Tratto da:
2000 anni di Arte e Architettura
Il quattrocento
Pittura
Di Baio Editore

Scuola Bolognese

La scuola bolognese risente l’influenza:
a) della scuola padovana (Mantegna) e ferrarese (Costa).
b) della scuola umbra (Perugino).

FRANCESCO RAIBOLINI, detto il FRANCIA (1450-1517), dal nome dell’orefice presso cui imparò, il più grande pittore della scuola bolognese.
Tenne bottega a Bologna, ove ebbe a collaboratore Francesco Costa: ma risentì sopratutto il tono mistico e sentimentale delta scuola umbra.

Francesco Raibolini

La Natività

Opere. – 1. – Santo Stefano (Galleria Borghese, Roma), opera giovanile in cui predomina l’influsso ferrarese.
Madonne in trono, con angeli musicanti ai piedi (Mantegna): ma il trono è basso, l’aspetto è monacale, il paesaggio mite e azzurro (Perugino).
Principali: Madonne e Santi, sull’Altare della Cappella Bentivoglio in S. Giacomo Maggiore a Bologna, la più bella Madonna del Francia; l’Annunciazione a Brera; la Madonna del Roseto, nella Pinacoteca di Modena; l’Adorazione del Bambino, nella Pinacoteca di Bologna, ecc.
Affreschi dell’Oratorio di S. Cecilia a Bologna, tra cui lo Sposalizio e la Sepoltura della Santa.
2. – Il Francia godette in vecchiaia la stima del giovane Raffaello, e, secondo una leggenda raccolta dal Vasari, sarebbe morto di crepacuore quando nel 1516 fu portata a Bologna la S. Cecilia dell’Urbinate.

Scuola Umbra

La scuola unabra è improntata ad un idealismo mistico (dolcezza, sogno, lirismo, figure smilze e sdolcinate, ecc.), del tutto alieno dal realismo scientifico della scuola fiorentina.
Uno dei suoi primi e massimi rappresentanti si può considerare il Perugino (p. 116), il quale tuttavia, per il suo tirocinio fiorentino nella bottega del Verrocchio, fu annoverato tra i pittori della scuola fiorentina.

BERNARDINO Dl BETTO, detto PINTURICCHIO (1454-1513), il migliore discepolo del Perugino, ma suo costante antagonista.
Il misticismo del maestro si risolve in una tendenza narrativa di sapore mondano, fastoso, decorativo (cfr. Benozzo Gozzoli rispetto all’Angelico).

Bernardino di betto detto Pinturicchio

Disputa di Gesù con i dottori
Chiesa di S. Maria Maggiore, Cappella Baglioni - Spello

Opere. – Possiamo distinguere due periodi:
Periodo romano, in unione al Perugino.
Affreschi della Cappella Buffalini, nella Chiesa d’Aracoeli in Roma, con Storie di S. Bernardino.
Affreschi delle sale dell’Appartamento Borgia, in Vaticano, per commissione del Papa Alessandro VI; in cui il Pinturicchio dà sfogo alla sua facile vena di narratore, con storie mitologiche e sacre; ad es. la Disputa di S. Caterina, capolavoro; e il Ritratto del Pontefice tra i personaggi che assistono alla Resurrezione.
Tipico del Pinturicchio, qui ed altrove, è il grande uso della decorazione a rilievo in stucco dorato, che sta a fingere gli oggetti d’oro (corone, carene, corazze, ecc.).
Periodo senese – Affreschi della Libreria del Duomo di Siena, con l’aiuto di molti allievi del Perugino, tra cui forse lo stesso Raffaello.
Anche qui il Pinturicchio dà sfogo alla sua facile vena di narratore, affrescando la storia del celebre papa senese Pio II (Enea Silvio Piccolomini), come nella Partenza del Papa per il concilio di Basilea.
Ritorno di Ulisse, affresco già del Palazzo Petrucci di Siena, ed ora nella Galleria di Londra: graziosa scena d’interno, riboccante di saporiti anacronismi: Penelope è una bella massaia toscana del tempo, Ulisse è più un damerino senese che il randagio e affranto eroe d’Itaca (1).

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1 Il Pinturicchio, nel 1508, fu chiamato a Roma col Signorelli a dipingere le Stanze Vaticane: ma Raffaello e Michelangelo dominavano già incontrastati, e la loro arte non piacque.

 
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