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AFFRESCHI NELLE CATACOMBE.
1 - La pittura catacombale ha in genere carattere simbolico. Nel Cristianesimo
primitivo si incrociano infatti due tradizioni contrastanti:
a) la tradizione giudaica, che teme l’idolatria e non vuole la figura;
b) la tradizione ellenistica e pagana, che – erede di una cultura
più realistica – aspira alla figura.
Di qui la conciliazione nel simbolismo figurativo, in cui la figura è
intesa come il rivestimento sensibile di un concetto religioso (1).
Es. Colomba, nelle catacombe di Domitilla; Figura di
Orante, nelle catatombe di S. Calisto.
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Affresco nella
catacombe di Domitilla |
2 – Accanto alla pittura simbolica trova i suoi timidi inizi la
pittura storica o iconografica, che poi si affermerà trionfalmente
nelle Basiliche.
Troviamo il gruppo della Vergine col Bimbo, la scena dell’Adorazione
dei magi, i miracoli del Cristo, l’Agape eucaristica, ecc.
Es. Madonna col Bambino ed il Profeta Isaia, nelle catacombe di Priscilla.
E poichè la pittura cemeteriale è in genere opera, almeno
nelle catacombe più antiche, di artisti pagani convertiti, non
mancano graziose decorazioni floreali, finte incrostazioni di marmi, ecc.
di schietto gusto pompeiano.
Es. Ingresso delle catacombe di Domitilla.
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Il buon Pastore , Mausoleo
di Galla Placidia - RAVENNA
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3 – I procedimenti della pittura cemereriale sono:
a) il graffito semplice, cioè il graffito col cavo riempito di
pasta colorata, generalmente minio.
b) l’affresco, cioè l’applicazione del colore sull’intonaco
umido, in modo da far assorbire il colore dalla calce.
La tecnica, di cui fa uso la pittura cemeteriale, è detta compendiaria
impressionistica): nei tenebrosi cubicoli, alla luce artificiale delle
lucerne, non era possibile apprezzare tutte le minuzie delle figure e
dei colori; perciò si preferiva accennar le parti essenziali delta
figura con pochi tratti vigorosi, e far uso di pochi colori luminosi determinando
dei contrasti netti.
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1 I principali simboli della pittura cemeteriale si possono ridurre a
quattro categorie:
– simboli tolti dagli animali, come l’agnello ( la mansuetudine,
l’innocenza), il cervo (= il fedele che anela alle acque del battesimo);
la colomba (=la purità, la Pentecoste); la fenice (=resurrezione
e immortalità dell’anima); il gallo ( la vigilanza cristiana
e la resurrezione dei corpo); il pesce (simbolo del Cristo, in quanto
il nome greco ichthús ne costituisce l’acrostico: Gesù
Cristo di Dio figlio salvatore), ecc.
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"Pesce" in greco si dice
"ichthùs" che i primi cristiani leggevano come acronimo,
cioè una parola formata dalle iniziali di altre;
In questo caso:
"Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore".
i = Iesùs (Gesù)
ch = Christòs (Cristo)
th = Theoù (di Dio)
u = uiòs (Figlio)
s = sotèr (Salvatore)
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– simboli tolti dalle piante, come la palma (= la vittoria del
martire, raffigurata costantemente sulle tombe di questi); la vite ( altro
simbolo del Cristo, secondo le note parole di S. Giovanni: Ego sum vitis,
vos palmites), ecc.
– simboli tolti dalla vita umana, come l’orante (=altro simbolo
del fedele: è una donna che prega al modo orientale, stando eretta
ed alzando le braccia aperte al cielo); il Buon Pastore (=altro simbolo
del Cristo, secondo la nota parabola evangelica); Orfeo, che col suono
della cetra ammansa le fiere (=altro simbolo del Cristo e della sua predicazione).
– simboli tolti dalla Bibbia, come Noè che esce dall’arca
(=la pace dopo la tempesta della vita): Mosè, che fa scaturire
l’acqua dalla rupe (=il battesinso) Giona, la cui storia viene di
solito raffigurata in tre quadri nel primo quando gettato in mare, nel
secondo quando rigettato sulla spiaggia dal mostro, nel terzo quando riposa
sotto la pergola (=l’anima, che rispettivamente muore, risorge e
trova il riposo nell’altra vita); Daniele, che prega tra i leoni
(=la forza dell’orazione), ecc.
Simboli precisi ebbero anche i singoli Apostoli in corrispondenza con
le figurazioni dell’Apocalisse: l’angelo
(= S. Matteo), il leone (=S. Marco), il toro (=S. Luca), l’aquila
(=S. Giovanni).
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