Tratto da:
2000 anni di Arte e Architettura
Il quattrocento
Pittura
Di Baio Editore

DOMENICO BIGORDI, detto il GHIRLANDAIO (1449-1494), dal padre orefice che faceva ghirlande per le spose, discepolo del Baldovinetti.
Egli porta alla massima perfezione il realismo scientifico e plastico dei fiorentini (anatomia, prospettiva, colore, ecc.): caratteristiche le tendenze storico-narrative (vita fiorentina del tempo, ritratti) (1), e monumentali (cfr. Giotto e Masaccio).
Opere. – 1. Lattività del Ghirlandaio si può distinguere in tre periodi:
Periodo fiorentino, in cui la sua arte è ancora piuttosto impacciata.
Affreschi della Cappella di Santa Fina, nel Duomo di S. Gimignano, con Storie della Santa, tra cui la Visione di S. Fina e i Funerali di S. Fina – cfr. analoghi affreschi del Gozzoli, nella Chiesa di S. Agostino della stessa città.
Cenacolo, nel Convento di Ognissanti, più volte ripetuto: ricorda lo schema di Andrea del Castagno, ma rallegrato nel fondo dalla visione di un giardino.
Periodo romano, in cui il Ghirlandaio fu chiamato da Sisto IV a frescare nella Cappella Sistina.
Vocazione degli Apostoli Pietro ed Andrea, nella Cappella Sistina, che risente l’influenza di Masaccio.
Nuovo periodo fiorentino, in cui il Ghirlandaio porta alla massima perfezione la pittura fiorentina del Quattrocento, dando prova di tutte le sue migliori qualità artistiche (disegno, prospettiva, colore, panneggio, ecc.).
Affreschi nella Cappella Sassetti, in Santa Trìnita, con Storie di S. Francesco, tra cui Papa Onorio che approva la regola, ecc. – cfr. analoghi affreschi di Giotto nella vicina S. Croce.

Chiostro S.Croce

La visita

Sono affreschi interessanti per la vivace riproduzione della vita fiorentina del tempo: gruppi di borghesi fiorentini, ritratti di Lorenzo il Magnifico, Pulci, Poliziano, ecc.
Affreschi nel Coro di S. Maria Novella, a Firenze, il più vasto ciclo pittorico del ’400, con Storie della Vergine nella parete di sinistra, e Storie del Battista e di Giovanni Tornabuoni (che aveva commesso l’opera) nella parete di destra.
L’affresco più famoso è la Natività della Vergine, il più bel dipinto d’interno del Rinascimento: Ludovica Tornabuoni, figlia di Giovanni, seguita da quattro ancelle, si avvicina al gruppo delle nutrici.
2. – Il Ghirlandaio non si limitò all’affresco, ma dipinse anche quadri di soggetto sacro, tra cui:
Epifania (una agli Uffizi e una all’Ospedale degli Innocenti), che ricorda l’Adorazione di Filippino Lippi.
Presepio, nella Cappella Sassetti in S. Trìnita, la più perfetta delle tavole del Ghirlandaio, per il paesaggio archeologico e le meravigliose teste dei pastori che ricordano le più energiche rappresentazioni della pittura fiamminga – cfr. il Trittico della Natività, del fiammingo Ugo Van del Goes, allora nell’Ospedale di S. Maria Nuova, ed ora agli Uffizi.

Loggia dell'Ospedale degli Innocenti, Firenze

MELOZZO DA FORLÌ (1438-1449), precursore di Raffaello.
Il suo stile deriva da Piero della Francesca (anatomia, prospettiva, ecc.), ma è meno maschio e poderoso di quest’ultimo, perchè tutto compenetrato dal sentimento della bellezza.
Melozzo è anche importante perchè fu col Mantegna il primo ad applicare arditissime visioni dal basso, o «scorci», alla decorazione di soffitti e vôlte: arte in cui precorre tutta la grandiosa decorazione di soffitti e vôlte del Correggio, del Veronese, e del Tiepolo.

Melozzo da Forlì

Angelo musicante
Pinacoteca vaticana

Opere. – Affreschi della Cupola della Sacrestia del Coro di Loreto, raffiguranti bellissimi Angeli alati e vigorose figure di Profeti.
Affreschi della Chiesa dei SS. Apostoli in Roma, andati in parte distrutti, e in parte dispersi: rimangono alcune deliziose figure di Angeli musicanti, dalla fiorente bellezza femminile, nella Sacrestia di S. Pietro.
Papa Sisto IV mentre riceve l’umanista Platina (Pinac. Vaticana), capolavoro: nobili e intensi ritratti, ricche architetture già cinquecentesche, prospettiva magistrale.

LUCA SIGNORELLI, di Cortona (1441-1528), discepolo di Piero della Francesca.
Il suo stile deriva da Piero della Francesca (anatomia, prospettiva, nudi gagliardi e muscolosi, ecc.), ma è più severo e poderoso di quest’ultimo, per quanto a lui risulti inferiore per il senso del colore (tinte grige e tetre, carni di un caratteristico rosso bruciato).
Spirito tormentato e drammatico, è il primo che violi la tradizione, portando nelle sue composizioni un geniale disordine, una insofferenza eroica che lo rende il vero precursore di Michelangelo.
1. – Flagellazione (Brera), uno dei primi quadri, interessante per la derivazione da Piero della Francesca (cfr. Flagellazione di quest’ultimo), e per la maestria del Signorelli nei nudi.
Il Regno di Pan (Berlino), con bei nudi di personaggi mitologici.
Tondo con la Sacra Famiglia (Uffizi), notevole per le figure poderose, il colorito crudo, l’assenza di sfondo paesistico.

Duomo di Orvieto

Opere. – Giudizio Universale, nella Cappella nuova del Duomo di Orvieto, uno dei più grandi capolavori della pittura italiana.
Il Signorelli vi lavorò cinque anni, quasi senza aiuto, distribuendo il soggetto in 4 scene:
– Predicazione dell’Anticristo;
– Resurrezione dei Morti;
– I Reprobi;
– Gli Eletti.
Il Signorelli non si ispira ii convenzionali Giudizi dell’Orcagna (S. Maria Novella) e di Giotto (Cappella degli Scrovegni), ma all’Apocalisse e alla Divina Commedia: perciò addensa folle ignude e titaniche, dominate da Angeli giganteschi e da dèmoni feroci, raggiungendo un effetto di intensa drammaticità.
Michelangelo verrà qui ad ispirarsi per il suo Giudizio della Sistina, e riuscirà solo superiore per la maggiore spiritualità e unità della composizione.
2. – Il Signorelli dipinse a fresco anche in altri luoghi: nella Sacrestia della Cura del Santuario di Loreto (otto Profeti e otto Angeli musicanti), nella Cappella Sistina (Ultimi fatti della Vita di Mosè), nel Chiostro di Monte Oliveto Maggiore presso Siena (Storie di S. Benedetto), ecc.

PIETRO VANNUCCI, da Città della Pieve, (1446-1524), detto il PERUGINO, perchè visse molto a Perugia.
Si formò a Firenze nella bottega del Verrocchio, ma gli riuscì di fondere:
a) il realismo fiorentino;
b) con l’idealismo mistico umbro: forme estatiche e sognanti; paesaggio non più scomposto nei minuti particolari veristici dei fiorentini, ma delineato con ampie masse e vivo senso dell’infinito; colore caldo e armonioso, ricco di sfumature.
Il Perugino fornisce il tipo religioso alla scuola umbra: ginocchio sinistro piegato, mani bellissime incrociate nella preghiera; capo mollemente reclinato sulla spalla; volto ovale; giovani dalla capigliatura femminea, vecchi dalle lunghe barbe pendenti in due punte.
È da notare che il Perugino, cedendo ad una certa pigrizia mentale e spesso al desiderio del guadagno, cadde in un convenzionalismo di maniera che Michelangelo definì «goffo» (tipi monotoni, inespressivi, sdolcinati).

Pietro Vannucci

Ritratto

Opere. – L’attività del Perugino si può distinguere in due periodi:
Periodo romano, in cui fu chiamato da Sisto IV a frescare nella Cappella Sistina, unitamente ai maestri di Firenze (p. 110).
Lo stile del Perugino è in questo periodo grave e pesante, secondo il gusto fiorentino: alcuni dei suoi affreschi furono distrutti in seguito per dar luogo al Giudizio Universale di Michelangelo.
Es. Vocazione di S. Pietro o Consegna delle Chiavi a S. Pietro (cfr. analogo alfresco del Ghirlandaio): lo sfondo col magnifico tempio centrale, ma senza i due tempietti laterali, sarà adottato da Raffaello nel suo Sposalizio della Vergine.
Periodo fiorentino-perugino (Firenze e Perugia furono i due principali centri della sua attività), in cui il Perugino raggiunge la perfezione.
Visione di S. Bernardo (Pinac. di Monaco), più mistica e pittorica di quella di Filippo Lippi.
Deposizione (Pitti), capolavoro.
Crocefissione, nel Capitolo di S. Maria Maddalena De’ Pazzi, a Firenze: grande affresco col motivo peruginesco delle tre arcate, e col paesaggio inteso in senso del tutto moderno (malinconico e romantico, quasi partecipe degli affetti dolorosi dei personaggi).
Ritratto di Giovinetto (Uffizi), il più bello dei ritratti del Perugino.
Affreschi della Sala del Cambio a Perugia, uno dei più ricchi complessi ornamentali del Rinascimento.
Il Perugino raffigurò sulla volta e sulle pareti le Virtù Cardinali e Teologali, Profeti e Sibille, Eroi e Sapienti greci e romani: gli fu di aiuto, tra gli altri, il giovane Raffaello, il cui autoritratto si trova su uno dei pilastri.

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1 Si rammaricava a gran ragione di non poter coprire di affreschi le mura di Firenze.

 
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