Tratto da:
2000 anni di Arte e Architettura
Periodo Romanico
Pittura e Mosaico
Di Baio Editore

La pittura romanica tende anch’essa reagire al convenzionalismo bizantino, ispirandosi:
a) al naturalismo;
b) all’antichità classica.

MOSAICI DI ROMA, DI VENEZIA, Dl SICILIA.

Roma, Venezia, la Sicilia sono i tre centri dell’arte musiva in questo periodo: ma mentre Roma, ispirandosi al grandioso realismo classico del mosaico basilicale, tende far trionfare uno stile più libero e vivo, Venezia e la Sicilia sono ancora in molta parte vincolate al vecchio convenzionalismo bizantino (secondo stile bizantino).

Roma. – I primi segni di una rinnovata tradizione figurativa si avvertono già intorno al sec. IX, attraverso la cosiddetta pittura benedettina, che da Montecassino ebbe propaggini in tutta l’Italia centrale.
Interessante è a tale scopo un raffronto tra la Chiesa di S. Maria Antiqua, che è un prezioso museo di affreschi bizantini e bizantineggianti (famosa Crocefissione), e la Chiesa inferiore di S. Clemente (Storie di S. Alessio e di S. Clemente), in cui si ha la prima apparizione di una pittura originale, che cerca la bellezza delle figure, il movimento delle scene, la libertà nella composizione.
Il realismo di questa pittura benedettina si impone a poco a poco a tutta la scuola pittorica romanica, mosaico compreso.
Es. Mosaico absidale e arco trionfale di S. Clemente,
che segna il ritorno ai principi decorativi classici; Mosaico absidale di S. Francesca Romana) che ha figure solenni e vive, simili a quelle di S. Pudenziana (p. 18).
Abside di S. Maria in Trastevere, in cui il trionfo sul bizantinismo è completo.

Sacro Speco di Subbiaco

Venezia. – I principali mosaici di questo periodo si trovano in S. Marco, che deve a ben tre secoli (XI-XIII) la sua smagliante decorazione: essi offrono gli esempi migliori del secondo stile bizantino.
Si tratta di parecchie migliaia di metri quadrati di mosaico: i più antichi si trovano nell’atrio, e rappresentano Storie di S. Marco e del Vecchio Testamento (Arca di Noè, Adamo ed Eva, ecc.); gli altri coprono le pareti e le vôlte, e rappresentano Storie del Nuovo Testamento.

Sicilia. – La Sicilia è un centro ricchissimo di mosaici, appartenenti al secondo stile bizantino.
Abside del Duomo di Cefalù, con tre zone di figure di Santi, rigide nel loro isolamento; nel catino un grandioso busto di Cristo benedicente.
Chiesa della Martorana a Palermo, che presenta la cupola col Cristo Pantocratore tra angeli leggenti, Cristo che incorona re Ruggero II, ecc.
Cappella palatina a Palermo, tutta rivestita di mosaici, tra cui la cupola col Cristo Pantocratore.
Duomo di Monreale, anch’esso tutto rivestito di mosaici, tra cui il catino con la grandiosa figura del Cristo Pantocratore.

JACOPO TORRITI (fine del sec. XIII). – Si può considerare, insieme con Pietro Cavallini (p. 45) il fondatote della scuola pittorica romana.
Entrambi donano a tale scuola quella impronta di realismo classico (essenzialità, semplicità) e monumentale, alla quale essa rimarrà fedele anche nei secoli successivi (cfr. Michelangelo).

Jacopo Torriti

La Vergine.
Frammento dal mosaico del
monumento funebre di Bonifacio VIII
New York, Brooklyn Museum of Art

Visse a Roma, dove lavorò specialmente di mosaico, ispirandosi alla grandiosa pittura romana dei primi secoli del Cristianesimo (periodo basilicale).
Opere. – Mosaico absidale di S. Giovanni in Laterano, di ispirazione paleocristiana e perciò povero di originalità.
Mosaico absidale di S. Maria Maggiore, capolavoro: raffigura l’Incoronazione della Vergine, ed ha il pregio di aver fissato tale tema per tutta l’arte successiva.

PIETRO CAVALLINI
(fine del sec. XIII), anch’egli fondatore, col Torriti, della scuola pittorica romana: ma più veristico ed umano del Torriti medesimo.
Visse anch’egli a Roma, dove lavorò specialmente di mosaico, ispirandosi alla grandiosa pittura romana dei primi secoli del Cristianesimo (periodo basilicale).

Pietro Cavallini

Natività della Vergine,
Santa Maria in Trastevere, Roma

Si può considerare il più grande mosaicista che sia mai esistito, perchè in lui il mosaico, per la perfezione della tecnica e dell’espressione, si risolve quasi in pittura.
Opere. – Mosaico absidale di S. Maria in Trastevere, con Storie della Vergine (Natività di Maria, Nascita di Gesù, ecc.).
Vi si rintraccia per la prima volta il tentativo di riprodurre l’ambiente con precisione prospettica, specie nella Natività di Maria (interno).
Giudizio Universale, nel Convento di S. Cecilia in Trastevere (scoperto nel 1900): grandioso affresco, purtroppo guasto dal tempo, con il volto del Cristo di tanto nobile aspetto da far già pensare a Giotto e a Masaccio.

CIMABUE (Cenni dei Pepi: 1240? – 1302?), il più grande pittore romanico, fondatore della scuola pittorica fiorentina.
Egli dona a tale scuola quell’impronta di realismo rude, vigoroso e drammatico, cui essa rimarrà fedele anche nei secoli successivi (cfr. Michelangelo).

Cimabue

Madonna con bambino

Visse per qualche tempo a Roma, ove si ispirò, cone il Torriti e il Cavallini, alla grandiosa pittura romana dei primi secoli del cristianesimo (periodo basilicale).
Opere. – Crocifissione, nella Chiesa superiore di Assisi: composizione turbinosa, che si stacca nettamente dall’usata iconografia bizantina.
Madonna in trono con S. Francesco a lato, nella Chiesa inferiore di Assisi: grandiosa e monumentale la Vergine, realistico nella sua bruttezza S. Francesco (1).
Madonna in trono agli Uffizi, il capolavoro di Cimabue: da notare il lieve palpito di vita che agita le teste degli Angeli.
Madonna col Bambino, al Louvre, composizione simile alla precedente, ma dotata di maggior morbidezza ed eleganza.

DUCCIO Dl BONINSEGNA. ( ? – 1319), il più grande pittore romanico di Siena, fondatore della scuola pittorica senese.
Egli dona a tale scuola quell’impronta di idealismo mistico (grazia, soavità, euritmia, lirismo, ecc.) cui essa rimarrà fedele anche nel successivo periodo gotico, e trasmetterà alla scuola umbro-peruginesca del Quattrocento (2).

Duccio di Boninsegna

Madonna Rucellai

Opere. – Madonna Rucellai, in S. Maria Novella.
Quest’opera fu lungamente ascritta a Cimabue, ma lo stile minuto e calligrafico è ben diverso da quello vigoroso e sommario delle Madonne in trono di Cimabue.
La Maestà (1), nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena.
È una pala d’altare di vaste dimensioni, che doveva sorgere isolata sull’altar maggiore del Duomo: perciò è dipinta sulla due faccie.
La faccia anteriore rappresenta la Vergine tra schiere di Santi: la Vergine è ancora rigida e bizantineggiante, i Santi mancano di vita e di personalità.
La faccia posteriore ha 26 quadretti, raffiguranti scene della Passione di Cristo (Crocefissione, Bacio di Giuda, Marie al Sepolcro, ecc.) (2); in esse Duccio si rivela insospettatamente realista e pieno di vita, per quanto sempre vincolato al bizantinismo (paesaggio schematizzato, piedi esili, ecc.).

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1 Il più antico ritratto di S. Francesco (uno dei primi ritratti della pittura italiana) si custodisce nel Santo Speco di Subiaco: le mani del Santo non portano ancora le stimmate, nè il capo l’aureola.
2 La scuola senese (idealismo mistico) si può perciò considerare l’antitesi della scuola fiorentina (realismo drammatico).
1 Maestà è l’appellativo medievale delle immagini in cui la Madonna siede col Bambino in trono.
2 Alcune di queste storie andarono perdute o si trovano all’estero (Londra e Berlino).

 
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