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La Scuola Veneziana
Nel Cinquecento lo Stato più potente e fastoso è Venezia:
Milano era decaduta dopo la sconfitta di Ludovico il Moro, Firenze dopo
il crollo della libertà a Gavinana, Roma dopo il Sacco del 1527.
La pittura veneta celebra quindi l’orgoglio del dominio e la pagana
gioia del vivere (luce, fasto, donne opulente): l’approfondimento
intimo e drammatico è molto meno preoccupante che a Firenze ed
a Roma.
Tipico della scuola il senso del colore, imbevuto di calda luce.
GIORGIO BARBARELLI, detto GIORGIONE
(1478-1510) a causa della sua prestanza fisica.
È un artista di transizione tra il Quattrocento (forme impacciate,
simmetrie, ecc.) e il Cinquecento (naturalismo libero e grandioso): esce
dalla bottega del Bellini e apre la via a Tiziano.
Il suo stile è improntato ad un idealismo romantico (sogno, dolcezza,
melanconia), che si oppone all’idealismo religioso espresso dal
Giambellino: dà inoltre dignità d’arte al nudo ed
al paesaggio (paesaggio lirico, in senso tutto moderno).
Giorgione
La tempesta c. 1508
olio su tavola
82 x 73 cm Accademia, Venezia |
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Opere. – Sono poche, data la breve vita dell’autore.
Gruppo religioso. Madonna di Castelfranco Veneto (1504),
che rivela ancora tracce quattrocentesche (Vergine su alto trono, Santi
ai lati, ecc.), na l’ascetismo del Giambellino è come alleggerito
da un lembo di paesaggio che si apre dietro le spalle della Vergine.
Giuditta (Leningrado), in cui l’eroina, composta come una santa,
respira nel libero tramonto.
Gruppo mitologico-profano, genere di pittura che è
merito del Giorgione aver importato nella mistica Venezia dei Bellini.
– Venere dormente (Gall. di Dresda), il miglior nudo femminile del
Rinascimento: il paesaggio, dalle luci crepuscolari, è di Tiziano.
La tempesta, detta anche La Zingara e il soldato (Gall. di Venezia): composizione
enigmatico, in cui il paesaggio (tempesta, tramonto) predomina sulle figure.
Tre Astrologi, con uno sfondo di cupa foresta.
Ritratti, per lo più di fianco, col volto di prospetto:
Es. Il cavaliere di Malta, da alcuni attribuito a Tiziano.
TIZIANO VECELLIO, di Pieve di Cadore (1477-1576), il
più grande pittore della scuola veneta.
Frequentò la scuola dei Bellini, ove conobbe il Giorgione: alla
morte di Giovanni successe a questi nella carica di pittore di Palazzo
(1).
Egli inizia nella maniera di Giorgione (idealismo romantico e sognatore);
ma poi – dopo aver conosciuto Michelangelo a Roma – acquista
uno stile personale: intensa drammaticità; colore ricco e luminoso
(toni accesi, violenti contrasti); paesaggio grandioso e selvaggio, come
le montagne del nativo Cadore: stile di potenza e di effetto che prelude
al barocco.
Fu spesso in Germania presso Carlo V: morì di peste a Venezia,
ove visse tutto il resto della vita.

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Polittico, Tiziano Vecellio e bottega,
Chiesa di Santa Maria Assunta, Lentiai (BL) - olio su tela - |
Opere. – Possiamo distinguere i seguenti gruppi:
Gruppo religioso. Tiziano sente il motivo religioso non
più nel modo timido dei quattrocenteschi e del Giambellino, ma
in modo libero e naturale (Madonne opulente con veli in capo, ecc.).
Affreschi nella Scuola di S. Antonio a Padova, con Storie del Santo, in
cui appaiono già gli elementi dell’arte tizianesca: drammaticità,
colore, paesaggio.
Cristo della moneta (Gall. di Dresda), di ispirazione ancora giorgionesca.
Concerto (Pitti), capolavoro dell’indirizzo giorgionesco, attribuito
per lungo tempo a Giorgione stesso.
Assunta, nella Chiesa dei Frari, la prima opera veramente tizianesca,
con tumulto vorticoso e drammatico.
Pala detta di Casa Pesaro, in S. Maria dei Frari: la Vergine è
assisa su un piedestallo colossale, sotto imponente colonnato, tra santi
poderosi e membri della famiglia Pesaro (cfr. poi arte del Veronese).
Martirio di S. Pietro Martire, nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo a
Venezia, distrutto nel secolo scorso da un incendio.
I contemporanei vedevano in esso il capolavoro di Tiziano, per la violenta
drammaticità, e l’audacia delle penombre di bosco rotte da
inattesi barbagli.
Presentazione di Mania al tempio (Accad. di Venezia), l’opera più
vasta di Tiziano (m. 8 di lunghezza), derivante dalla Madonna di Casa
Pesaro: folle fastose sotto architetture imponenti.
Ecce Homo (Gall. di Vienna), di schietto sentimento religioso.
S. Gerolamo (Brera), con selvaggio scenario di montagne.
Deposizione (Louvre), con influenze michelangiolesche.
Cristo coronato di spine (Pinac. di Monaco), e Pietà (Accad. di
Venezia), con intense influenze michelangiolesche e contrasti di luce
quasi secenteschi.
Pietà, l’ultima opera di Tiziano quasi centenne, terminata
da Palma il Giovane.
Gruppo mitologico-profano, che meglio realizza il gusto
di Tiziano, pagano adoratore della bellezza.
1 – NUDI, specialmente femminili, sull’esempio di Giorgione.
Es. Venere di Urbino (Uffizi), nudo non idealizzato come quello di Giorgione.
Venere del Prado (Madrid).
Danae (Gall. di Napoli, Vienna, Prado).
2 – POESIE (= favole mitologiche), una delle più geniali
rievocazioni dell’antichità, ben diversa dalla ingenua dei
Bellini, e da quella troppo melanconica del Botticelli e dei fiorentini.
Amor Sacro e Amor profano (Gall. Borghese), cosiddetto per il contrasto
tra una forma ignuda e una vestita di donna, ma di dubbia interpretazione:
è uno dei capolavori del Rinascimento.
Evidente ancora l’influsso giorgionesco nelle due donne trasognate,
e nel paesaggio vaporoso e quieto.
«Poesie» per Alfonso d’Este: l’Offerta a Venere
(Prado), turbinosa mischia di amorini attorno alla statua di Venere; e
due orgiastici Baccanali (Prado e Londra).
«Poesie» per Filippo II: come Addii di Venere e Adone; Atteone
tramutato in cervo; Sonno d’Antiope, in cui riappare lo spirito
giorgionesco.
Educazione d’Amore (Gall. Borghese), dai contrasti di luce quasi
secenteschi.
3 – LE «BELLE»: donne opulente e sensuali, dai capelli
biondo rossicci (biondo tizianesco), ma soavemente pensose: in esse l’artista
ritrasse per lo più la figlia Lavinia.
Es. Donna alla toeletta (Louvre), forse Laura Dianti, amante del Duca
Alfonso d’Este: con l’ardito motivo dei due specchi contrapposti.
Flora (Uffizi).
Maddalena (Pitti), la più maestosa.
Ritratti, in cui Tiziano è il più grande
ritrattista veneziano del ’500: sfondo e vesti scure, penetrazione
psicologica.
Es. Ritratti dell’Ariosto (due), di cui uno di fianco all’uso
giorgionesco.
Ritratto di Paolo III, con Ottavio e il Card. Farnese (Pinac. di Napoli).
Ritratti di Carlo V, di cui uno a cavallo (Prado), e un altro in seggiolone,
pallido, entro un loggiato aperto sulla campagna (Monaco).
Ritratto di Francesco I (Louvre).
Ritratto di Filippo II.
Ritratto del Duca di Norfolk (Pitti), e Ritratto di Gentiluomo detto anche
l’Uomo del guanto (Louvre), forse i migliori ritratti del Tiziano.
Autoritratto (Prado), dipinto a novantanni.
Ritratti della figlia Lavinia, in uno dei quali essa è rappresentata
nell’atto di reggere un bacile di frutta (Berlino); e in un’altro
in figura di Salomè, che sorregge il piatto del Battista (Prado).
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1 L’incendio del 1577 distrusse le sue grandi pitture nella Sala
del Maggior Consiglio: tra cui l’Incontro di barbarossa con Alessandro
III, e la Battaglia di Cadore.
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