Tratto da:
2000 anni di Arte e Architettura
Il cinquecento
Architettura
Di Baio Editore

MICHELANGELO BUONARROTI, nativo di Caprese, nel Casentino (1475-1564), il più grande architetto del ’500.
Autodidatta, non si accosta a nessuna scuola, per cui dà vita a motivi originali: natura prometeica e tormentata di mistico (fu un seguace del Savonarola), tende portare nella sua arte il proprio pathos, la propria coscienza, la propria serietà di cristiano.
Si aggiunga che egli si protestava scultore, nient’altro che scultore, e diceva di aver tratto questa vocazione dal latte della sua balia in Settignano, luogo pieno di cave di macigni (Vasari). donde la tendenza a concepire l’architettura come una scultura, e ad animare le sue costruzioni come fossero masse di marmo.
Il suo stile personale e drammatico («arte per la vita») è l’opposto di quello classico e sereno di Bramante («arte per arte»).
Opere. – L’attività di Michelangelo architetto si può distinguere in due periodi:
Periodo fiorentino – Progetto per la facciata di San Lorenzo, in cui Michelangelo ebbe a gareggiare con Giuliano da Sangallo.
Ambedue presentarono progetti che non giunsero ad attuazione: quelli di Michelangelo (tuttora conservati all’Accademia di Firenze) costituiscono un complesso architettonico-plastico molto movimentato (pilastri, colonne, nicchie, statue, bassorilievi).
Sacrestia Nuova di S. Lorenzo (che accoglie le Tombe medicee), in cui Michelangelo si ispira alla Sacrestia Vecchia del Brunelleschi (pianta quadrata e cupola, pilastri scanalati, contrasto di pietra grigia su marmo chiaro) ma ne anima la linea riposata, come se la parete fosse una massa di marmo.
Le pareti sono infatti decorate con due ordini di pilastri corinzi, di cui l’ordine inferiore inquadra un complesso decorativo, poi usuale in Michelangelo: finte finestre alte e strette (le laterali a frontespizio semicircolare, retto da mensole inginocchiate; la centrale trabeata), racchiuse da coppie di eleganti pilastrini.
Caratteristico anche il cornicione decorato a festoni.
Biblioteca Laurenziana, in cui ritornano – specie nel grandioso Scalone d’accesso, eseguito 25 anni dopo dal Vasari – i motivi della Sacrestia (finte finestre, ecc.): ma non mancano segni di prebarocco nelle gigantesche mensole inginocchiate poste sotto le colonne; nel frontespizio triangolare della porta di ingresso, che è spezzato per potervi inserire l’epigrafe; e i piedi della scala, composta di gradini ovali.
Periodo romano – Cornicione, finestrone centrale, e terzo piano del cortile di Palazzo Farnese (p. 135).
Progetto di riadattamento della Piazza del Campidoglio, opera condotta a termine dopo la morte di Michelangelo.
a) Palazzo Senatorio (in fondo), adattamento della vetusta costruzione medioevale.
b) Palazzo dei Conservatori (a destra) e del Museo (a sinistra), disposti un po’ obliquamente per dare apparenza di maggior vastità alla piazza.
I palazzi sono quasi uguali, e presentano un grandioso motivo architettonico tolto alla chiesa di S. Andrea in Mantova dell’Alberti: gigantesche lesene corinzie che da terra giungono sino direttamente al cornicione, inquadrando i vani del primo e del secondo piano.
Nel centro della piazza fu trasportato il Monumento equestre di Marco Aurelio, che prima si trovava in Piazza Laterano.
Chiesa di S. Maria degli Angeli, adattamento del gigantesco tepidarium delle Terme di Diocleziano, alterata purtroppo dal Vanvitelli due secolo dopo.
Porta Pia, in cui ritorna il motivo prebarocco del timpano spezzato, recante bizzarramente scolpito un catino, un sapone, e un asciugamano, per ricordare l’origine di Pio IV Medici, barbiere.
Fabbrica di S. Pietro, in cui Michelangelo successe a Giuliano da Sangallo.
Egli tornò definitivamente alla croce greca del Bramante, ma intese dare il massimo sviluppo alla cupola, eliminando tutto ciò che aveva di superfluo (campanili, ecc.).
La grandiosa cupola, capolavoro di Michelangelo architetto (1560), non è più quella del tipo del Pantheon come voleva il Bramante, ma in tutto simile a quella del Brunelleschi (gotica, duplice calotta, lanterna), e misura metri 42 di diametro per m. 135 di altezza.
Essa è formata di 16 costoloni, e poggia sopra un gigantesco tamburo decorato col solito motivo della Sacrestia: 6 coppie di gigantesche colonne, che racchiudono finestroni tabernacolari, coronati da un fregio a ghirlande.

SEGUACI di MICHELANGELO – Michelangelo, genio solitario e scontroso, non ha discepoli diretti, ma soltanto imitatori.
Principali architetti michelangioleschi sono:

Giorgio Vasari, di Arezzo (1511-1574), noto come pittore e più come biografo (Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti).
Costruì il Portico degli Uffizi (cosiddetto perchè destinato agli uffici amministrativi del duca Cosimo I), una delle maggiori opere architettoniche del ’500: due lunghe ali, formate al basso da porticati con colonne alternate a pilastri; e in alto da due piani coronati da un loggiato, più tardi chiuso per raccogliervi le collezioni d’atte.

Bartolomeo Ammannati (1511-1592), noto anche come scultore.
Costruì il Ponte di S. Trìnita; l’imponente Cortile di Palazzo Pitti, con tre ordini di pilastri, rivestiti interamente di bugnato come il prospetto; parecchi palazzi a Firenze.

Bernardo Buontalenti (1536-1608), architetto di alcuni palazzi in Firenze, e dei meravigliosi parchi medicei di Boboli (iniziato dal Tribolo), di Pratolino e di Castello.
Pirro Ligorio, architetto della splendida Villa d’Este a Tivoli.

Giacomo della Porta, lombardo (1539-1692), forse discepolo diretto di Michelangelo, autore della Loggia di Palazzo Farnese, della Facciata del Gesù a Roma (p. 145), della fastosa Chiesa dell’Annunziata a Genova.

Galeazzo Alessi, di Perugia (1512-1572), amico di Michelangelo: architetto grandioso, ma anche dotato di molto senso decorativo che lo accosta al barocco.
Da lui deriva tutta l’architettura genovese e milanese della fine del ’500:
a) Genova deve all’Alessi palazzi e ville, che contribuirono a darle veramente l’impronta della Superba (1).
I palazzi dell’Alessi hanno le seguenti caratteristiche:
– pianta sviluppata più in altezza che in larghezza;
– vestiboli grandiosi;
– scalone solitamente diviso in due rampe, che lasciano libero uno spazio per un motivo decorativo.
Es. Palazzo Cambiaso, Spinola, Sauli, ecc.
Le ville dell’Alessi hanno le seguenti caratteristiche:
– ali leggermente aggettanti sulla parte centrale;
– due ordini di lesene o semicolonne accoppiate;
– terrazzo sormontante l’edificio.
Es.: Palazzi Cambiaso, Spinola, Sauli, ecc.
L’Alessi costruì anche la monumentale chiesa di S. Maria di Carignano, in cui volle realizzare in piccolo la pianta bramantesca di S. Pietro: pianta a croce greca a cupola, quattro cupolette laterali, e due campanili.
b) Milano deve all’Alessi la sua architettura della line del ’500 e del ’600.
Cortile di Palazzo Marino, con loggiato a colonne binate, e pesante decorazione barocca.
Facciata di S. Maria presso S. Celso, anche questa dotata di fastosa ornamentazione barocca.

Pellegrino Tibaldi, bolognese (1527-1597)
Lavorò specialmente a Milano, protetto da S. Carlo Borromeo.
Costruì la Chiesa di S. Fedele, analoga nell’interno a quella del Gesù di Roma (p. 145); lavorò alla facciata del Duomo (porte e finestre cinquecentesche), al Cortile del Palazzo Arcivescovile, ecc.
Si recò anche in Ispagna, per invito di Filippo II, ove lavorò alla decorazione dell’Escuriale di Madrid.

Carlo Maderna, di Bissone nel Canton Ticino (1556-1629), il primo architetto del ’600.
Ebbe da Pio V l’incarico di trasformare definitivamente la pianta centrale di S. Pietro in pianta basilicale, con la aggiunta di tre nuove cappelle laterali.
Costruì anche la facciata, imponente ma fredda, che – data la nuova pianta basilicale diminuisce la maestosa visione della cupola.
Nonostante la disarmonia di alcune parti, si deve riconoscere al Maderna il merito di aver costruito, su di un «tema obbligato», un complesso architettonico nobilmente austero, che bene armonizza la cinquecentesca cupola con il grandioso colonnato del Bernini.

JACOPO BAROZZI, detto il VIGNOLA, dal paese ove nacque (1507-1573), ormai riconosciuto l’architetto di transizione all’arte barocca.
Egli reagisce allo stile personale e drammatico di Michelangelo, ispirandosi tra gli antichi a Vitruvio, e tra i moderni all’Alberti e al Bramante: il suo stile è perciò piuttosto accademico, tranquillo (arcate, bugnato, ecc.), ma anche grandioso e monumentale.
È anche famoso per la «Regola delli Cinque Ordini d’Architettura» (dorico, ionico, corinzio, composito, toscanico), che servì di base a tutta l’architettura successiva.

Palazzo Farnese a Caprarola (VT)


Opere. – Dopo un’attività saltuaria nell’Emilia (Palazzo Farnese a Piacenza, Palazzo Bocchi a Bologna), si stabilì a Roma.
Villa di Caprarola o Palazzo-Castello Farnese, presso Viterbo.
La pianta pentagonale a speroni negli angoli fa pensare ad una fortezza: l’esterno presenta due ordini di loggiati, di cui quello del primo piano ripete il motivo del bramantesco Chiostro di S. Maria della Pace; l’interno racchiude un cortile rotondo.
Villa di papa Giulio III, alle porte di Roma, eseguita forse su disegno del Vasari: deliziosa casa campestre, in cui è particolarmente interessante il grande cortile a semicerchio, e il ninfeo a tre ordini, con cariatidi, nicchie, e rientranze che preludono al barocco.
Chiesa di S. Maria degli Angeli, ad Assisi, con pianta basilicale ancora a navate (la facciata è dell’800).
Chiesa del Gesù, a Roma (1568), il primo tipo della chiesa barocca, gesuitica e seicentesca.
L’interno è a pianta basilicale con una sola navata (cfr. S. Andrea dell’Alberti a Mantova), e con le navate laterali costituite da cappelle poco profonde, simili a nicchie: esuberanti i marmi e le figure, che dànno al tempio un aspetto sontuoso.
La facciata, dovuta a Giacomo della Porta, presenta alcune novità, che in seguito si troveranno su quasi tutte le chiese barocche:
– due ordini di gigantesche lesene binate, sorreggenti un frontone triangolare;
– due gigantesche volute di raccordo (cfr. già S. Maria Novella dell’Alberti);
– gigantesco portone, con frontespizio triangolare racchiuso in uno semicircolare.

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1 La città aveva già il Palazzo Doria, eretto dal michelangiolesco Giov. Antonio Montorsoli: ampio e luminoso loggiato, ampio cortile, ecc.

 
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