Tratto da:
2000 anni di Arte e Architettura
Il quattrocento
Pittura
Di Baio Editore

Scuola Ferrarese

La scuola ferrarese sorge a Ferrara per il mecenatismo della casa d’Este.
Essa risente l’influenza:
a) della scuola padovana e di Piero della Francesca, cioè del classicismo e del naturalismo: abbiamo anche qui figure dure e statuarie, panneggi spigolosi e metallici, architetture fastose e decorative, colorito basso, tipi spesso brutti e volgari, ecc.
b) della scuola umbra (Perugino);
c) della scuola fiamminga (Roger van der Weyden): paesaggi brumosi, scenette di genere, ecc.

COSMÈ TURA (1430-1495), caposcula della pittura ferrarese.
Lo stile del Tura risente specialmente della scuola padovana e di Piero della Francesca, ma il suo colore è molto più ricco di quello dei padovani.

Cosmè Tura

Il Martirio di San Maurizio
Pinacoteca Nazionale, Ferrara

Opere. – 1. – S. Gerolamo nella spelonca (Londra), e S. Giacomo della Marca (Pinac. di Modena), entrambi dalla magrezza acerba e quasi selvaggia.
Pala d’altare del Museo di Berlino, con Madonna e Santi.
Pietà (Louvre), dall’intenso sentimento drammatico.
Annunciazione del Duomo di Ferrara, con una architettura che si apre su montagne a strapiombo.
2. – Cosmè Tura fu anche pittore ufficiale della corte estense, ed in tale qualità diresse il massimo lavoro di insieme della scuola ferrarese: la decorazione del grande Salone dei mesi nel Palazzo di Schifanoia in Ferrara.
L’attribuzione delle singole parti è molto dubbia, ma sembra che il più ed il meglio sia opera del Cossa (p. 122).

LORENZO COSTA (1460-1535), discepolo del Tura, il più grande pittore della scuola ferrarese.
Lavorò a lungo a Bologna presso i Bentivoglio, ove verso la fine del secolo tenne bottega unitamente al Francia (p. 123); ma dopo la caduta di quelli passò a Mantova, presso i Gonzaga, ove con la morte del Mantegna divenne il pittore di corte.

Lorenzo Costa

San Sebastiano

Opere. – Possiamo distinguere due maniere:
a) maniera ferrarese, in cui è più viva l’influenza del Tura: figure dure e statuarie, ecc.
Affreschi nella Cappella Bentivoglio, in S. Giacomo Maggiore a Bologna; tra cui la Madonna con la Famiglia Bentivoglio (Madonna di tipo padovano), il Trionfo della Morte e il Trionfo della Fama, di ispirazione petrarchesca.
b) maniera bolognese, in cui è più viva l’influenza del Francia (scuola bolognese), del Perugino (scuola umbra) e forse dei veneziani (Bellini): soavità, delicatezza, figure molli e sentimentali, colori più vivi, ecc.
Affreschi nell’Oratorio di S. Cecilia a Bologna, con Storie delta Santa, dipinti in collaborazione col Francia: per cui quest’oratorio ha per la pittura ferrarese-bolognese del ’400 la stessa importanza della Cappella Brancacci per la pittura fiorentina, o della Chiesa degli Eremitani per la pittura padovana.
Pala d’Altare di S. Giovanni in Monte, presso Bologna, con Madonna in trono e santi, capolavoro.
Corte di Isabella d’Este o Regno delle Muse (Louvre), pittura eseguita per lo studio di Isabella Gonzaga.
È un idillio mitologico (cfr. Mantegna), contro un delicato paesaggio velato di brume (cfr. Fiamminghi).

GLI AFFRESCHI DI SCHIFANOLA – 1. Sono uno serie di affreschi che si conservano nel Palazzo Estense di Schifanoia a Ferrara, massimo lavoro di insieme della Scuola ferrarese.
Essi rappresentano, con sottili allegorie e saporose scene di costume, i Mesi dell’anno in connessione alla vita di Ferrara e alla corte di Borso d’Este.
Ciascuno dei 12 riquadri (1) è diviso in tre fascioni: nel più alto la Divinità pagana, preposta ad ogni mese; nel mediano i segni dello Zodiaco; nell’inferiore scene della vita di corte, su sfondo di ricche architetture e di liete campagne (cfr. scuola fiamminga).
Tutta la vita della corte di Borso d’Este si rispecchia in questo ciclo: passatempi, concerti, caccie, cavalcate, vendemmia, ed altri episodi della vita pubblica e privata.
2. – A tali affreschi collaborarono parecchi seguaci di Cosmè Tura, tra cui più notevole Francesco del Cossa (1435-1480 circa), autore dei tre migliori affreschi: il Marzo (Trionfo di Minerva), l’Aprile (Trionfo di Venere), il Maggio (Trionfo d’Apollo).
Il Cossa si accosta al Tura nelle figure dure e statuarie, ma è talora pìù dolce e soprattutto più fantasioso del collega ferrarese: la sua arte prelude alla futura poesia ariostesca.

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1 Solo sette se ne conservano, e la maggior parte in pessimo stato.

 
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