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PIERO DELLA FRANCESCA, di Borgo San Sepolcro,
in Umbria (1416-1492), discepolo di Domenico Veneziano.
Il suo stile deriva dal Castagno, ma il realismo scientifico e plastico
di quest’ultimo (anatomia, prospettiva), si complica con uno studio
geometrico delle figure (1) e con un maggior senso della luce e del colore
(trasparenze luminose, effetti d’aria aperta, ecc. – cfr.
Veneziano): trascurati sono invece i particolari del corpo umano (brutte
estremità, volti negroidi, ecc.).
Piero della Francesca è inoltre importantissimo perchè diffuse
nell’Italia centrale e settentrionale il nuovo verbo naturalista
coi suoi perfezionamenti tecnici (anatomia, prospettiva, ecc.), coi suoi
valori plastici ed antidecorativi: da lui derivano Melozzo da Forlì,
Luca Signorelli e lo stesso Bramante.
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Piero della Francesca
Ritratto di Federico da Montefeltro
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Opere. – Percorse a varie riprese
tutta l’Italia Centrale, ma in due città si trattenne più
a lungo creando opere immortali: Arezzo ed Urbino.
Periodo aretino – Affreschi nel Coro di S. Francesco in Arezzo,
con Storie della leggenda della Croce (cfr. già Agnolo Gaddi, nel
Coro di S. Croce a Firenze): ciclo che per ampiezza gareggia con quello
della Cappella Brancacci.
Tra i principali affreschi sono la Morte di Adamo; l’Arrivo della
Regina di Saba, con sfarzosi e strani cortei (cfr. Corteo dei Magi di
Benozzo Gozzoli); la Scoperta della vera Croce; la Disfatta di Cosroe;
la Vittoria di Costantino, che per l’ardimento degli effetti luminosi
notturni precorre il Raffaello della Liberazione di S. Pietro (p. 164)
e gli stessi Caravaggio e Rembrandt.
Periodo urbinate – Ritratti di Federico da Montefeltro
e di Battista Sforza, sua moglie (Uffizi), che presentano una novità
iconografica: non più lo sfondo scuro dei ritratti fiorentini,
ma paesaggio naturale dal vero (fiumi, collinette, ecc.).
Flagellazione di Cristo (Pinac. di Urbino), quadro stranissimo per il
concetto compositivo (taglio in mezzo).
Resurreaione di Cristo, a Borgo S. Sepolcro, monumentale negli scorci,
e quasi trasparente nel colore (1).
ANTONIO POLLAIOLO (1429-1498), già noto come scultore
(p. 95), discepolo di Alessio Boldovinetti (2).
Il suo stile vive nella corrente del solito realismo scientifico e plastico
(anatomia, ecc.), con preferenze pel nudo, che, trattato saltuariamente
dai pittori precedenti, raggiunge ora col Pollaiolo ed il Verrocchio la
sua piena dignità d’arte.
Il Pollaiolo è inoltre uno dei primi artisti che chieda i suoi
argomenti alla mitologia (cfr. poi Botticelli).
Opere. – Lotta d’Ercole con Idra e Lotta
d’Ercole con Anteo (Uffizi), dittico interessante per il motivo
mitologico e per l’incomparabile studio di «anatomia in movimento».
Martirio di San Sebastiano (Gall. Naz. di Londra), interessante per l’anatomia
perfetta.
Tobia e l’Angelo (Pinac. di Torino), con la valle dell’Arno
come sfondo.
Ritratto di Gentildonna (Museo Poldi Pezzoli, Milano), che si può
considerare come il simbolo della raffinata femminilità del Rinascimento
(1).
ANDREA DI DOMENICO DEL VERROCCHIO, già noto come
scultore (p. 95), anch’esso discepolo del Baldovinetti.
Il suo stile si trova sempre nella corrente del realismo scientifico e
plastico (anatomia, ecc.), ma è più misurato e colorito
di quello del Pollaiolo.
Sua massima gloria è quella di essere stato il maestro di Leonardo
(oltre che del Perugino), il quale non poco dovette ai suoi insegnamenti,
specie per quello che riguarda l’anatomia e il chiaroscuro.
Opere. – Battesimo di Cristo (Uffizi), con le figure
ossute del Battista e di Gesù.
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Andrea di domenico detto il Verrocchio
Il Battesimo
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Andrea di domenico detto il Verrocchio
Tobia e l'angelo
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È una tavola importantissima, perchè vi appare per la
prima volta la mano di Leonardo, allora tirocinante nella bottega del
Verrocchio: di Leonardo è infatti l’Angelo biondo, genuflesso
a sinistra, che getta una nota di spiritualità nella piatta e borghese
pittura fiorentina, preannunciandone la rinnovazione.
Madonne (Uffizi, Berlino, ecc.), con cui il Verrocchio crea il tipo della
Madonna borghese, che regge sulle ginocchia un putto paffutello: la Madonna
ha volto soave, naso piuttosto corto e terminante in forma arrotondata,
capelli metallici, ecc.
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1 Piero della Francesca concepisce l’arte come problema
di scienza (cfr. Paolo Uccello, Leonardo, ecc.): le sue figure sono dei
veri e propri «simboli» geometrici: ed i movimenti delle medesime,
anche i più accentuati, sembrano come sospesi in un «alt»
momentaneo, ma caratteristico.
Pietro fu del resto un perfetto teorico e studioso della geometria: e
si vuole che lasciasse il trattato pubblicato dal suo allievo Luca Pacioli,
sotto il nome di Summa de arithmetica.
1 Piero della Francesca fu anche a Roma, ove lavorò nelle Stanze
della Segnatura in Vaticano: ma le sue opere furono poi distrutte per
dar luogo a quelle di Raffaello.
Milano possiede una Pala d’altare, la Vergine col Bambino adorata
da Federico da Montefeltro (Brera): in essa la composizione è simmetricamente
inscritta in un nicchione già bramantesco.
2 Alessio Baldovinetti (1427-1499), allievo di Paolo Uccello, è
più importante come formatore e maestro del Pollaiolo e del Verrocchio
che come pittore.
Egli vive nella corrente del realismo scientifico e plastico (anatomia,
ecc.): ma come Paolo Uccello si dà a problemi prevalentemente tecnici,
come l’applicazione della pittura ad olio e la riproduzione di paesaggi
dal vero.
Tra le sue opere, notevole l’Adorazione dei Magi, affresco nel Chiostro
dell’Annunziata a Firenze: in cui la valle dell’Arno nello
sfondo è resa con scrupolosa esattezza, e con vivo senso della
luce e dell’atmosfera.
1 Con Antonio collaborò talora il fratello Piero (1443-1499), come
nella tavola coi SS. Eustachio, Giacomo e Vincenzo (Uffizi), ove le forme
più molli accusano la mano di un artista minore.
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