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ANDREA CONTUCCI, detto il SANSOVINO,
da Monte Sansovino in Toscana ove nacque (1460-1529): allievo del Pollaiolo
e del vecchio Bertoldo del «Giardino» mediceo.
Il suo stile classico, sereno, decorativo («arte per arte»)
è l’opposto di quello personale e drammatico di Michelangelo
(«arte per la vita»): e manifesta un’anima ancora quattrocentescamente
contemplativa.
Ebbe tuttavia tanta fama che Michelangelo stesso nel 1525 lo proponeva
per un monumento funebre cui egli stesso non poteva attendere.
Opere. – Possiamo distinguere due periodi:
Periodo fiorentino, classicheggiante, decorativo.
Battesimo di Cristo, sopra una porta del Battistero di Firenze.
Madonna e S. Giovanni, nel Duomo di Genova.
Periodo romano, in cui lo stile del Contucci acquista
carattere monumentale.
Tomba del Cardinal delle Rovere e Tomba d’Ascanio Sforza, nel Coro
di S. Maria del Popolo a Roma.
Sviluppano il motivo della tomba a nicchia del ’400, e ci dànno
il tipo della tomba cinquecentesca: grande nicchione centrale, in cui
giace il defunto in atto di dormire; e due nicchie laterali architravate,
contenenti statue allegoriche di Virtù.
Madonna col Putto e con S. Anna, nella Chiesa di S. Agostino a Roma, capolavoro
(cfr. analoga composizione leonardesca).
Annunciazione e Natività, altorilievi sulla facciata della S. Casa
di Loreto, che per la parte architettonica è dovuta al Bramante
(p. 133), e per la parte plastica al un gruppo di artisti sotto la direzione
del Sansovino.
JACOPO TATTI, detto il SANSOVINO, già
noto come architetto (p. 136); e – come nell’architettura
– così nella scultura, di fondamentale importanza per l’arte
veneziana.
Fu successivamente allievo del Contucci e di Michelangelo: per cui il
suo stile si può considerare come il tramite tra la tendenza classica,
formale, decorativa del maestro, e la tendenza personale, drammatica,
eroica di Michelangelo.
Opere. – Quasi tutte le opere del Sansovino sono
in bronzo.
Nella sua attività possiamo distinguere due periodi:
Periodo romano, già michelangiolesco.
Bacco giovinetto (Bargello), imitazione classicheggiante.
Periodo veneziano, dopo il Sacco di Roma del 1527.
Statue dei quattro Evangelisti, sulla balaustra dell’altar maggiore
di S. Marco, dallo spiccato carattere michelangiolesco.
Porta della Sacristia di S. Marco, che può competere con le porte
del Ghiberti: notevoli i drammatici riquadri della Deposizione e della
Resurrezione.
Pace, Pallade, Mercurio, Apollo, Madonna col Bambino e S. Giovanni, nella
Loggetta, capolavori.
Marte e Nettuno, sulla Scala dei Giganti in Palazzo Ducale, statue in
marmo dalle note michelangiolesche.
Monumento Venier, in S. Salvatore, che ripete il morivo sepolcrale del
maestro.
BENVENUTO CELLINI, fiorentino (1500-1571),
di cui è nota la movimentatissima «Vita».
Fu orafo, perciò rivive Michelangelo con eleganza femminea.
Opere. – Pochissime pervennero sino a noi: tra
le opere di oreficeria l’unica giuntaci è la Saliera di Francesco
I (Museo di Corte, Vienna), con le perfette figure di Nettuno e della
Terra.
Perseo, nella Loggia dei Lanzi, bronzo che vorrebbe incarnare la forza
giovanile del popolo fiorentino.
Sull’elegante basamento, decorato con troppi ricercati rilievi (cariatidi,
ghirlande, statuette di divinità, bassorilievo di Perseo che libera
Andromeda), sorge la statua non priva di energia, ma appesantita dagli
eccessivi dettagli anatomici.
Diceva un epigramma:
Corpo gigante, gambe da fanciulla
ti può bello parer, ma non val nulla.
Busto di Cosimo I, protettore del Cellini (Bargello), di proporzioni colossali.
Tra le opere minori abbiamo la Diana in bronzo del Louvre; il Busto di
Bindo Altoviti (Palazzo Altoviti, Roma); e un Crocifisso in marmo (Escuriale),
in cui la ricerca coloristica tiene il primo posto.
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