Tratto da:
2000 anni di Arte e Architettura
Il quattrocento
Pittura
Di Baio Editore

Scuola Padovana

La scuola padovana fu fondata da Francesco Squarcione (1393-1474), il quale si dette a ripristinare lo studio dell’antico, raccogliendo nei suoi viaggi in Italia e in Grecia una quantità di sculture e di bassorilievi antichi, ed adunando nella sua bottega fino a 137 allievi (1).
Ma il suo gusto classico era più da antiquario che da pittore: figure dure e statuarie, panneggi spigolosi e metallici, architetture fastose e decorative, colorito basso (a differenza dei veneti), tipi spesso brutti e volgari, ecc.
Es. Polittico di S. Gerolamo, nel Museo di Padova.

ANDREA MANTEGNA, nato a Isola di Carturo (1431-1506), il più grande pittore dell’Italia Settentrionale.
Fu allievo diretto dello Squarcione, da cui era stato adottato, ma si ammogliò con una figlia di Jacopo Bellini, pittore veneziano e rivale dello Squarcione.
Il Mantegna, come Donatello, fonde insieme:
a) il classicismo antiquario e monumentale dello Squarcone;
b) col naturalismo dei fiorentini e dei veneti: anatomia, prospettiva, drammaticità, energica caratterizzazione dei volti, ecc.
Ciò specialmente dopo l’aspra censura che lo Squarcione mosse alle figure del discepolo («più simili a statue che a persone vive»), per cui il Mantegna si volse direttamente al naturalismo, e migliorò il colore sull’esempio dei veneziani.

Andrea Mantegna

Il pianto per la morte di cristo

Opere. – L’attività del Mantegna si può distinguere a due periodi:
Periodo padovano, che ricorda ancora, sebbene a molta distanza, la maniera dello Squarcione.
Vite di S. Cristoforo e di S. Giacomo, nella Chiesa degli Eremitani, affrescate a soli ventun anni, in concorrenza con altri squarcioneschi: per cui tale chiesa ha, per la pittura padovana del ’400, la medesima importanza della Cappella Brancacci per la pittura fiorentina dello stesso secolo.
Le figure sono statuarie, e ad esse viene applicata per la prima volta la visione dal basso o «scorcio»; lo sfondo grandioso alterna, alla rozza nudità dello stile rustico, i fregi e le colonne corinzie dell’architettura classica.
I principali affreschi dovuti al Mantegna sono: il Giudizio di San Giacomo, San Giacomo condotto al supplizio, Supplizio del Santo.
Periodo mantovano, presso i Gonzaga, di cui divenne il pittore di corte.

Decarazione della Camera degli sposi, nel Palazzo ducale: il Mantegna affrescò le pareti (Famiglia e Corte del Duca Lodovico, ove si rivela ritrattista e profondo psicologo) e la vôlta, (Scene tratte dalle favole di Ercole, Orfeo ed Apollo).
Nel centro della vôlta finse in iscorcio un’apertura tonda a cielo aperto, con donne e giocosi amorini che guardano in giù, appoggiati ad una balaustrata: effetto arditissimo, da cui prende vita tutta la grandiosa decorazione di soffitti e vôlte del Coreggio, del Veronese e del Tiepolo.
Trionfo di Cesare o Esaltazione della monarchia, serie di nove cartoni, formanti un fregio di 27 metri, che dovevano essere tradotti in affresco per il teatro di corte, ora conservati ad Hampton-Court, presso Londra.
2. – Il Mantegna non si limitò all’affresco, ma dipinse anche quadri di soggetto sacro e mitologico:
a) soggetto sacro, tra cui numerose Madonne, soavi e pensose, senza corona o diadema, venerate da Santi barbuti e severi e da guerrieri: seggono su alti troni con angeli musicanti ai piedi, all’ombra di bizzarre pergole decorative.
Es. Madonna della Vittoria (Louvre), Madonna della Pala Trivulzio (Raccolta Trivulzio, Milano), Madonna e Angeli (Brera).
Altri quadri religiosit sono: il grande Trittico di S. Zeno a Verona, con Vergine e Santi maestosi, della cui predella faceva parte la drammaticissima Crocifissione (Louvre); il San Giorgio (Accademia di Venezia), il Cristo Morto (Brera), scorcio anatomico impressionante, in cui il naturalismo del Mantegna si fa acerbo fino a rasentare l’orrore.
b) soggetto mitologico, che il Mantegna fu il primo a introdurre in Mantova e nell’Italia settentrionale.
Es. Parnaso (Louvre), in cui la forma più elegante e raffinata preannuncia il senso di perfezione dassica del ’500.

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1 Già verso la metà del ’400 erano stati a Padova Donatello e Paolo Uccello, destando l’amore per il naturalismo fiorentino.

 
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