Tratto da:
2000 anni di Arte e Architettura
Il quattrocento
Scultura
Di Baio Editore

ANDREA DELLA ROBBIA (1435-1525), nipote e discepolo di Luca.
Accentua la tendenza al languore mistico, e tende fare della maiolica una pittura (non solo colori bianco e azzurro di Luca, ma anche verde e giallo), sino ad adottare spesso il formato quadrato delle tavole del tempo.
Caratteristici anche i festoni di frutta e di fiori che circondano le sue composizioni, e che denotano un senso decorativo più sviluppato.

Andrea della Robbia

Annunciazione

Opere. – Medaglioni di Bimbi in fasce, nella Loggia dell’Ospedale degli Innocenti a Firenze: tipi di trovatelli che col volto e coi gesti sembrano implorare pietà ai cittadini (cfr. putti di Donatello).
Annunciazione, nel cortile del medesimo Ospedale.
Madonne col Bimbo, specialmente al Bargello, che ripetono il tipo di Luca.
Maioliche nel Santuario francescano della Verna, tra cui l’Adorazione che ricorda i quadri del Lippi, l’Annunciazione, la Crocefissione, la Statua di San Francesco, di Sant’Antonio ecc.
Maioliche varie ad Arezzo (Crocefissione, nella Cattedrale), a Città di Castello (Assunzione, a Siena, Prato, Pistoia, ecc. e nei principali Musei stranieri.
Gruppo della Visitazione, in S. Giovanni Fuorcivitas a Pistoia, da alcuni attribuito allo zio Luca: gruppo a tutto tondo (raro esempio nella maiolica) di una intensa potenza espressiva.
Incontro di San Domenico e San Francesco, nella Loggia di S. Paolo a Firenze, pur esso di un’intensa potenza espressiva.
Queste due ultime opere sono importanti, perchè attestano l’evoluzione ultima di Andrea verso le nuove forme stilistiche del ’500.

GIOVANNI DELLA ROBBIA (1469-1526), figlio e collaboratore di Andrea.
La maiolica con Giovanni si risolve in pittura: non più bianchi e azzurri intensi, ma policromismo chiassoso.
Anche il misticismo di Luca e di Andrea si risolve in un verismo drammatico e particolareggiato.

Giovanni della Robbia

Putto su delfino, Londra

Opere. – Sette opere di Misericordia, nell’Ospedale del Ceppo a Pistoia, vera pittura ciclica.

ANTONIO POLLAIOLO, fiorentino (1429-1498), bronzista.
Procede sulle orme di Donatello, ma il realismo classico ed essenziale di quest’ultimo tende cadere in un realismo aridamente veristico: scienza anatomica, estrema energia disegnativa, povertà di sentimento umano, ecc. (cfr. nel ’500 il Cellini).

Antonio Pollaiolo

Ritratto di giovane donna

Opere. – Gruppo di Ercole e Anteo (Bargello), gruppo energicamente preciso e veristico.
Monumenti funebri ai Papi Sisto IV (Museo Petriano) e Innocenzo VIII Cybo (S. Pietro), complessi architettonico-decorativi di grande imponenza e severità.
Il primo mantiene il tipo terragno della tomba medievale, con fregio rappresentante le Virtù e le Arti liberali: aggiuntavi la Prospettiva, la nuova regina del Rinascimento.
Il secondo, più architettonico, consiste in uno sfondo decorativo addossato al muro, su cui viene riprodotta due volte la figura del Pontefice: in alto, seduto in atto di benedire; in basso, morto sul sarcofago.

ANDREA Dl ClONE, detto il VERROCCHIO (1435-1488), dai nome dell’orafo che lo ebbe a bottega, anch’esso bronzista.
Fu allievo e collaboratore di Donatello (Lavabo della Sacrestia di S. Lorenzo), per cui il suo realismo è più misurato di quello del Pollaiolo, e tende a riaccostarsi a quello del Maestro: sintesi, monumentalità, sentimento umano, ecc
Opere. – Tomba di Piero e Giovanni De Medici, nei sotterranei di S. Lorenzo: consiste in un’urna collocata, con novità di pensiero, entro una finestra chiusa da un’artistica grata.
Puttino alato che stringe un delfino, sulla fontana del cortile di Palazzo Vecchio; e Davide (Bargello).
In queste due opere il Verrocchio, sulle orme di Donatello, è tentato dal motivo del corpo adolescente: ma il suo Davide è più mosso di quello di Donatello (p. 88) e dello stesso Michelangelo (p. 147).
Incredulità di San Tommaso, nella facciata di Orsanmichele.
È un grandioso gruppo in bronzo, in cui si ritorna in pieno alla tradizione monumentale di Donatello e si precorre la grandiosa statuaria del ’500.
Solo il troppo complicato panneggiamento, che dominerà in tutta la successiva arte fiorentina, rende grave e pesante l’insieme.
Monumento equestre di Bartolomeo Colleoni, in Campo San Giovanni e Paolo a Venezia, capolavoro (1).
Il monumento è molto più energico e mosso di quello del Gattamelata: il volto del capitano di ventura diventa una maschera selvaggia, e il cavallo un fascio di muscoli irrequieti, tanto che i veneziani rimproverarono l’artista di avere rappresentato un cavallo scorticato.
Madonne col Bimbo, una in marmo e un’altra in terracotta (Bargello), analoghe nel tipo a quelle del Verrocchio pittore (p. 106).

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1 La fusione del monumento e il gigantesco piedestallo sono opera di Alessandro Leopardi (1450?-1522).

 
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