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1 – Nella scultura del Quattrocento possiamo distinguere
un duplice indirizzo:
a) idealistico, che fa capo al Ghiberti: grazia, calma idillica, lirismo,
decoratività, ecc.
b) realistico, che fa capo al Brunelleschi e a Donatello: monumentalità,
drammaticità, vita, ecc.
Accanto ad essi si può porre un terzo indirizzo, che definiremo
eclettico, e che fa capo ai Della Robbia: esso sa contemperare l’idealismo
del Ghiberti col realismo di Donatello, rifondendo il meglio dei due stili
o rimanendo variamente influenzato dall’uno e dall’altro.
2 – Centro della scultura quattrocentesca è la Toscana, e
più particolarmente Firenze.
JACOPO della QUERCIA, senese (1374-1438),
che precorre di qualche anno la rinascita plastica fiorentina.
Egli è la più potente personalità che abbia avuto
l’arte senese, così fine, decorativa, scarsamente plastica:
per il suo classicismo grandioso (cfr. Giotto) e drammatico (cfr. Giovanni
Pisano) fa già pensate al Cinquecento e a Michelangelo.
Partecipò col Ghiberti ed il Brunelleschi al concorso bandito nel
1401 per la porta settentrionale del Battistero fiorentino (p. 84), ma
la vittoria non fu sua.
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Tomba terragna
di Ilaria Del Carretto |
Jacopo della Quercia
Madonna del melagrano
Ferrara, Museo della Cattedrale (1407) |
Opere. – Tomba terragna
di Ilaria Del Carretto (moglie del proprio benefattore), nel
Duomo di Lucca.
Il tipo della tomba deriva da quello delle tombe terragne del Medioevo:
nel fregio poderosi putti michelangioleschi, i primi putti gnudi del Rinascimento
(cfr., poi Donatello), reggono un pesante festone di fiori e di foglie.
Fonte Gaia (1), già nella Piazza Maggiore di Siena, ove ne esiste
una fedele imitazione: i frammenti si custodiscono ora nella Loggia del
Palazzo Comunale.
È una fonte monumentale, a rettangolo, con grandi figure della
Vergine e delle Sette Virtù: fu tanto ammirata dai contemporanei
che valse all’artista il nome di Jacopo della Fonte.
Porta principale di S. Petronio a Bologna, capolavoro.
La lunetta raffigura la Vergine col bimbo in collo tra Santi: tratti poderosi
e soavità di sentimento, fino allora ignoti all’arte.
I pilastri sono decorati da una serie di bassorilievi, narranti Storie
della Genesi: anche qui tratti poderosi ed eroici, che nella bellezza
dei nudi (Adamo ed Eva) e nella severità della composizione, preanunciano
l’arte gigantesca di Michelangelo.
Uno dei rilievi, col Sacrificio d’Isacco, ci conserva il modello
presentato nel concorso per la Porta del Battistero fiorentino paragonato
ai rilievi del Ghiberti e del Brunelleschi, mostra quanto più sinteticamente
avesse Iacopo concepito la scena drammatica.
A Iacopo si deve anche il disegno del Fonte battesimale di Siena, pregevole
per i rilievi che circondano la tazza, ai quali collaborarono, oltre Iacopo,
anche il Ghiberti e Donatello.
LORENZO GHIBERTI, fiorentino (1378-1455),
capo della corrente idealistica.
Si può considerare, come il Brunelleschi in architettura, una personalità
di transizione: gotico per la raffinatezza decorativa e l’innato
pittoricismo (1), rinascimentale per la calma idillica e l’euritmia
delle composizioni.
Lasciò anche un interessante Commentario, specie di storia dell’arte
fiorentina del suo tempo, che precorre le più famose Vite del Vasari.
Opere.
1 – Posta settentrionale del Battistero di Firenze la cui esecuzione
fu affidata al Ghiberti in seguito a concorso bandito nel 1401 (tema il
Sacrificio di Isacco): ad esso parteciparono, oltre il Ghiberti, anche
Jacopo della Quercia ed il Brunelleschi.
Si conserva ancora il modello originale presentato dal Ghiberti (Bargello):
esso, a differenza di quello del Brunelleschi movimentato e drammatico,
è contenuto in linee più decorative ed idilliche: Abramo
ed Isacco appaiono rassegnati ai divini voleri, e tranquilla è
la mossa dell’Angelo.
La porta ripete lo schema della meridionale, opera del gotico Andrea Pisano:
28 formelle gotiche (cornici mistilinee), di cui 20 rappresentano Storie
del Nuovo Testamento (Adorazione dei Magi, Flagellazione, ecc.) e 8 contengono
le figure degli Evangelisti e dei Dottori della Chiesa.
Ma a differenza di Andrea Pisano, il cui stile è semplice e disadorno,
pieno di medioevale candore, quello del Ghiberti è raffinato, elegante,
popolato di numerose figure.
Porta orientale del medesimo Battistero, definita da Michelangelo «degna
del Paradiso», capolavoro.
Lo schema è ormai grandiosamente classico, rinascimentale: 10 riquadri
monumentali, che rappresentano Storie dell’Antico Testamento (Creazione
di Eva, Sacrificio di Abramo, ecc.).
In questa porta il Ghiberti introduce il rilievo pittorico in tutta la
sua estensione: architetture e vasti paesaggi, folle numerose (fino a
cento persone in un riquadro), episodi secondari, ecc, con vario effetto
di rimbalzo della luce sui particolari di rilievo.
Importante pure la incorniciatura ornamentale delle due porte, specie
di quella orientale: i motivi vegetali sono di una sorprendente verità,
tanto che si disse fossero stati gettati in natura: essi segnano il trionfo
della riscoperta natura, gloria del Rinascimento.
2 – Nel periodo tra l’una e l’altra porta il Ghiberti
lavoro al Fonte battesimale di S. Giovanni a Siena (S. Giovanni davanti
ad Erode, Battesimo di Cristo), e ad alcune statue all’esterno della
Chiesa di Orsanmichele (1) (S. Matteo, S. Giovanni, S. Stefano): tali
opere rilevano già, col loro classicismo più vigoroso, il
mutamento di stile nell’arte del maestro.
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1 Cosidetti per il gioioso scroscio dell’acqua uscente
da molte cannelle.
1 Suo merito è l’aver introdotto il bassorilievo
pittorico nella scultura: disposizione prospettica delle figure su diversi
piani, sfondo architertonico-paesistico, ecc., con vario effetto di rimbalzo
della luce sui particolari di rilievo.
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