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Anche la scultura del Cinquecento differisce da quella
del Quattrocento perchè va attenuandosi il senso decorativo quattrocentesco,
mentre prevale un senso più grandioso, sintetico, massiccio, monumentale
del classico.
A tale trasformazione contribuisce non soltanto il grande esempio di Michelangelo;
ma anche il ritrovamento di alcuni capolavori dell’arte ellenistica,
come il Laocoonte (1500) e il Toro Farnese (1564).
BAROCCO: barocco è il termine
utilizzato correntemente per indicare la civiltà letteraria,
filosofica, artistica e musicale caratteristica del periodo che
va dalla fine del XVI secolo alla metà del XVIII secolo.
Per estensione, si indica quindi col nome «barocco»
il gusto legato alle manifestazioni artistiche di questo periodo...
ROCOCÒ: con il termine rococò si
intende l’arte che si sviluppa in Europa nella prima metà
del Settecento. Tra barocco e rococò vi sono molti aspetti
omogenei, soprattutto per l’identico atteggiamento di privilegiare
una decorazione eccessiva e ridondante, ma vi sono anche delle
notevoli differenze. In realtà i tempi sono diversi, e
il XVIII secolo si presenta con caratteri molto diversi dal secolo
precedente, e ciò non poteva non produrre modifiche anche
nell’arte.
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MICHELANGELO, il più grande scultore
del Cinquecento.
Come in architettura, egli porta nella sua arte tutto il proprio pathos,
la propria coscienza, la propria serietà di cristiano: il suo stile
personale e drammatico («arte per la vita») è perciò
l’opposto di quello classico e sereno del Sansovino («arte
per arte»).
Opere. – Possiamo distinguere due periodi:
Periodo giovanile, neoplatonico, classicheggiante (cfr.
Firenze di Lorenzo il Magnifico).
La prima educazione di Michelangelo fu in gran parte classica: frequentò
il «Giardino» di Palazzo Medici, ove, sotto lo guida dello
scultore donatelliano Bertoldo di Giovanni, molti giovani si esercitavano
alla copia di statue e di frammenti antichi, che Lorenzo vi aveva fatto
radunare.
Si ha un’arte di equilibrio, serena e composta, quasi antimichelangiolesca:
solo intorno ai vent’anni Michelangelo impara a conoscere Jacopo
della Quercia e la grande arte classica di Roma, ciò che prepara
la sua maturità.
Le principali opere di questo periodo, dopo una serie di opere di minore
importanza (Testa di Fauno - Ciclope, al Bargello; Madonna della Scala,
nella Galleria Buonarroti, che nel volto grave ed austero non ha già
più nulla di comune con le soavi Madonne del ’400; altorilievo
con la Centauromachia, concitato groviglio di corpi umani, nella medesima
Galleria; Angelo lampadoforo dell’Arca di S. Domenico a Bologna,
ispirato all’arte di Jacopo della Quercia; Bacco ebbro, al Bargello,
ecc.), sono:
Pietà, in S. Pietro a Roma, il cui motivo è tolto dalla
iconografia tradizionale della Deposizione (Giotto, Perugino).
La nota tragica è resa con classica eleganza e compostezza (Cristo
di forme apollinee, Vergine dal dolore spirituale e composto, ecc.): il
futuro Michelangelo è rilevabile solo nella proporzione grandiosa
della Vergine, e nel panneggio tortuoso ed abbondante.
Davide (Accademia di Firenze), tratto da un masso di marmo lasciato a
mezzo da un precedente scultore (1).
Esso presenta qualche sproporzione nelle mani enormi e nei fianchi esili,
ma nel complesso è serenamente armonioso (cfr. Davide e S. Giorgio
di Donatello).
Col Davide ritorna definitivamente ad acquistare dignità d’arte
nella scultura il nudo: di qui deriveranno tutti i nudi michelangioleschi
che invadono il Cinquecento.
Periodo michelangiolesco (cfr. Roma di Giulio II e di
leone X), in cui scompare la serenità e la compostezza della Pietà
e del Davide: si ha tormento, grandiosità, sovrumana rudezza, che
nella loro esagerazione porteranno alla cosiddetta o terribilità
a (forme e muscolature colossali, stati d’animo esasperati), e quindi
al michelangiolismo e al barocco.
Le principali opere di questo periodo, dopo una serie di numerose Madonne
(Tondi del Museo Nazionale di Firenze e dell’Accademia di Londra,
Madonna di Bruges, ecc.: tutte dal volto di una bellezza acerba, quasi
maschile), sono:
Tomba di Giulio II, la «tragedia» della vita di Michelangelo.
Doveva avere proporzioni colossali, e sorgere isolata nell’abside
di S. Pietro: ma quando il papa morì nulla era ancor fatto, e i
dissidi con gli eredi mandarono in fumo il gigantesco progetto. Di essa
non è rimasto che:
– Mosè seduto, in S. Pietro in Vincoli (cfr. S. Giovanni
seduto di Donatello), esempio tipico della «terribilità»
di Michelangelo: collera in un volto tremendo.
Ai lati due statue fiacche, pure di Michelangelo: Lia e Rachele, la vita
attiva e la vita contemplativa.
– Schiavi del Louvre (due) e dell’Accademia di Firenze (quattro),
i cui corpi, emblema dell’anima prigioniera, si torcono alla rupe
come altrettanti Prometei.
– Genio della Vittoria (Bargello), giovane nerboruto che calca col
ginocchio una testa barbuta.
– Tombe Medicee, nella Sacrestia Nuova di S. Lorenzo, a Firenze.
Le effigi dei defunti (Giuliano, fratello di Leone X; e Lorenzo, duca
di Urbino), seggono in una nicchia centrale, e formano col sarcofago ai
piedi un gruppo piramidale.
Giuliano («L’Azione»), con la corazza, si volge con
un movimento impetuoso che ricorda il Mosè e alcuni «ignudi»
della Sistina.
Lorenzo («Il Pensiero») tiene il volto chino sulla mano in
profonda meditazione, e ricorda alcune figure della Sistina.
Ai piedi di Giuliano giace:
– il Giorno, ammasso di muscoli pronto a scattare: la sua testa
fu lasciata appena sbozzata;
– la Notte, bellissima dea, che si raggomitola in un sonno tormentato
da tristi sogni.
Ai piedi di Lorenzo giacciono:
– l’Aurora, il più bel nudo femminile di Michelangelo:
l’Aurora si desta a malincuore alla vita, che è tedio ed
angoscia;
– Il Crepuscolo, vecchio poderoso che rilascia i muscoli dell’immenso
torace: anche la sua testa, come quella del Giorno, fu lasciata appena
sbozzata.
Di fronte all’Altar Maggiore una dolorosa Madonna col Bambino, una
delle statue più tormentate di Michelangelo (1).
Pietà della Chiesa di Palestrina, di S. Maria del Fiore, di Palazzo
Rondanini a Roma: tre marmi, di cui gli ultimi due incompiuti, che chiudono
l’attività scultoria di Michelangelo: in essi il Cristo non
è più adagiato, ma alzato da terra e tenuto ritto, in modo
da darci immediato il senso dello schianto.
Bruto (Bargello), busto potente per l’espressione sdegnosa, ispirato
ai ritratti imperiali romani.
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1 Una copia fedele fu posta in epoca moderna dinnanzi a
Palazzo Vecchio, quasi palladio della libertà cittadina.
Un altro Davide, il Piccolo Davide del Bargello, diverso nell’atteggiamento
da qnello colossale dell’Accademia, appartiene ad epoca più
tarda, e richiama gli Schiavi della Tomba di Giulio II (p. 148).
1 Tutte queste figure esprimono l’esasperata tristezza di Michelangelo
per la perduta libertà di Firenze e per le cose d’Italia:
ed è nota la quartina con cui Michelangelo fece rispondere dalla
Notte ad un epigramma che si trovò affisso su di essa quando per
la prima volta fu esposta al pubblico:
Grato mi è il sonno e più l’esser di sasso;
Mentre che il danno e la vergogna dura,
Non veder, non sentir m’è gran ventura;
Però non mi destar: deh, parla basso!
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