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Anche la pittura gotica continua a reagire al convenzionalismo
bizantino, ispirandosi:
a) a maggior naturalismo, drammaticità, vita.
b) a maggiore e più fedele imitazione dell’antichità
classica.
GIOTTO DI BONDONE, nato e morto a Firenze (1267?-1337),
il più grande pittore gotico.
Fu forse alunno di Cimabue (1), e quindi continuatore della scuola pittorica
fiorentina, da quello fondata: di qui il suo realismo vigoroso e drammatico,
che – in seguito al soggiorno romano – acquista note classiche
e monumentali.
Giotto ha il merito di aver saputo rompere definitivamente con la tradizione
bizantineggiante (cfr. Nicola Pisano nella scultura), conquistando alla
pittura piena liberta di ispirazione: folle, paesaggi, architetture, Madonne
variamente atteggiate, ecc.; ma la sua tecnica presenta ancora alcuni
difetti, che impacciano l’espressione: disegno piuttosto duro e
schematico, mancanza di scienza anatomica e di prospettiva, sfondi che
ricordano certe quinte di teatro, figure piuttosto massicce e vigorose,
colore freddo ed inerte, ecc.
Opere. – L’attività di Giotto si può
dividere in cinque periodi:
Roma, dove Giotto fu chiamato in occasione del giubileo
a lavorare di fresco e di mosaico.
Pala Stefaneschi (Cristo in trono fra Santi), nella Pinacoteca Vaticana,
cosidetta perchè commessa a Giotto dal Cardinale Stefaneschi: è
ancora di ispirazione bizantina.
La Navicella (Gesù che cammina sulle acque e ammonisce S. Pietro),
nel Museo Petriano.
Chiesa inferiore di Assisi: le quattro vele della vôlta
a crociera sono ricoperte di affreschi allegorici, celebranti la Povertà,
la Castità, l’Ubbidienza e la Glorificazione di S. Francesco.
Siamo ancora nel simbolismo impacciato dei mosaici bizantini, ma l’istinto
realistico si rivela specialmente nello Sposalizio di S. Francesco con
la Povertà, ove due monelli tirano pietre e cacciano spine tra
i piedi della Povertà.
Cappella dell’Arena (o degli Scrovegni)
(1) a Padova, in cui Giotto raggiunge la sua piena personalità.
La vôlta e le pareti sono ricoperte con 38 affreschi, raffiguranti
episodi della Vita di Cristo e della Vergine, più il Giudizio finale
sulla porta d’ingresso.
Es. Deposizione, molto drammatica, con cui Giotto crea
il motivo iconografico cui si ispireranno i pittori posteriori (Perugino,
Raffaello, Bartolomeo della Porta, ecc.)
Il Giudizio è sempre primitivo e grottesco: Cristo in una mandorla
in figura di giudice, ecc.
Chiesa superiore d’Assisi: 28 affreschi raffiguranti
la Vita di S. Francesco.
Dall’allegoria francescana della Chiesa inferiore si passa alla
storia contemporanea: problema nuovo mai affrontato dalla pittura precedente,
altro passo sulla via del realismo.
Troviamo inoltre i primi accenni ad una pittura di paesaggio, che sino
ad ora o era ignorata o appariva in forme allusive, emblematiche.
Es. S. Francesco predica agli uccelli, in cui anche la natura appare nella
sua dolcezza primaverile.
S. Francesco esorcizza i demoni infuriati, in cui la natura appare in
tutto il suo orrido di frane e di burroni.
Cappelle Bardi e Peruzzi, in S. Croce a Firenze.
Contengono i capolavori di Giotto, ma è difficile giudicare del
loro valore originale, perchè furono intonacati e poi ridipinti.
Nella Cappella Bardi ritorna la leggenda francescana della
Chiesa superiore di Assisi (Vita di S. Francesco), ma con un sentimento
più grandioso e commosso; nella Cappella Peruzzi sono affrescate
Storie dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista:
Es. Morte di S. Francesco.
A Firenze Giotto affrescò anche la Cappella del Bargello: nei rari
frammenti troviamo i primi accenni ad una pittura di ritratto, che salirà
in auge nel secolo seguente (Ghirlandaio, Botticelli, Perugino, ecc.).
Es. Ritratto di Dante (1).
SCUOLA DI GIOTTO.
1 – La scuola di Giotto ha i seguenti caratteri:
a) tendenza didascalica. L’arte giottesca vuole insegnare, non divertire
(«arte per la vita»): è impastata non di sensualità,
ma di scienza e di fede, e perciò non rifugge dal simbolo. –
Cfr. analoga tendenza in letteratura, spec. la Commedia di Dante.
b) arte piuttosto anonima. Si tratta a volte di compagnie di pittori che
dipingono per la comunità, e in cui l’individuo scompare:
manca ancora l’individualismo del Rinascimento.
Es. Cappellone degli spagnuoli: (1), nel Chiostro di S. Maria Novella
a Firenze, capolavoro di quest’arte anonima e collettiva: ne fu
forse autore Andrea da Firenze.
Le pareti sono ricoperte dai seguenti affreschi:
– Scene della vita di Cristo: Calvario, Crocefissione, ecc.
Non vi è nessuna congestione e disordine: vi domina l’unità
giottesca accanto ad una cura minuziosa del dettaglio.
– Trionfo di S. Tommaso d’Aquino o Esaltazione della
scienza medievale (cfr. poi, nel ’500, la Scuola d’Atene
di Raffaello).
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Trionfo
di S. Tommaso d’Aquino o
Esaltazione della scienza medievale |
S. Tommaso è seduto in mezzo ad una folla di Santi
e di Profeti, su una cattedra gotica con gli eretici ai piedi. Più
in basso, negli stalli di un coro gotico, siede una fila di giovani donne:
le Scienze terrene e le Scienze celesti.
– Allegoria della Chiesa militante e della Chiesa trionfante o Esaltazione
dell’ordine domenicano (cfr. poi, nel ’500, la Disputa del
Sacramento di Raffaello).
Il motivo è distribuito su vari piani: in basso l’ordine
di S. Domenico combatte contro gli eretici (lupi che assalgono molte pecore,
difese da cani: di particolare interesse la veduta di S. Maria del Fiore
nel disegno originale di Arnolfo di Cambio); al centro i piaceri mondani,
raffigurati da donne tra cui Laura; in alto il cielo, la gloria dei Santi
e di Gesù Cristo.
2 – Influenzati da Giotto, ma viventi fuori dell’anonimato
della scuola giottesca, sono alcuni singoli pittori:
Taddeo Gaddi, fiorentino, alunno diretto ed intimo di Giotto.
Cappella Baroncelli, in S. Croce a Firenze, ove il Gaddi affrescò
Storie della Vergine (Gioacchino scacciato dal tempio, ecc.): caratteristiche
le fragili e sproporzionate architetture, le vesti sfarzose, i gesti orrendi
tanto lontani dai gravi schemi del maestro.
Tribunale della Mercanzia Vecchia in Firenze, ove il Gaddi si riduce con
gli anni a lavorare di maniera, con un simbolismo grossolano (Verità
che con un ferro cava la lingua alla Bugia).
Agnolo Gaddi, figlio di Taddeo, che continua – come molti altri
– non lo spirito, ma l’esteriorità delle composizioni
giottesche.
Storia della Santa Croce, nel Coro di S. Croce a Firenze.
Andrea di Clone, detto l’Orcagna, il più personale e vigoroso
tra i seguaci di Giotto: come pittore non è da meno dello scultore
del Tabernacolo di Orsanmichele.
Cappella Strozzi, in S. Maria Novella, con gli imponenti affreschi del
Giudizio nel fondo, del Paradiso e dell’Inferno danteschi sulle
pareti laterali (1); e con imponente tavola sull’altare.
Giudizio Universale, nel Camposanto di Pisa (vedi p. 73).
Altichieri di Zevio e Jacopo d’Avanzo, veronesi, che per la quadrata
forza della concezione e l’intensa drammaticità si possono
considerare i veri eredi dell’arte di Giotto.
Lavorarono particolarmente a Padova:
Oratorio di S. Giorgio, con storie della Vita di Cristo e dei Santi (es.
Crocifissione).
Basilica di S. Antonio, col commovente Pianto delle Marie.
Giotto di Maestro Stefano, detto il Giottino, autore di pale d’altare
con colori di tempera.
Es. Deposizione, agli Uffizi, in cui è riprodotto il medesimo motivo
giottesco della Cappella dell’Arena di Padova, ma con maggior grazia.
Tipico l’intenso colorismo di questa tavola (sfondo in oro): non
più tinte inerti da miniatura, ma armonia di impasti che preludono
al colorismo artistico del Rinascimento (1).
SIMONE MARTINI (1285?-1344), il più
grande pittore gotico di Siena.
Fu alunno di Duccio da Boninsegna e quindi continuatore della scuola pittorica
senese da quello fondata (idealiscio mistico, lirismo, grazia, soavità,
euritmia, ecc. (2).
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Simone Martini
Maestà
Madonna del Baldacchino
Palazzo Pubblico, Siena
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Opere. Maestà, nel Palazzo Pubblico
di Siena, detta la Madonna del Baldacchino.
La composizione è mirabilmente decorativa (baldacchino, ricche
vesti, ecc.) a differenza della grave e monumentale Maestà di Duccio.
Storie di S. Martino, nella Chiesa inferiore di Assisi, sopra un fondo
di eleganti architetture e di paesi.
Caratteristiche le figure dal volto e dal costume mongolico, per i più
vivi contatti che sulla fine del ’300 la Toscana ebbe con l’Oriente.
Ritratto del Capitano Guido Riccio da Fogliano, nel Palazzo Pubblico di
Siena, di grande importanza perchè una delle prime prove della
pittura di ritratto: ma è ritratto ingenuo e privo di moto.
Annunciazione, agli Uffizi, capolavoro.
Vi si scorge un amore quasi prezioso per le forme gracili e sottili (Vergine
ed Angelo ai piedi, cespo di gigli tra i due), per l’oro e le stoffe
sontuose.
PIETRO LORENZETTI (1302-1350 circa),
altro notevole rappresentante della scuola senese, ma l’opposto
di Simone Martini per lo stile drammatico e rude: vera eccezione nell’ambiente
senese.
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Pietro Lorenzetti
La Deposizione.
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Opere. – Madonna tra S. Francesco
e S. Giovanni, nella Chiesa inferiore di Assisi.
Si paragoni il S. Francesco esile ed elegante col brutto e veristico fraticello
di Cimabue nell’affresco vicino (cfr. pag. 46): vi si riscontra
la differenza fra l’idealismo senese e il rude realismo fiorentino.
Deposizione dalla Croce, nella medesima Chiesa, in cui si rivela una drammaticità
e una veemenza che non troviamo in tutta l’arte gotica italiana
(cfr. Deposizione di Giovanni Pisano e di Giotto).
AMBROGIO LORENZETTI, fratello minore
di Pietro (1324-1350 circa), ma inferiore ad esso perchè –
a dire del Vasari – fu più «filosofo che pittore»:
si diede infatti, giottescamente, ai grandi affreschi allegorici, pur
osservando il gusto senese per le forme armoniose.
Opere. – Allegoria del Comune (Il Comune, Il Buon
Governo, il Cattivo Governo), nel Palazzo Pubblico di Siena.
La personificazione dei Vizi e delle Virtù si intreccia a quadretti
di natura e a scene di gustoso realismo (mura e colline di Siena coi lavori
rurali, sarto nella bottega, danza delle ragazze, ecc.): per cui Ambrogio
si può considerare il primo paesista della pittura italiana, che
lascia molto lontano il paesaggio convenzionale dei giotteschi e di Simone
Martini.
CAMPOSANTO Dl PISA. È il monumento
in cui si incontrano artisti giotteschi (Orcagna, ecc.) e senesi (Francesco
Traini), oltre ad artisti del Quattrocento (Benozzo Gozzoli).
Le pareti sono coperte da giganteschi affreschi: ma incerte
ne sono le attribuzioni.
Trionfo della Morte, forse di Francesco Traini, affresco notevole anche
perchè contiene numerosi «Accenni ad una pittura di paesaggio
(cfr. già Giotto nella Chiesa superiore d’Assisi) e ad una
pittura di ritratto (Castruccio, Uguccione, ecc. – cfr. già
Giotto nella Cappella del Bargello).
Giudizio Universale, forse dell’Orcagna, visione grossolana, che
mantiene il vecchio schema bizantino: l’Inferno è una voragine
a quattro piani, nella cui caverna fra demoni serpi e fiamme brulicano
le anime in forma di pupazzi.
Gli anacoreti della Tebaide, che ricordano l’aurea prosa del Cavalca:
l’artista ne ha disperse le cellette tra le rocce impervie ed il
verde.
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1 Secondo taluni Giotto lavori, con Cimabue nei mosaici
del Battistero fiorentino.
1 Così denominato perchè solevano frequentarlo gli spagnoli
residenti in Firenze.
1 Secondo taluni, gli affreschi del Paradiso e dell’inferno devono
essere attribuiti al fratello dell’Orcagna, Nodo di Cione.
1 Uno degli ultimi giotteschi è Cennino Cennini, il quale ci lasciò
sulla fine del ’300 un prezioso manuale di tecnica pittorica, il
Libro dell’Arte.
È un documento interessante, perchè comprova la serietà
dei metodi e di spirito di quegli artisti, i quali concepivano l’arte:
a) carne duro e severo tirocinio: per un anno apprendere il disegno, per
sei anni stare a bottega, ecc.
b) come atto di ossequio che gli uomini fanno alla Divinità: «ed
ove non ne fossi ben pagato, Iddio, e Nostra Donna te ne farà di
bene all’anima e al corpo...».
2 Fu anche amico del Petrarca, di cui ritrasse Laura su una tavola oggi
perduta, onde il poeta lo rimunerò con due sonetti: («Quando
giunse a Simon l’alto concetto; Per ammirar Policleto a prova fiso»),
e miniò, del poeta il codice di Virgilio all’Ambrosiana.
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