|
RAFFAELLO SANZIO (1483-1526), figlio
di Giovanni Santi, modesto pittore della Corte dei Montefeltro.
La sua arte è improntata a un idealismo o meglio a un realismo
idealizzato, non mistico (come nella scuola umbra e ferrarese), non sensuale
e pagano (come nei veneti), ma estetico (olimpico, apollineo, idillico,
epicuraico): in perfetta opposizione col concetto drammatico della vita,
proprio di Michelangelo.
Si noti tuttavia che in Raffaello prevale un senso non pittorico, ma piuttosto
architettonico e plastico del colore: fatta eccezione di alcune pitture
del periodo romano, quando l’artista si trovò a contatto
col veneziano Sebastiano dei Piombo, da cui assimilò il potente
colorismo dei veneti.
|
Raffaello Sanzio
Autoritratto
|
Opere. – L’attività
di Raffaello si può distinguere nei seguenti periodi:
Periodo umbro o di preparazione (sino
al 1505), in cui Raffaello risente dell’idealismo mistico sentimentale
di Timoteo Viti (discepolo del Francia) e del Perugino, da lui aiutato
nella decorazione della Sala del Cambio a Perugia.
Sogno del Cavaliere (Gall. Nazion. di Londra), in cui è già
evidente l’influenza umbra.
Tre Grazie (Museo di Chantilly), con studio di nudi.
San Michele (Louvre) e San Giorgio (Ermitage di Leningrado), in cui l’artista
progredisce nel rilievo e nel movimento delle scene.
Assunzione ed Incoronazione della Vergine (Pinac. Vaticana), in cui il
motivo è distribuito su due piani, separati da una striscia di
nubi: partito adottato anche in seguito.
Sposalizio della Vergine (Brera), capolavoro della scuola umbra: il paesaggio
umbro, il tempietto ottagonale, e la distribuzione delle figure, sono
tolti dal Perugino (Consegna delle chiavi a S. Pietro, nella Cappella
Sistina).
Periodo fiorentino (1505-1509), sempre di preparazione.
Raffaello, dopo lo Sposalizio, comprende che più nulla ha da apprendere
dal limitato ambiente della scuola umbra, e passa a Firenze.
Qui la sua arte prelude a quella fusione dei due opposti indirizzi, dominanti
nell’arte contemporanea, che sarà poi completa in Roma: idealismo
umbro (Perugino, ecc.) e naturalismo fiorentino (Filippino Lippi, Botticelli,
e specialinente Leonardo e Fra Bartolomeo).
1 – MADONNE: sono di questo periodo le più famose Madonne
di Raffaello.
Madonna degli Ansidei (Gall. Nazion. di Londra), ancora del tipo tradizionale:
trono, santi ai lati, ecc.
Madonna del Duca di Terranova (Berlino): prima Madonna raffaellesca, in
quanto non riproduce più l’astratto tipo peruginesco, ma
una realtà di questa terra.
Madonna del Granduca (Pitti), con lo sfondo scuro dei ritratti fiorentini,
raro in Raffaello.
Madonna del Cardellino (Uffizi), che rappresenta il massimo accostamento
a Leonardo: schema piramidale, vasto paesaggio, ecc.
Madonne del Prato o del Belvedere (Gall. di Vienna), in cui il motivo
campestre prende il sopravvento.
Madonna, detta la Bella Giardiniera (Louvre), in cui lo schema piramidale
è meno rigidamente applicato.
Madonna del Baldacchino (Pitti), che rappresenta il massimo accostamento
a Fra Bartolomeo: baldacchino, grandiosa monumentalità, ecc., che
prelude agli slanci delle composizioni romane.
2 – QUADRI SACRI, tra cui la drammaticissima Deposizione nella Galleria
Borghese (cfr. Pietà del Perugino a Pitti), che rappresenta il
massimo accostamento a Michelangelo prima del soggiorno romano.
Ma il lirico e non drammatico Raffaello riesce in essa piuttosto freddo,
con pose esagerate.
3 – RITRATTI, in cui appare ancora qualche incertezza che non lascia
presagire le meraviglie del futuro ritrattista del periodo romano: schemi
e forme sono derivati da Leonardo.
Ritratti di Agnolo e Maddalena Doni (Pitti): la Maddalena Doni non è
che una versione imborghesita della Gioconda.
Autoritratto (Uffizi).
|
Raffaello: La Scuola
di Atene
(1509-1510)
Palazzo Vaticano, Stanza della Segnatura |
Periodo romano (1509 – sino alla
morte), in cui Raffaello sente l’influenza del drammatico Michelangelo.
Egli è presentato dal compaesano Bramante a Giulio II, non contento
dei suoi pittori (Perugino, ecc.), e diviene con Michelangelo il legislatore
artistico del Vaticano.
1 – STANZE DEL VATICANO, o APPARTAMENTI DI GIULIO II, che rappresentano
con la Sistina il più grande capolavoro della pittura decorativa
cristiana.
Scarso ad ogni modo il sentimento mistico, perchè la Roma scettica
del Rinascimento non poteva dare l’ispirazione mistica di Giotto
e dell’Angelico: idealismo mondano, che esalta indifferentemente
le glorie della Chiesa e quelle della paganità.
a) Stanza della Segnatura o Tribunale ecclesiastico (1511), in cui Raffaello
allegorizza l’unione promossa dal Rinascimento tra il pensiero antico
ed il moderno, la scienza e la fede. Abbiamo:
– Disputa del Sacramento, o Trionfo della Teologia. La scena è
distribuita su due piani, che fanno centro nell’Ostia: in alto la
Chiesa trionfante, in basso la Chiesa militante (tra cui i ritratti di
Dante, Savonarola, ecc.).
Profondo il senso dell’euritmia, che – a differenza di quella
fredda e simmetrica del Perugino – si compone dall’apparente
disordine delle figure: la scena, per quanto spartita in due piani, è
collegata da un’ideale linea mediana, che dal Padre scende al Figlio,
allo Spirito Santo, all’Ostia, e su di essa convergono i gesti delle
figure.
– Parnaso o Trionfo della Poesia. Ripete lo schema delle Sacre Conversazioni,
con intento puramente decorativo: intorno ad Apollo e alle nove Muse si
aduna una corte di poeti: Omero, Dante, Petrarca, ecc.
– Scuola d’Atene o Trionfo della Filosofia (1). Sotto le gigantesche
arcate di una basilica (S. Pietro nel progetto di Bramante), si muove
una folla di filosofi e di scienziati: nel centro Platone idealista che
addita il cielo, e Aristotele realista che addita la terra; a sinistra
Socrate che conta sulle dita le prove del suo ragionamento, ed Alcibiade
che porta la corazza e l’elmo; a destra Diogene il Cinico che si
abbandona sui gradini, Archimede (Bramante) che traccia col compasso una
figura sulla lavagna, il Perugino e l’autoritratto.
– Gregorio IX sancisce le Decretali e Giustiniano pubblica le Pandette,
o Trionfo della Giurisprudenza.
In una lunetta sono affrescate le tre Virtù Cardinali, di influenza
michelangiolesca; e nel soffitto quattro tondi dipinti a mosaico, raffiguranti
la Teologia, la Poesia, la Filosofia, il Diritto, e quattro rettangoli
raffiguranti scene bibliche e mitologiche.
b) Stanza di Eliodoro (1514), in cui Raffaello celebra le vittorie di
Giulio II e l’apertura del Concilio Laterano da lui convocato: dagli
argomenti allegorici si passa a quelli storici.
Ma nell’elaborare il nuovo tema, egli si discosta dalla olimpica
compostezza della Segnatura: agisce su di lui il tormentato Michelangelo,
che nel 1511 aveva scoperta la Sistina. Abbiamo:
– Messa di Bolsena, uno dei capolavori di Raffaello per il ricchissimo
senso del colore, assimilato in quel tempo dal veneziano Sebastiano del
Piombo.
L’affresco incornicia una vasta finestra, il che avrebbe imbarazzo
ogni altro pittore: ma Raffaello pone al centro l’altare, ai lati
la folla, tra cui donne di forme michelangiolesche, guardie svizzere,
Giulio II inginocchiato.
– Cacciata di Eliodoro, reminiscenza leonardesca della Battaglia
di Anghiari: Eliodoro, tesoriere del re di Siria, è cacciato da
un cavaliere armato fuori dal tempio di Gerusalemme, ove aveva tentato
di impossessarsi del tesoro; Giulio II, abituato a cacciare i nemici col
ferro e col fuoco, assiste allo spettacolo dalla sua portantina.
– Liberazione di S. Pietro, capolavoro di illuminazione fantastica,
che porta alla perfezione l’effetto notturno ideato da Piero della
Francesca nel Sogno di Costantino.
La scena è divisa in tre episodi, con tre differenti effetti di
luce: al centro l’Angelo luminoso spezza i ceppi dell’Apostolo;
a destra i due scendono le scale fra le guardie assopite; a sinistra l’allarme
tra i custodi, che si muovono tra la luce vivissima delle torce e quella
pallida della luna calante.
– Attila arrestato da Leone I, altra più ricca reminiscenza
della Battaglia di Anghiari: impeto di barbari e di cavalli, affrontato
con calma da Leone X seduto su una mula bardata.
c) Stanza dell’incendio di Borgo (1517), in cui lavorarono, oltre
Raffaello, il discepolo Giulio Romano ed altri. Abbiamo:
– Incendio di Borgo, unico affresco di Raffaello in questa stanza.
Rappresenta un miracolo avvenuto in Roma nel IX sec. (Leone IV placa un
incendio scoppiato in Borgo Vecchio); ma a scena, se si prescinde dalla
facciata del vecchio S. Pietro, è trasportata dal Medioevo all’età
classica: architetture imperiali, folla agitata, forme muscolose, drappeggiamenti
abbondanti.
Il movimento drammatico è tolto da Michelangelo, ma il lirico Raffaello
non lo sa interpretare: donde enfasi, e scomposizione del quadro in singoli
episodi (Es. Fuga di Enea col padre Anchise, stupenda Idrofora, ecc.)
come già nella Deposizione.
Gli altri affreschi sono: Incoronazione di Carlo Magno, Giustificazione
di Leone III, Battaglia d’Ostia.
d) Stanza di Costantino, interamente opera di Giulio Romano, che si valse
dei cartoni del defunto Raffaello.
– Battaglia di Costantino, groviglio di corpi, altra evidente reminiscenza
della battaglia di Anghiari.
2 – MADONNE, che risentono anch’esse, specie dopo la scopritura
della Sistina, l’influenza di Michelangelo.
Madonna del Duca d’Alba (Leningrado), la prima Madonna michelangiolesca.
Madonna di Foligno (Pinac. Vaticana), che rinnova il tipo quattrocentesco
della pala d’altare: la Vergine e il Bimbo appaiono non più
in trono, ma in cielo contro il disco lunare, mentre i santi e il donatore
contemplano dalla terra.
Madonna della Seggiola (Pitti), espressione commovente dell’affetto
materno (abbraccio).
Madonna Sistina (Gall. di Dresda), la migliore. Il rinnovamento della
pala d’altare è completo: Vergine, Bimbo e Santi (S. Sisto
e S. Barbara) appaiono in pieno cielo: da notare il particolare realistico
della cortina.
3 – QUADRI SACRI.
Santa Cecilia (Pinac. di Bologna), di molta importanza per la scuola bolognese,
perchè importa il raffaellismo nella quieta e timida città
della Francia.
Trasfigurazione (Pinac. Vaticana), ultima opera (1) terminata da Giulio
Romano, che rifonde in sè i pregi dello stile raffaellesco: scena
in due piani, collegata in unità dal particolare del fanciullo
ossesso.
Eccessiva l’imitazione di Michelangelo: panneggi abbondanti, enfasi
della folla, ecc.
4 – RITRATTI, espressione migliore del colorismo di Raffaello.
Ritratto di Giulio II (Uffizi, copia a Pitti).
Ritratto di Leone X tra due cardinali (Pitti), capolavoro dei ritratti
di Raffaello.
Ritratto di donna velata (Pitti), tipo di popolana romana, forse la Fornarina,
dal pieno rigoglio fisico del tutto cinquecentesco.
La Fornarina (Galleria Barberini).
Ritratti del Card. Bibbiena (Pitti), di Baldassare Castiglioni (Louvre),
ecc.
5 – AFFRESCHI MITOLOGICI E ARAZZI.
Trionfo di Galatea, nella Farnesina, che inaugura la corrente mitologica
del ’500, anche posteriormente alla Controriforma.
Sibille, sopra l’arco di una Cappella in S. Maria della Pace, per
commissione di Agostino Chigi: crocchio di belle donne michelangiolesche.
Arazzi della Sistina. I dieci cartoni, raffiguranti Storie di Cristo e
degli Apostoli, sono a Londra: le tappezzerie relative furono tessute
in Francia, e la serie più importante in Vaticano
6 – LOGGE VATICANE, lunga galleria a vetri che si apre sul cortile
di S. Damaso, ultima fatica di Raffaello.
L’artista, servendosi di aiuti, decora a fresco e a stucco, con
inesauribile fantasia («grottesche»), vôlte e pilastri:
le tredici volte contengono piccoli affreschi con scene della Storia Sacra
(«Bibbia di Raffaello»).
Le Logge segnano la decadenza di Raffaello, il quale, oppresso dalle commissioni
e dal lavoro, precipita nel teatrale, e apre le porte al barocco.
-----------------------------------------------
1 Un cartone della Scuola d’Atene si trova all’Ambrosiana.
|