’Annunziata di Genova, della Circoncisione di Brera, e soprattutto del drammatico Cieco di Gerico della raccolta Mowinkel, a Parigi.
Benedetto Castiglione, detto il Grechetto (1616-1670), fonde nel suo stile elementi toscani e vandyckiani.
Egli fu uno dei migliori pittori di animali del Seicento; ma aspirò anche a temi più alti, come nella stupenda Crocefissione di Palazzo Bianco.
Giov. Battista Gaulli, detto il Baciccia (1639-1709), genovese, ma quasi sempre vissuto a Roma sotto la protezione del Bernini: uno dei più grandi decoratori italiani del Seicento.
Egli è autore della famosa vôlta del Gesù a Roma (Trionfo del Nome di Gesù), capolavoro dello stile gesuitico.

LA PITTURA NAPOLETANA – La pittura napoletana di questo periodo subisce l’influsso «tenebroso» del Caravaggio, che era vissuto parecchio tempo nella capitale partenopea.
Giuseppe Ribera, detto lo Spagnoletto dalla terra d’origine (1588-1652), tirannico è pugnace dittatore dell’arte napoletana della prima metà del Seicento.
Il suo naturalismo caravaggesco si compiace di note tetre e macabre: deformità, guasti della carne logorata dagli anni, scene di martirio, ecc.
Suoi capolavori sono: il Martirio di S. Bartolameo (Prado), la Deposizione (Tesoro della Certosa di S. Martino a Napoli), e il S. Gerolamo (Galleria Corsini, Roma).
Giov. Battista Caracciolo, detto il Battistello (1570-1637), che si aggira nel naturalismo dello Spagnoletto.
Suoi capolavori sono: il S. Onofrio ignudo (Gall. Nazionale di Roma), tipo di pezzente napoletano, e la Lavanda dei piedi (Certosa di S. Martino a Napoli).
Salvator Rosa, nato all’Arenella presso Napoli (1515-1673), il creatore del vedutismo e il più grande dei vedutisti italiani del Seicento.
La sua pittura di paesaggio si potrebbe già definire romantica, in quanto al tipo sereno del paesaggio classico contrappone un tipo nuovo, appassionato e fantastico: rocce, orridi, solitudini boscose, notturni, marine in burrasca, ecc.
I suoi paesaggi sono sparsi un po’ ovunque nei Musei d’Europa: ricordiamo il Paesaggio con grotte e cascate (Uffizi).
Il Rosa fu anche pittore vivacissimo di soggetti sacri e profani, specialmente battaglie.
Mattia Preti, detto il Cavalier Calabrese (1613-1699), caravaggesco piuttosto spettacoloso ed esterno.
Suo capolavoro è il Convito di Baldassare (Museo Nazionale di Napoli).
Luca Giordano, di Napoli (1632-1705), detto Luca fa presto, per la furia del dipingere.
Anch’egli fu un seguace dello Spagnoletto, ma per i suoi molteplici viaggi subì numerosi influssi.
I suoi capolavori sono i grandi affreschi murali, in cui profonde le sue audacie superficiali e barocche: l’Apoteosi dei Principi di Casa Medici, in un salone di Palazzo Riccardi a Firenze; i vasti affreschi dell’Escuriale e del Buon Retiro, presso Madrid; e l’abbagliante Trionfo di Giuditta, nella vôlta del Tesoro della Certosa di S. Martino a Napoli: dipinto, si dice, in 3 o 4 giorni, dall’artista più che settantenne (1).

PITTORI STRANIERI IN ITALIA – Fra i pittori stranieri che dimorarono alcun tempo in Italia, stabilendo relazioni fra l’arte del proprio paese e quella italiana, i più importanti sono i fiamminghi Rubens e Van Dyck, e lo spagnolo Velasquez.
Pietro Paolo Rubens, nato a Siegen nelle Fiandre (1577-1640), ha il merito di aver operato la riforma dell’arte fiamminga, goticheggiante, importando nel proprio paese il naturalismo italiano.
1 – Egli fu un narratore fecondo, che amò le scene drammatiche, monumentali (corpi robusti e vigorosi, nudità grasse e rosee, ecc.): caratteristico il colore fluido (spec. rosso sanguigno delle carni), che, pur avendo molti punti di contatto con i veneziani, ha una sua sensualità e morbidezza particolare.
Il Rubens rimase ben otto anni in Italia (1600-1608), dimorando a Venezia, Mantova, Genova e Roma: in quest’ultima città lasciò i grandi quadri che ornano l’abside di S. Maria in Vallicella; e il Martirio di S. Sebastiano e La caccia al toro selvaggio, nella Galleria Naz. Corsini.
Condusse sempre vita da principe, e fu perfino incaricato da Filippo IV di negoziare a Londra la pace tra l’Inghilterra e la Spagna.
2 – Il Rubens lavorò quasi ininterrottamente fino alla morte, con una facilità meravigliosa: le sue opere sono quasi tremila.
Crocifissione (Chiesa di Nostra Signora ad Anversa), in cui Rubens appare già compiutamente formato.
Giudizio Universale e Caduta degli angioli (Pinac. di Monaco), capolavori del Rubens.
Comunione di S. Francesco (Museo di Anversa).
Storia di Maria de’ Medici (Londra), serie di 24 quadri (21 scene storiche e 3 ritratti), che ben rivelano la feconda vena narrativa dell’artista.
3 – Il Rubens fu anche autore di numerosi ritratti, in cui la figura è ritratta con naturalezza usuale di atteggiamento, entro vesti sfarzose.
Es. Ritratto di Rubens e di Isabella Brant, sua prima moglie (Pinac. di Monaco).
Antonio Van Dyck, nato ad Anversa (1599-1641), il maggiore allievo del Rubens.
1. – A differenza del Rubens, egli possiede uno stile, più che narrativo, lirico, amante delle forme raffinate ed eleganti: caratteristico anche in lui il colore, che – a differenza della fluida e sfatta morbidezza del Rubens – ha il tratto vigoroso e sodo proprio dei secentisti.
Venne due volte in Italia (1621; 1623-1628), dimorando a Genova, a Venezia, a Roma, a Palermo.
Nel 1632 si stabilì in Inghilterra, ove fu nominato da Carlo I pittore di corte.
2 – Le sue opere principali sono:
Madonna col Bambino (Gall. Corsini, Roma), opera appartenente al primo soggiorno italiano.
S. Martino fa l’elemosina al povero, nella Chiesa di Saventhem, opera compiuta dopo il primo soggiorno italiano, in cui è già visibile il distacco dal maestro.
S. Agostino in estasi (Chiesa di S. Agostino, Anversa) e La Pietà (Museo di Anversa), capolavori.
3 – Il Van Dyck fu anche, e sopratutto, autore di ritratti, in cui la figura è sempre in posa studiatamente elegante, entro vesti sfarzose ed ambienti sontuosi.
Es. Ritratto della Marchesa Brignole-Sale (Gall. Nazionale di Londra), e in genere i ritratti compiuti per molte famiglie dell’aristocrazia genovese.
Ritratti di Carlo I a caccia (Louvre), e in genere i ritratti compiuti a Londra per molte famiglie dell’aristocrazia inglese.

Diego Velazquez autoritratto
L'Infanta Margarita

Diego Velasquez de Silva, nato a Siviglia (1599-1660), il più grande pittore spagnolo.
1 – Egli fu un realista, su cui molto influì, in un primo tempo, l’arte di Tiziano, le cui opere conobbe a Madrid nel 1622;
e in un secondo tempo il Caravaggio.
Caratteristico anche in lui il colore, che dà rilievo alle forme con tratti brevi ed energici delle ombre, e che sa rendere
le trasparenze dell’aria e della luce.

Las Meninas
Papa Innocenzo X

Fu nominato da Filippo IV pittore di Corte: per due volte (1629-1631; 1648-1651) fu in Italia.
2 – Le sue opere principali sono:
Adorazione dei pastori (Gall. Nazionale di Londra), opera giovanile, anteriore alla conoscenza delle opere di Tiziano, ma in cui già si rivela qua e là uno schietto naturalismo.
I bevitori, La fucina di Vulcano (Prado), appartenenti al primo soggiorno italiano, in cui è notevole l’influenza del Caravaggio.
Resa di Breda (Prado), capolavoro.

3 – Il Velasquez fu anche e sopraturto pittore di ritratti, in cui viva è l’influenza di Tiziano.
Ritratto del Cardinale Infante (Prado).
Ritratto di Innocenzo X (Galleria Doria, Roma), capolavoro del genere.

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1 Ad un certo punto lo Strozzi si allontanò dalla patria per le noie che gli davano i Cappuccini, il cui ordine aveva disertato: e si recò a Venezia, ove rimase 14 anni in continua attività.
1 Si può considerare come appartenente alla scuola napoletana (Caravaggio) anche Pietro Novelli, detto il Monrealese (1603-1647), che lavorò sempre in Sicilia per le chiese e i conventi dell’isola.
Suo capolavoro è il S. Benedetto che benedice i pani, grandiosa tela nell’ex-monastero dei Benedettini a Monreale.

 
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