Tratto da:
2000 anni di Arte e Architettura
Periodo Romanico
Architettura
Di Baio Editore

La vita italiana, che nei secoli VI-VIII, con l’invasione longobarda, aveva vissuto un periodo di oppressione e di miseria («tenebroso medioevo») (1), si va intorno al Mille profondamente mutando per opera dei Comuni.
Il feudalesimo si sfascia, la servitù della gleba scompare, il popolo si sente libero, colto, ricco: tutte condizioni che favoriscono il sorgere e l’affermarsi di una nuova arte.

CARATTERI DELL’ARCHITETTURA ROMANICA IN ITALIA.

L’architettura, fin dal sec. VIII, presenta notevoli segni di rinnovamento (2), che fanno capo ai cosiddetti maestri comacini, già nominati nell’Editto di Rotari.
È questo un nome derivante con ogni probabilità da Como, regione ricca di abili lavoratori della pietra (scalpellini), che, costituiti in compagnie, si sparsero specialmente nell’Italia settentrionale e centrale.
La loro arte deriva certamente dai bizantini, coi quali lavorarono forse a Milano (Chiesa di S. Lorenzo) e a Ravenna (Palazzo di Teodorico): cosicchè la nuova architettura non farebbe che riprendere, dopo la bufera barbarica, le sparse fila della tradizione classica basilicale-bizantina, portandola agli ulteriori sviluppi del nuovo stile, a ragione detto romanico.
Ma soltanto col sec. XI lo stile romanico appare completamente formato.

Caratteri generali. – Caratteri generale di questo stile sono:
a) la vôlta in muratura (solitamente a crociera (1), con costoloni), a differenza del tetto in legno della precedente architettura basilicale-bizantina.
Tale vôlta, tendendo col suo peso a rovesciare gli elementi di sostegno, porta di conseguenza:
– nell’interno della chinsa, la sostituzione del pilastro (generalmente cruciforme (2)) alla colonna poco solida;
– nell’esterno della Chiesa, la creazione di contrafforti lungo il muro perimetrale.
È bene tuttavia subito avvertire che, per quanto la vôlta in muratura su pilastri e contrafforti rappresenti la vera rivoluzione dell’architettura romanica, non sempre essa è rintracciabile fuori del gruppo lombardo – emiliano: fuori di tale gruppo – come vedremo tra poco – si tende tornare generalmente al tetto in legno su semplici colonne.

b) l’arco a tutto sesto, il quale – data la persistenza della vôlta in muratura anche nella successiva architettura gotica – si riduce talora ad essere l’unico carattere differenziale del romanico.

Altri caratteri dell’architettura romanica sono:

I – ESTERNO
– prevalenza dei pieni sui vuoti, cioè muri molto spessi e solidi, in cui non si cerca aprire molte aperture: donde la scarsa luminosità dell’interno.

S. Ambrogio a Milano
Duomo di Modena

– facciata monofastigiata o a capanna, cioè con due soli spioventi (es. S. Ambrogio a Milano); ovvero monocuspidata, cioè con una cuspide centrale e con gli spioventi delle navate laterali a sperone nel muro della centrale (es. Duomo di Modena).
– protiro, specie di edicoletta dinnanzi alla porta centrale, poggiante su leoni stilofori (1).
Talora sul protiro si eleva la tribuna, specie di poggiolo donde si benediceva la folla.
– porte e finestre a strombo o a sguancio, cioè con gli stipiti tagliati obliquamente.
– finestre a bifora e trifora, cioè divise in due o tre luci da colonnine;
– rosone o ruota di S. Caterina.
– gallerie pensili (praticabili o cieche), che corrono sulla facciata e talora anche sull’esterno dell’abside e del tiburio.
– decorazione ad archetti ciechi, applicata generalmente sotto la linea del tetto.
– lesene, o colonne lievemente risaltanti dal muro, che servono a spartirlo in sezioni verticali ed a variarne la superficie.
– torre campanaria, creazione originale romanica, forse derivata dalle torri feudali.

II – INTERNO
– tre navate con transetto (croce latina), come la basilica romana: la centrale è doppia in lunghezza ed altezza delle laterali.
Le navate e il transetto sono divise in campate quadrangolari: ad ogni campata della nave centrale ne corrispondono due sulle laterali, e corrispondentemente i pilastri sono alternati da pilastrini (es. S. Ambrogio a Milano) o da colonne (es. Duomo di Modena).
– tiburio, o cupola ottagonale che sorge sull’incrocio della navata centrale e del transetto, ed ha lo scopo di dar luce alla nave maggiore.
– matroneo (non sempre) sulle navate laterali, e che qualche volta ha funzione struttiva, trasportando al contrafforte esterno le spinte delle campate centrali.
– confessione o cripta, sotto il presbiterio, di solito molto vasta e non del tutto sotterranea, per cui il presbiterio rimane sopraelevato e presenta verso la navata maggiore una balaustrata detta pontile.

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1 L’arte, nel periodo longobardo, subisce in ogni sua forma (architettura, pittura, scultura) un imbarbarimento.
Solo l’oreficeria dà qualche opera di pregio, rivelante il fastoso gusto barbarico (colori, gemme, ecc),
Es. Corona Ferrea, nel tesoro del Duomo di Monza.

Corona Ferrea

Altare di S. Ambrogio a Milano, opera di un artefice Vuolvinio (IX sec.). Si compone di quattro facce, divise in tanti pannelli incorniciati da filigrane con gemme e smalti, in cui a sbalzo e a cesello sono narrate Storie di Cristo e di S. Ambrogio.
Secchiello eburneo, nel tesoro del Duomo di Milano.

S. Pietro a Toscanella

2 È di questo periodo la chiesa di S. Pietro a Toscanella (presso Viterbo), su pianta basilicale, ma che presenta elementi assolutamente nuovi: all’interno il pilastro (pilastro quadrato con temicolonna addossata) nell’ultimo arco presso l’altare, e colonne basse, poco rastremate, molto simili a pilastri; all’esterno l’abside con decorazione ad archetti ciechi (la facciata è del sec. XII).
Dello stesso periodo è la chiesa di S. Salvatore a Brescia, con cripta presbiteriale, cioè estesa sotto tutto il presbiterio.

S. Salvatore a Brescia

1 Cioè formata dall’incrocio di due vôlte a botte.
Meno frequente è la vôlta a vela (sferica) e a botte (semicilindrica).

2 Cioè formato da un nucleo centrale, per lo più quadrato, cui sono addossate quattro mezze colonne.

1 Le chiese romaniche più antiche, come S. Ambrogio a Milano, hanno ancora il quadriportico.

 
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