Tratto da:
2000 anni di Arte e Architettura
Il cinquecento
Architettura
Di Baio Editore

ANTONIO DA SANGALLO il GIOVANE (1485-1546), nipote e discepolo dello zio Giuliano e del Bramante.
Fu architetto e ingegnere militare al servizio dei papi Leone X, Clemente VII, e Paolo III: si dedicò tanto all’architettura militare quanto all’architettura civile e religiosa.

Antonio da Sangallo, detto il Giovane

Villa Madama, di cui curò il progetto esecutivo
e la costruzione

Opere. – 1. Come architettura civile e religiosa abbiamo:
Palazzo Farnese a Roma il più importante palazzo del ’500, modello ai palazzi del secolo.
L’esterno è tutto del Sangallo, meno il magnifico cornicione e il finestrone centrale architravato, opera di Michelangelo: il bugnato viene definitivamente abbandonato, e limitato agli spigoli e alla maestosa porta centrale; le finestre sono tabernacolari, con frontispizio alternatamente triangolare e semicircolare (cfr. Palazzo Pandolfini).
Il cortile interno, il più spazioso cortile di Roma, è del Sangallo nei due piani inferiori, di Michelangelo nel terzo piano: esso presenta i pilastri con semicolonna addossata (cfr. già Teatro di Marcello) e la consueta successione degli stili in altezza (dorico, ionico, corinzio).
La costruzione è interamente in mattone.
Fabbrica di S. Pietro, in cui il Sangallo succede al Peruzzi nella direzione dei lavori.
Egli avrebbe preferito, come Raffaello, la pianta longitudinale; ma rendeva troppo decorativa la facciata con due campanili laterali, due potenti arconi sovrapposti, dispiegamento di colonne, ecc. (cfr. modello in legno al Museo Petriano).
2. Come architettura militare, il Sangallo si può considerare il creatore del sistema bastionato moderno, con baluardi poligonali.
Costruì le Rocche pontificie di Ancona e di Civita Castellana, i bastioni di Roma, la Rocca Paolina di Perugia (distrutta da una sommossa popolare nel 1848), e lo strano Pozzo di Orvieto, con duplice scala a chiocciola, destinato a dissetare la rocca in caso d’assedio.

JACOPO TATTI, detto il SANSOVINO, come Andrea Contucci suo maestro nella scultura (p. 150), fiorentino (1486-1570).
Si formò a Roma sotto l’influsso del Bramante, ma dopo il Sacco di Roma del 1527 riparò a Venezia, ove fu nominato architetto della Repubblica veneta: con l’amico Tiziano contribuì a dare la sua tipica impronta alla Venezia del ’500.
Il suo stile architettonico-decorativo, vivace di luci e di ombre, prelude al barocco.

Jacopo Sansovino

Vergine col bambino (Venezia)
Loggetta ai piedi del Campanile di S. Marco

Chiesa Oggi 55

1902-2002 dalla polvere alla ricostruzione

Opere. – Palazzo Correr (oggi Prefettura), dove il tipo tradizionale della facciata veneziana a doppio loggiato è reso con imponenza romana: alto bugnato a pianterreno, colonne binate nei piani superiori, cornicioni vigorosamente aggettanti (cfr. poi architettura civile del Sanmicheli).
Libreria in Piazza S. Marco, capolavoro del Rinascimento veneziano.
Essa è costituita da un doppio ordine di logge (cfr. Palazzo Correr): l’inferiore di ordine dorico, il superiore ionico ad archi serliani (1), sovrastato da un ricco fregio a maschere putti e ghirlande; i pilastri hanno semicolonne addossate, il tutto coronato da una balaustrata sormontata da statue.
Loggetta ai piedi del Campanile di S. Marco, in parte distrutta nel 1902 pel crollo del campanile, ma poi restaurata.
Ripete il motivo della Libreria, ma in modo ancor più decorativo: colonne staccate dal muro, con cornicione sporgente.
Zecca, sul Molo, che rappresenta un’eccezione nello stile del Sansovino, per il bugnato rustico intonato all’ufficio cui l’edificio doveva servire.

MICHELE SANMICHELI, veronese (1484-1559), celebre architetto militare al servizio di Clemente VII e poi della Repubblica di Venezia.
Il suo stile deriva dal Sansovino, ma – data la professione di architetto militare, e l’influenza subita a Roma dal Bramante – è meno decorativo e più vigorosamente architettonico di quest’ultimo; a lui spetta la tipica impronta monumentale della Verona del ’500.
Opere. – 1 – Come architettura militare abbiamo:
Fortificazioni del Lido di Venezia.
Porta Nuova e Porta Stuppa a Verona, splendido esempio quest’ultima di porta fortificata, a tre passaggi, con colossale bugnato e colonne doriche binate.
2 – Come architettura civile abbiamo:
Chiesa della Madonna delle Grazie, in Montefiascone, che ricorda quella di S. Biagio in Montepulciano di Antonio da Sangallo.
Palazzo Bevilacqua, a Verona, che ripete il tema di Palazzo Correr, ma con minor senso decorativo.
Il piano inferiore è a bugnato liscio, il superiore a semicolonne binate: tra i due piani un terrazzino pronunciato (1).

ANDREA PALLADIO, forse di Padova (1508-1580), autore dei e «Quattro libri dell’Architettura », che sono come la grammatica dello stile neoclassico.
Il suo stile deriva dal Sansovino, ma – dato l’amore per Vitruvio e per le grandi moli romane – è meno decorativo e più vigorosamente architettonico di quest’ultimo: a lui spetta la tipica impronta monumentale della Vicenza del ’500.
Dal Palladio deriva tutta l’architettura neoclassica del ’700 e dell’ ’800, non solo in Italia ma anche all’estero: architettura inglese, russa, francese, americana, ecc.

Andrea Palladio

Villa Almerico Capra (La Rotonda)
1566-1567

Opere. – 1 – Come architettura civile abbiamo:
Palazzo della Ragione a Vicenza, in cui il Palladio rivestì un vecchio edificio gotico, ripetendo il tema della Libreria del Sansovino: ma l’arco serliano è portato anche nel piano inferiore, e minima è la decorazione.
Loggia Bernarda, con enormi colonne che occupano la intera facciata (cfr. Palazzo dei Conservatori di Michelangelo).
Palazzi privati, in cui sopra una base per lo più a bugnato si eleva la facciata a un ordine (Palazzi Valmarana, Thiene, ecc.) o a due ordini di colonne (Palazzo Chiericati).
Ville sui colli vicentini e nei dintorni di Venezia, tra cui la famosa Rotonda presso Vicenza, molto imitata anche all’estero: fredda costruzione che ricalca un tempio antico, con quattro pronai intorno ad una vasta sala quadrata, sormontata da una cupola del tipo di quella del Pantheon.
Teatro Olimpico a Vicenza, terminato dopo la morte dell’artista dal discepolo Vincenzo Scamozzi (1).
È anch’esso ispirato ai teatri antichi, di cui ripete la gradinata a semicerchio, e lo scenario fisso popolato di numerosissime statue.
2 – Come architettura religiosa abbiamo:
Chiese di S. Giorgio Maggiore, S. Francesco alla Vigna, Redentore, a Venezia: facciata di stile antico, con quattro enormi colonne su cui poggia un timpano triangolare.
Santuario di Monte Berico, presso Vicenza, con pianta quadrata e cupola.

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1 L’arco serbano si compone di tre fornici, di cui il centrale ad arco, e i due laterali trabeati: esso prende il nome da Sebastiano Serlio di Bologna (1475-1562), che ne fu l’inventore o almeno il diffusore.
Il Serlio è molto importante perchè, sebbene abbia costruito pochissimo, pubblicò numerosi disegni: nei quali, oltre all’arco serliano, si trova assai sviluppato il bugnato, alleggerito e trasformato nel cosiddetto «ordine rustico»: esso è spesso collocata a ventaglio al di sopra di porte o finestre, e più sovente ricopre l’intera colonna.

1 Il terrazzino non sporge nel Palazzo Pompei, e manca in quello Canossa, pure a Verona.

1 Vincenzo Scamozzi (1562-1616), prima allievo e poi rivale del Palladio, è anche l’autore delle Procuratie Nuove di Piazza S. Marco (cfr. Libreria del Sansovino) e di Palazzo Contarini.

 
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