Tratto da:
2000 anni di Arte e Architettura
Il cinquecento
Pittura
Di Baio Editore

MICHELANGELO, il maggiore erede dell’indirizzo plastico-disegnativo della scuola fiorentina.
Egli si protestava scultore, nient’altro che scultore, e giurava che doveva dipingere per forza, e che la scultura era la fiaccola della pittura: il suo stile è perciò in perfetta antitesi con l’indirizzo di Leonardo e dei veneti (colore, chiaroscuro).
Suoi maestri furono: il Ghirlandaio, privo di drammaticità, ma che gli apprese il verismo fiorentino; Masaccio e Jacopo della Quercia, col loro classicismo sintetico, croico, monumentale; il Signorelli, drammatico e cultore del nudo.
Opere. – Sacra Famiglia, agli Uffizi (cfr. Madonna di Bruges nella scultura), tondo in cui Michelangelo rivela già in pieno la propria tendenza plastico-disegnativa.
Inesplicabile lo sfondo, con alcuni ignudi maschili di bellissima forma.
Cartone della Battaglia di Cáscina, che avrebbe dovuto essere tradotto sul muro, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio (p. 156): definito dal Cellini «la scuola del mondo» per lo studio del nudo e del movimento.
Il cartone fu distrutto più tardi in una sommossa, ma si hanno alcune stampe agli Uffizi, riproducenti un episodio: truppe fiorentine sorprese dal nemico, mentre si bagnano in Arno.
VOLTA DELLA SISTINA (1508-1512), dipinta da Michelangelo trentenne, senza aiuto alcuno.
Le pareti erano già state decorate da artisti fiorentini e umbri (p. 110): mancava la decorazione della vôlta, e Bramante, geloso di Michelangelo, lo propose a Giulio II per l’opera che avrebbe dovuto fiaccarlo.
È decorata da una vasta architettura, costituita da nove grandi riquadri centrali: Glorificazione del Cristo dalla Genesi fino al Giudizio Universale, dipinto più tardi sulla parete di fondo («Bibbia di Michelangelo»).
I riquadri sono incorniciati da pilastri, vele, e medaglioni con superbe figure.
a) I nove riquadri rappresentano:
– Creazione della Luce;
– Creazione del Sole e della Luna;
– Creazione dei Mari e delle Montagne;
– Creazione di Adamo, uomo di stupenda bellezza fisica, che si desta pigro e riluttante alla vita (cfr. l’Alba delle Tombe medicee);
– Creazione di Eva;
– La Cacciata (cfr. Masaccio e Jacopo della Quercia);
– Diluvio, tragica scena di disperazione che prelude al Giudizio;
– Sacrificio di Abramo;
– Arca di Noè.
b) I riquadri sono circondati da «ignudi», i migliori di Michelangelo: superbe figure di atleti, che si torcono nelle pose più audaci; da 7 Profeti e 5 Sibille, ciascuno in una nicchia, seduto su una cattedra marmorea: alcuni calmi e pensosi (Geremia, Isaia, Sibilla Delfica, ecc.), altri mossi e tempestosi come il futuro Mosè (Giona, Daniele, Ezechiele, ecc.).
Giudizio Universale, sulla parete di fondo alta 20 metri, cui Michelangelo sessantenne lavorò durante otto anni (1534-1541), per incarico di Paolo III.
Non gli mancavano esempi di precedenti Giudizi: Giotto a Padova, Orcagna in S. Maria Novella, il Traini nel Camposanto di Pisa, il Maitani nelle sculture del Duomo di Orvieto, e soprattutto il Signorelli; ma si trattava di opere (fatta eccezione del Signorelli) più o meno vincolate entro una mandorla di raggi, angeli annunzianti eletti e reprobi, arche scoperchiate, Paradiso e Inferno ai lati.
Michelangelo si ispira soprattutto al Signorelli (nudi, ecc.), e vi immette in più la propria tragedia (sentimento della morte, del «dies irae»): perciò sommerge tutto in un geniale disordine, ove intorno al terribile Cristo Giustiziere si torce una folla di ignudi colossi.
A destra a reprobi precipitano nello Stige, ove è Caronte che li traghetta; a sinistra gli eletti sorgono e sono assunti in cielo (1).
Conversione di S. Paolo e Crocifissione di S. Pietro, nella Cappella Paolina in Vaticano: smisurati affreschi, che segnano la decadenza di Michelangelo per le pose e contorsioni esagerate, non più sorrette da una vivida spiritualità.

 
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