Tratto da:
2000 anni di Arte e Architettura
Il quattrocento
Pittura
Di Baio Editore

BENOZZO GOZZOLI, fiorentino (1420-1498).
Fu allievo dell’Angelico, ma il misticismo del maestro si risolve in una tendenza narrativa di sapore mondano, fastoso, decorativo («o Boccaccio della pittura»).

Benozzo Gozzoli

Processione dei Magi

Opere. – Affreschi nella Chiesa di S. Francesco a Montefalco (Umbria), con Storie di S. Francesco: rigidità e semplicità, che ricorda ancora i trecentisti, specialmente Giotto.
Affreschi nella Cappella di Palazzo Medici, tra i più caratteristici dell’arte del Gozzoli.
Notevole il Corteo dei Magi, che, pur derivando dalle Adorazioni precedenti (cavalcata, paese collinoso, abbigliamenti sfarzosi ecc.) (1), presenta una novità iconografica: i personaggi del corteo non sono persone fittizie, ma reali (Cosimo, Piero, Lorenzo de’ Medici, autoritratto, ecc.).
Affreschi nella Chiesa di S. Agostino a Gimignano, con Storie di S. Agostino, capolavoro.
Hanno importanza di documento storico per la vita italiana del tempo: interno d’una scuola, con gli alunni che compitano e il discolo preso a staffilate; ritratti di contemporanei, ecc.
Affreschi nel Camposanto di Pisa, con scene del Vecchio Testamento, il ciclo più grandioso del Gozzoli (60 metri).
Vi si trovano dei veri e propri quadretti di genere (Es. Vendemmia di Noè) (2).

TOMMASO DI GIOVANNI Dl SER GUIDO, (1401-1428), detto MASACCIO per la sua trascurataggine, capo della corrente realistica e il più grande pittore del ’400.
Nacque a San Giovanni Valdarno, e morì appena ventiseienne, ma abbastanza in tempo per imprimere l’andamento a tutta la pittura fiorentina successiva.
Fu allievo di Masolino, ma l’idealismo del Maestro diventa in lui realismo classico e monumentale (cfr. Giotto, Donatello, ecc.).
Anche l’arte della prospettiva raggiunge la sua perfezione: unità di disegno nella molteplicità dei dettagli.

Masaccio

Cappella Brancacci, Firenze

Opere. – Affreschi nella Cappella Brancacci, in continuazione di quelli di Masolino, con Storie di S. Pietro e Cacciata di Adamo ed Eva.
Vi troviamo i capolavori di Masaccio, come la famosa Scena del Tributo, con figure monumentali e grandiose, con volti di espressione intensa, tra cui quello stupendo del Cristo (cfr. analogo volto di Giotto, e quello posteriore del Cenacolo di Leonardo).

ANDREA del CASTAGNO, nato nel paese omonimo del Mugello (1423-1457), da genitori contadini.
Fu allievo di Masaccio, ma il potente realismo del maestro diventa in lui crudo verismo, o meglio realismo scientifico, plastico (anatomia, disegno più che colore, figure statuarie, ecc.), che si dibatte tra le note della rude brutalità e quelle dell’eroismo monumentale appreso da Masaccio e da Donatello (1).

Andrea del Castagno

Crocefissione

Opere. – Affreschi già nella Villa Pandolfini a Legnaia, ed ora a S. Apollonia: nove ritratti di illustri personaggi (Farinata, Petrarca, Boccaccio, Pippo Spano, la Sibilla Cumana, ecc.) con tendenza al rilievo, al plastico, al monumentale.
Ritratto equestre di Niccolò da Tolentino (capitano di ventura), in S. Maria del Fiore, che dimostra anch’esso quale temperamento di scultore avesse l’artista – cfr. analogo Ritratto equestre di Giovanni Acuto, di Paolo Uccello.

PAOLO Dl DONO, detto PAOLO UCCELLO, perchè «si dilettò più di uccelli che d’altro» (Vasari), fiorentino (1397-1475).
Il suo stile è simile a quello del Castagno: ma il realismo scientifico e plastico di quest’ultimo (anatomia, figure statuarie, ecc.), si arricchisce di un maggior senso del colore.
L’Uccello è soprattutto importante per i suoi studi di tecnica pittorica, specie di prospettiva (1) e di colore (chiaroscuro): per tali esperienze – scrive il Vasari – patì di starsene «solo e quasi selvatico le settimane ed i mesi in casa, senza lasciarsi vedere».
Molto abile fu nel dipingere animali, specialmente cavalli: ma delle sue molte e belle opere quasi nulla ci resta.

Paolo Uccello

Battaglia di S.Romano

Opere. – Tavole di battaglia (Uffizi, Louvre, Londra): vigorose e congeste, ma interessanti pel tentativo di rappresentare scene esageratamente animate.
Ritratto equestre di Giovanni Acuto (John Hawkwood), in S. Maria del Fiore, che dimostra quale temperamento di scultore avesse l’artista.
Ebbrezza di Noè e Diluvio, dipinti a monocromato verde nel Chiostro di S. Maria Novella (detto per questo Chiostro Verde): visione imponente e drammatica che precorre Michelangelo.
Disegni di caccia (Oxford) con figure magre e animate sul cupo sfondo della selva.

DOMENICO VENEZIANO
(1400-1461), nato in Toscana, forse da padre veneziano.
Fu discepolo di Andrea del Castagno, ma il realismo scientifico e plastico del maestro si arricchisce di un maggior senso della luce e del colore (trasparenze luminose, effetti d’aria aperta, ecc.). Cfr. poi Pier della Francesca.
Pare – secondo l’attestazione del Vasari – che gli si debba attribuire l’introduzione della pittura ad olio in Toscana.

Domenico Veneziano

Opere. – Pochissimo ci è rimasto, tra cui notevole la Tavola della Madonna col bambino tra quattro Santi (Uffizi), dalle diverse tonalità luminose, in cui è originale la concezione del portichetto aperto, oltre il quale sorgono le piante di un viridario.

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1 Cfr. spec. Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano.

2 Il Gozzoli dipinse anche tavole, che si trovano specialmente agli Uffizi: in esse introdusse alcune novità iconografiche, come le aureole dorate in cui iscrisse il nome del Santo.

1 Narra il Vasari che egli assassinò il collega Domenico Veneziano per carpirgli il segreto della pittura ad olio, che il Veneziano avrebbe appreso dai pittori fiamminghi: ma la leggenda fu sfatata.

1 La prospettiva costituisce la più importante innovazione della pittura del ’400: all’unità filosofica del mondo medioevale, che coordinava gli elementi del quadro secondo un principio più simbolico che realistico, si sostituisce l’unità naturalistica dell’ambiente.
Perciò ben a ragione il Pollaiolo la ebbe a raffigurare tra le Arti liberali nel Sepolcro di Sisto IV (p. 95).

 
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