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Scuola Veneziana
La pittura veneziana del ’400 e di parte del ’500 si sviluppa
dalla Scuola dei Bellini (Jacopo, Gentile, Giovanni) (2), ed ha per nota
caratteristica un naturalismo mistico su tipo umbro (dolcezza, idealità,
ecc.), ma anche intensamente coloristico: ciò deriva dalle influenze
dell’arte decorativa dell’oriente, con cui Venezia aveva rapporti,
ed alla diffusione dei dipinti della scuola fiamminga.
La scuola veneziana è perciò l’antitesi della scuola
fiorentina: i veneti sono coloristi come i toscani sono grandi disegnatori.
Tuttavia anche il naturalismo fiorentino giunge a Venezia attraverso la
scuola padovana e la propaganda randagia di Gentile da Fabriano e del
Pisanello (1).
GENTILE BELLINI (1429-1507), figlio di Jacopo, il caposcuola
(2). vissuto qualche tempo col padre a Padova.
Il suo stile è improntato a un naturalismo storico-narrativo, in
cui si fa molto sentire l’influenza del Mantegna: colore piuttosto
freddo, panneggiato alquanto rigido, ecc.
Nelle sue vaste composizioni rivive tutta la magnificenza sacra e profana
della Venezia quattrocentesca: la sua pittura ha quindi valore di documento
storico.
Fu tanto famoso da essere nominato pittore ufficiale della Repubblica,
e da essere invitato unitamente al Carpaccio a Costantinopoli, presso
Maometto II, che aveva chiesto a Venezia il suo più degno pittore.
Opere. – Possiamo distinguere due
categorie:
Vaste composizioni storico-narrative («teléri») (1).
Es. Processione in Piazza S. Marco (Accad. di Venezia); Ritrovamento delle
Reliquie della S. Croce (Accad. di Venezia);
Predicazione di S. Marco ad Alessandria (Brera), ricca di particolari
orientali: è l’ultima opera dell’artista e fu ultimata
dal fratello.
Ritratti, tra cui il Ritratto di Maometto II (Gall. Naz. di Londra).
GIOVANNI BELLINI (1430-1516), detto anche GIAMBELLINO,
figlio minore di Jacopo, e vissuto anch’egli qualche tempo col padre
a Padova.
Il suo stile è improntato ad un naturalismo non più storico-narrativo,
ma intensamente estetico e mistico: ricco il senso del colore (influenza
di Antonello da Messina?), qualità per cui riesce di gran lunga
superiore al fratello Gentile.
Dalla sua scuola usciranno una serie di pittori insigni, come Giorgione,
Palma il Vecchio, ecc., nei quali l’ispirazione mistica del maestro
si tradurrà in ispirazione profana.
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Giovanni Bellini
Giovanni Emo,
National Gallery of Art, Washington
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Opere. – Possiamo distinguerle
in due categorie:
Soggetti sacri, in cui Giovanni rivela agli inizi influssi mantegneschi,
ma poi va man mano orientandosi verso una visione meno dura e più
armonica delle forme.
Pietà (Brera), in cui è ancora viva l’influenza mantegnesca:
forme plastiche, intensa drammaticità.
Trasfigurazione (Museo Naz. di Napoli), in cui l’influenza mantegnesca
è superata con la vittoria del colore sulla plastica.
Sacre Conversazioni (Accad. di Venezia), in cui è preferita quella
disposizione orizzontale che prevarrà in tali soggetti della pittura
veneziana.
Pale d’altare, in cui è ripetuto il motivo mantegnesco e
ferrarese della Madonna su alto trono con angeli musicanti ai piedi, ma
vi è aggiunto un nicchinone architettonico di ispirazione peruginesca:
come nella Madonna e Santi, trittico nella Sacrestia della Chiesa dei
Frani a Venezia, e nella incantevole Madonna degli Alberetti (Accad. di
Venezia).
Ritratti, gravi e incisivi.
Es. Ritratto del Doge Loredan (Londra) (1).
VITTORE CARPACCIO (?-1525).
Il suo stile è improntato a un naturalismo storico-narrativo, in
modo analogo a Gentile Bellini (con cui fu a Costantinopoli presso Maometto
II): ma la sua vera natura è più di narratore fantasioso,
che di realista.
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Vittore Carpaccio
Visione di S.Agostino
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Opere. – Possiamo distinguerle
in due categorie:
Vaste composizioni storico-narrative (teléri), in cui sono preferiti,
oltre vasti scenari all’aperto sul tipo di Gentile Bellini, anche
gli interni luminosi.
Storie di S. Orsola (Accad. di Venezia), che per il carattere di estatica
idealità ricordano l’Angelico: tra esse l’Estasi della
Santa, Arrivo e Congedo degli ambasciatori, ecc.
Storie di S. Giorgio e di S. Gerolamo, nella Scuola di S. Giorgio a Venezia,
tra cui S. Giorgio che abbatte il drago, S. Gerolamo in una cella, ecc.
Pale d’altare e soggetti sacri.
Presentazione al Tempio (Accad. di Venezia), capolavoro, in cui è
adottato il consueto nicchione del Giambellino.
ANTONELLO DA MESSINA (1430-1479), di molta importanza
per 1a pittura veneziana, per essere stato non l’introduttore (come
a lungo falsamente si ritenne), ma il perfezionatore e divulgatore della
pittura ad olio in Italia: egli è il primo che – mediante
il chiaroscuro – giunge ad isolare la forma nello spazio, concependola
come puro volume.
Si formò sotto l’influenza dell’arte fiamminga, appresa
dapprima a Napoli e poi direttamente nelle Fiandre (particolarismo di
dettagli, ecc.): al ritorno ebbe certo contatti con l’arte di Pier
della Francesca (senso del volume e della prospettiva), e si portò
successivamente a Venezia (1475) e a Milano.
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Antonello da Messina
Pietà con tre angeli
Museo Correr di Venezia
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Opere. – 1 – Antonello fu
uno dei più grandi ritrattisti dell’arte italiana, e può
darsi che egli avesse una prima intuizione della sua riforma dal ritratto,
sentito veramente da lui come un busto marmoreo.
Le sue figure sono in genere collocate di tre quarti, cioè un po’
voltate sul fianco.
Ritratto di Condottiero (Louvre).
Testa di vecchio (Raccolta Trivulzio, Milano).
Ritratto di un umanista (Museo Civico, Milano).
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Antonello da Messina
San Gerolamo nello studio
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Testa di ignoto (Londra).
2 – Nelle composizioni sacre predilesse effetti d’aria aperta,
secondo il gusto veneziano.
S. Gerolamo nello studio (Galleria di Londra), ancora sotto l’influenza
del particolarismo fiammingo.
Annunciata (Museo di Palermo e Pinacoteca di Monaco), in cui appare già
l’influenza di Pier della Francesca.
Crocefissione (Museo di Anversa).
S. Sebastiano (Galleria di Dresda).
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2 Un’altra scuola, la Scuola dei Vivarini di Burano,
divise per un certo tempo il terreno con quella dei Bellini, ma poi cedette
ben presto perchè meno vitale.
Essa fece capo ad Antonio Vivarini (?-1476), ed ebbe per principali rappresentanti
Bartolomeo Vivarini (?-1490), fratello del precedente; Alvise Vivarini
(1413-1523), parente dei medesimi, e soprattutto il veronese Carlo Crivelli,
il migliore dei vivarineschi.
Essa aveva preso inizio sotto l’influenza dell’arte tedesca
(figure tozze e rigide, sovraccarico di decorazioni dorate), e mantenne
per carattere una tipica asciuttezza di forma e di tinte non sfumate,
che fa sembrare le figure come intarsiate in legni colorati.
Es. Madonna e Santi, di Alvise Vivarini (Accad. di Venezia); Vergine col
Bambino di Carlo Crivelli (Brera).
1 Cfr. p. 97, n. 1. Gentile da Fabriano e il Pisanello furono successivamente
chiamati nei primi anni del ’400 a decorare le sale del Palazzo
Ducale; ma il tempo non ci ha lasciato nulla delle loro pitture.
2 Jacopo Bellini (1395-1170), il caposcuola, si formò forse sotto
l’influenza di Gentile da Fabriano (col quale era stato a Firenze)
e del Pisanello.
Il tempo ci ha tolto quasi tutte le sue opere: ci rimangono alcune delicatissime
Madonne col Bimbo (Accad. di Venezia, Uffizi, ecc.), e due interessanti
libri di disegni (Louvre e Museo Britannico) che rivelano in Jacopo un
infaticato, sebbene non sempre felice, ricercatore del vero: costumi,
animali, architetture, paesaggi, ecc.
I suoi figli non faranno che sviluppare le qualità più spiccate
del padre: Gentile dedicandosi di preferenza alle composizioni storico-narrative,
Giovanni ai quadri di soggetto sacro.
1 I teléri assumono ben presto in Venezia il compito
degli affreschi, facilmente attaccabili dall’umidità del
clima.
1 Un incendio ha distrutto le grandiose pitture del Giambellino nella
Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, raffiguranti episodi della
lotta di Venezia contro il Barbarossa.
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